Autonomia, un segnale prima delle Europee: così Salvini vuole placare il Nord

Lunedì 29 Aprile 2019 di Simone Canettieri
«A brevissimo». Traduzione: prime delle Europee. D'altronde, Matteo Salvini l'impegno lo ha preso in maniera solenne lo scorso 7 aprile, al debutto del Vinitaly. Quando indossando la felpa della fiera internazionale ha parlato di «prima pietra entro il voto per la Ue». Dunque, il 26 maggio. Quel giorno ad ascoltarlo, oltre alla presidente del Senato Elisabetta Casellati, c'era in prima fila Luca Zaia, il «Doge del Carroccio», uno dei pochi a essere unanimamente stimato (e dunque temuto) dalla vecchia e dalla nuova guardia. E sempre quel giorno, come da prassi, Zaia al momento dell'inaugurazione dello stand del Veneto ha passato con una certa soddisfazione la bandiera con il Leone di San Marco a Salvini per le foto di rito, prima di liberarlo per il consueto bagno di selfie con la gente. «Fattore V». Come Veneto, dunque. Molto di più di quello della Lombardia, altra regione a guida leghista (con Attilio Fontana) che attende il via libera all'Autonomia differenziata.

IL PRESSING
In una fase in cui tra i leghisti d'alto lignaggio non mancano gli argomenti quotidiani per sussurrare a Salvini di mollare «questi scappati di casa» (così vengono apostrofati ormai i grillini dai loro alleati in Transatlantico), il «pantano romano» del dossier caro al Nord potrebbe essere la riprova di un'esperienza che proprio non va. Ecco perché Salvini sta studiando una mossa da giocarsi entro, e non oltre, le prossime tre settimane in consiglio dei ministri. Sapendo, come ripete il ministro Erika Stefani, che ci sono «nodi politici non risolti». L'unica via percorribile potrebbe essere quella di approvare nei prossimi consigli dei ministri un testo quadro che prenda in considerazione tutte le istanze di Autonomia presentate dalle regioni. Inserendoci magari anche la Campania, la Liguria e il Piemonte, senza entrare nel merito della vera partita. E cioè le bozze che riguardano le cessioni di competenze a Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna. Su questo, che è il vero nodo gordiano, si registra ancora lo stop dei ministri M5S. I dicasteri delle Infrastrutture (Danilo Toninelli), della Sanità (Giulia Grillo) e dei Beni Culturali (Alberto Bonisoli) non hanno ancora formalizzato il loro via libera. Ci sono una serie di «osservazioni tecniche» alle bozze che impediscono di dare mandato al presidente del Consiglio Giuseppe Conte di firmare l'intesa (o meglio la pre-intesa) sui documenti, fermi ormai al consiglio dei ministri dello scorso 14 febbraio. Senza i via libera pentastellati non può partire il ddl governativo.
IL NO DEL MEF
In questo stallo, che rientra nella guerra di posizione ma che abbraccia anche una serie di legittimi dubbi su quello che rischia di passare come un vero e proprio Spacca-Italia, pesano anche le parole pronunciate da Giovanni Tria lo scorso 18 aprile. Il ministro dell'Economia, dieci giorni fa, durante l'audizione in commissione bicamere ha detto: «In alcuni casi le richieste regionali non appaiono del tutto coerenti con i principi costituzionali, inerenti a materie diverse da quelle elencate dalla Costituzione che, vista la tassatività del disposto costituzionale, non possono essere oggetto di attribuzione». Un macigno, insomma, non da poco. Ieri, al di là delle dichiarazioni, i vertici del M5S hanno bollato come «ennesima provocazione di Matteo» l'annuncio dello sprint sull'Autonomia. Anche perché i pentastellati pensano alla «fase due» di questa partita. E cioè il passaggio in Parlamento dove i presidenti delle Camere, Roberto Fico ed Elisabetta Casellati, giocheranno un ruolo fondamentale in modo che la «discussione sia più larga possibile». Per arrivare all'emendabilità delle tre bozze. Iter che anche il Colle apprezza. Insomma, superata la coltre delle rispettive propagande, i gialloverdi si marcano a uomo. E qualsiasi fuga in avanti di Salvini su questo tema provoca subito la reazione opposta e contraria di Di Maio. Intenzionato a non concedere spazi per non perdere voti al Sud, granaio elettorale già insidiato da questa prima tornata amministrativa in Sicilia. «L'Autonomia? Siamo per farla - ha ribadito anche ieri sera il leader pentastellato - ma senza fretta». Una dichiarazione che sbatte con il «a brevissimo» pronunciato appunto dall'altro vicepremier.
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