GIUSEPPE CONTE

Russiagate, il Copasir accelera su Conte: presidenza al leghista Volpi

Martedì 8 Ottobre 2019 di Marco Conti


ROMA Alla fine dovrebbe spuntarla la Lega che domani potrebbe piazzare Raffaele Volpi alla guida del Comitato per la Sicurezza Nazionale. Il nome sarà proposto dal centrodestra perché, come prevede la legge, la presidenza del Copasir è di sicuro appannaggio dell'opposizione. Ma la scelta del presidente è frutto di una triangolazione con la maggioranza che domani voterà anch'essa il nome proposto dall'opposizione. A farne le spese, oltre ad Adolfo Urso - candidato di FdI - Riccardo Molinari. Il capogruppo della Lega ha ieri ceduto il passo a Volpi nel Comitato proprio per consentirgli la corsa alla presidenza. Il no a Molinari - a sentire il M5S - è stato dovuto ad una condanna ad undici mesi a seguito dell'inchiesta spese pazze nella regione Piemonte. Più concretamente perché anche la Lega ha voluto metter in campo un nome meno esposto e fidelizzato. Senza contare che Volpi, ex sottosegretario alla Difesa, negli ultimi quattordici mesi ha stretto un ottimo rapporto con il grillino Angelo Tofalo rimasto sottosegretario nel dicastero guidato da Lorenzo Guerini.

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IL TOUR
Con l'elezione di Volpi il Copasir è «nella pienezza delle sue funzioni», come ricorda la senatrice Roberta Pinotti, e ciò non esclude che la richiesta di essere ascoltato, avanzata da Giuseppe Conte, non venga accolta a tambur battente con una convocazione ad horas del presidente del Consiglio. Obiettivo del premier è quello di spiegare che cosa sono andati a raccontare i vertici dei Servizi italiani al ministro della giustizia Usa William Barr che da qualche settimana è in tour nel tentativo di mettere insieme una versione sul Russiagate diversa, se non opposta a quella del procuratore Mueller. Se non accadrà domani stesso, come vorrebbero molti commissari, Conte risponderà la prossima settimana anche sulla delega ai Servizi - che non intende per ora cedere ad un sottosegretario ad hoc - e sulle eventuali fughe di notizie di cui si lamentava ieri l'altro palazzo Chigi. L'assenza di un'autorità delegata ai servizi, pur prevista dalla legge anche se in via opzionale, obbliga Conte a rispondere direttamente dell'autorizzazione data ai vertici di Dis, Aise e Aisi di incontrare il ministro americano William Barr nella sede romana dei Servizi. La richiesta di Matteo Renzi di cedere la delega rimarrà inascoltata, magari in attesa che cali un po' di polvere su una vicenda che obbliga palazzo Chigi a far quadrato sui vertici esistenti, malgrado i mugugni per qualche indiscrezioni finite sulle pagine dei giornali.

Resta il fatto che la contro-inchiesta di William Barr suscita perplessità anche negli Usa. Ieri il Washington Post scriveva che linteresse di Barr per il «misterioso professore europeo le cui conversazioni con un consigliere della campagna di Donald Trump nel 2016 aiutarono ad avviare l'inchiesta dell'Fbi sulla possibile collusione con i russi» si rifa «a non provate teorie complottiste della destra, secondo le quali il Russiagate è stato tutta una trappola». In Italia tutto ciò compone un'altra tesi secondo la quale Conte si sarebbe guadagnato la conferma a palazzo Chigi mettendosi a disposizione del ministro di Trump. Tutte questioni sulle quali Conte sarà chiamato a rispondere al Copasir, ma forse non solo. Il centrodestra, con Maurizio Gasparri e Anna Maria Bernini, sollecitano il presidente del Consiglio a presentarsi in aula per spiegare «una vicenda poco trasparente». Al coro non si unisce però la Lega, Matteo Salvini continua a chiedere conto al premier su un presunto conflitto d'interessi relativo alla professione di avvocato, ma il segretario del Carroccio sembra guardarsi bene dall'evocare la convocazione del premier sul Russiagate. D'altra parte il tema, che coinvolge i rapporti tra le intelligence italiane e americane, non si presta alle risse d'aula e non è detto che Conte decida di accogliere la richiesta.

 

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