Expo, Sala condannato a 6 mesi: «Resto sindaco, non mi dimetto»

Expo, Sala condannato a 6 mesi: «Resto sindaco, non mi dimetto»
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Venerdì 5 Luglio 2019, 13:42 - Ultimo aggiornamento: 6 Luglio, 02:08

Condannato a sei mesi Giuseppe Sala, sindaco di Milano ed ex ad di Expo. I sei mesi di reclusione sono convertiti in pena pecuniaria di 45 mila euro. Nel processo milanese Sala era imputato per falso materiale e ideologico per la presunta retrodatazione di due verbali con cui, nel maggio del 2012, sono stati sostituiti due componenti della commissione di gara per l'assegnazione del maxi appalto per la Piastra dei servizi dell'Esposizione Universale del 2015. La sentenza è stata emessa dai giudici della decima sezione penale. 

Al sindaco di Milano non si applica, comunque, la legge Severino - che avrebbe portato alla sospensione dalla carica dopo la condanna in primo grado - sia per il tipo di reato per cui è stato condannato, il falso, che per la pena inferiore ai 2 anni. A Sala veniva contestato di aver falsificato due verbali relativi alla commissione giudicatrice della gara per la Piastra dei Servizi e uno di questi, a fine maggio 2012, lo avrebbe sottoscritto «la sera» nella «sua abitazione», dopo che gli era stato fatto «recapitare» da Angelo Paris, ex manager Expo (oggi assolto).

Secondo gli atti, Sala avrebbe retrodatato i due verbali con «l'intento di evitare di dover annullare la procedura fin lì svolta» anche per il «ritardo» che si era già accumulato sui «cronoprogrammi» dell'evento. Sala, stando all'imputazione, dopo aver «formalizzato» la nomina della «commissione Giudicatrice» della gara il 15 maggio 2012 e «dopo essere stato informato» in data successiva alla prima riunione della commissione (del 18 maggio) «della sussistenza di profili di incompatibilità» di due commissari, avrebbe emesso «a propria firma» l'atto di annullamento del verbale di nomina con «data falsa del 17 maggio 2012». E lo avrebbe motivato «con la asserita sussistenza di un errore materiale consistente nella mancata nomina dei commissari supplenti, e tacendo invece l'esistenza della causa di invalidità che avrebbe comportato l'annullamento della procedura». Successivamente, sempre il 31 maggio del 2012, avrebbe firmato un altro atto falso: un nuovo verbale di nomina della commissione giudicatrice e sempre «con la data falsa del 17 maggio del 2012, contenente la designazione dei Commissari titolari ed anche dei supplenti».

Così, secondo il pg, avrebbe retrodatato i due atti collocandoli «in data antecedente alla prima seduta pubblica della commissione cui avevano partecipato i Commissari incompatibili». L'indagine 'travagliatà sulla Piastra dei servizi era finita anni fa al centro del conflitto tra l'allora procuratore Bruti Liberati e l'allora aggiunto Robledo. Era anche passata per una richiesta di archiviazione, respinta dal gip, arrivando fino all'avocazione della Procura generale, che iscrisse Sala nel registro degli indagati. L'ex ad Expo è stato già prosciolto in via definitiva da un'accusa di abuso d'ufficio e ha ottenuto un'archiviazione da una turbativa d'asta in altri filoni dell'inchiesta.


«Una sentenza del genere, dopo sette anni, per un vizio di forma, allontanerà tanta gente per bene dall'occuparsi dalla cosa pubblica», ha detto Sala dopo la condanna. «I sentimenti che ho sono negativi - ha aggiunto - qui e stato processato il lavoro e io ne ho fatto tanto». «Questa sentenza non produrrà effetti sulla mia capacita di essere sindaco di Milano. Assicuro i milanesi - ha aggiunto - che resterò a fare il sindaco per i due anni che restano del mio mandato. Di guardare avanti ora non me la sento».

 


Questo processo è diventato così grande perché riguardava una persona importante, altrimenti per una persona qualunque sarebbe durato un quarto d'ora, è stato un processo, da questo punto di vista, sproporzionato», ha spiegato il sostituto pg di Milano Massimo Gaballo, che aveva chiesto una condanna a 13 mesi per il sindaco di Milano Giuseppe Sala.

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