Tensione per le navi/ La guerra da evitare tra Russia e Ucraina

di Alessandro Orsini
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Lunedì 26 Novembre 2018, 23:37 - Ultimo aggiornamento: 27 Novembre, 08:36

L’Italia ha un forte interesse strategico che l’Europa non entri in conflitto con la Russia. Dal momento che questo conflitto esiste già, l’Italia deve sperare che non degeneri. Dal fronte ucraino però non arrivano buone notizie. La Russia ha sparato contro alcune navi del governo di Kiev, che gode della protezione degli Stati Uniti e dell’Europa. Accade perché, fino al 2014, tutta l’Ucraina era sotto l’influenza di Putin, ma una rivolta, sostenuta da americani ed europei, ha causato la caduta del presidente filo-russo e la sua sostituzione con un presidente filo-europeo. 
Putin ha reagito invadendo una parte dell’Ucraina, la Crimea, dove ha una base navale militare che non può cadere nelle mani di un governo anti-russo, per due ragioni. La prima è che la Russia è stata invasa più volte da potenze europee e ha assoluto bisogno che l’Ucraina funga da Stato cuscinetto per separare il proprio territorio da quello dei Paesi Nato. La seconda ragione è che la Russia possedeva tutto il corpo ucraino e adesso soltanto un moncherino. Si aggiunga che, fino al 2011, possedeva anche tutta la Siria, che adesso è un cumulo di macerie perché il blocco occidentale - e siamo a due - ha cercato di strapparla a Putin scalzando Bashar al Assad, senza riuscirci. 
E così Putin ha fatto sapere che non intende più arretrare nemmeno di un metro convinto che, metro dopo metro, si ritroverebbe con gli americani a Mosca. 
La notizia del giorno è che i russi hanno aperto il fuoco contro tre navi da guerra ucraine che cercavano di attraversare lo stretto di Kerc, che connette il Mar Nero con il Mar d’Azov. Ogni governo ha sostenuto di avere agito nel rispetto del diritto internazionale, come sempre accade in questi casi. Ma a destare preoccupazione è l’accusa che la Russia ha rivolto al presidente ucraino appoggiato da Europa e Stati Uniti. 
Secondo la marina russa, Poroshenko avrebbe organizzato l’autoaffondamento delle proprie navi nello stretto di Kerc per scatenare una reazione occidentale contro la Russia. Questa accusa è inverosimile. Poroshenko non distruggerebbe mai le poche risorse militari di cui dispone rimanendo disarmato davanti ai cannoni russi. In caso di attacco da parte di Putin, Poroshenko non è affatto certo che Trump e gli altri governi europei sparerebbero sui soldati russi. Ne consegue che l’ammiraglio russo Nenasev può dire che Poroshenko sta provocando la Russia per subire un attacco, ma a noi sembra lecito non credergli. Chiamato a uno scontro frontale, Poroshenko si schianterebbe contro un muro (di fuoco). Si verrebbe a creare una situazione simile a quella della Siria, con grave danno per l’Italia tenuta a schierarsi.
Putin sparerebbe sui soldati di Poroshenko senza che Trump spari su quelli di Putin, come dimostra la guerra siriana. Prima di lanciare i missili contro Damasco, Trump ha telefonato a Putin affinché mettesse al riparo i propri uomini. Il presidente americano si limiterebbe a inviare armi all’Ucraina, con il grande problema che l’esercito ucraino non sa utilizzare le armi americane più sofisticate, le uniche che potrebbero frenare l’esercito russo. L’idea che Francia, Inghilterra e Germania scatenino la terza guerra mondiale per difendere l’Ucraina è il capitolo centrale di un romanzo di fantasia, anche perché, se Putin si riappropriasse di quel Paese, non avrebbe tolto niente al blocco occidentale, dal momento che l’Ucraina non è mai stata sua. Che poi Putin alzi il livello dello scontro sull’Ucraina a sei mesi dal voto in Europa è comprensibile. L’Europa è quanto mai divisa. È più agevole attraversare un corpo aperto in due. 
La domanda è: che cosa dobbiamo fare per difendere Poroshenko? La risposta è semplice: bisogna fare un accordo con Putin per riconoscergli la sovranità sulla Crimea ed eventualmente sull’Ucraina dell’est, in cambio della demilitarizzazione immediata dei confini ucraini. Se continueremo con il muro contro muro, è la guerra che probabilmente avremo, senza volerla combattere. Gli ucraini farebbero la fine dei curdi. Trump li ha prima spinti contro Erdogan, affinché costruissero un embrione di Stato nel nord della Siria, e poi abbandonati alla sconfitta. L’Ucraina non può diventare un Paese Nato. La struttura delle relazioni internazionali stabilisce che deve essere uno Stato neutrale. Deve esserlo, prima di tutto, per il bene degli ucraini.
aorsini@luiss.it

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