Roma, Gualtieri: il primo giorno tra sorrisi e sobrietà «Ora al lavoro». Il vocale di Falcao

Il passaggio di consegne senza fascia tricolore: ecco perché

Roma, Gualtieri: il primo giorno tra sorrisi e sobrietà «Ora al lavoro»
di Lorenzo De Cicco ed Ernesto Menicucci
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Venerdì 22 Ottobre 2021, 10:42 - Ultimo aggiornamento: 10:50

 «Cosa sono? Le riprese di un film?», si chiede il turista, quasi incredulo, di fronte alla Lupa capitolina, entrata del Campidoglio. «No, is the new mayor of Rome», risponde un cronista, che intercetta la frase. Ma forse, nello scambio di battute, c'è anche l'emblema di questa giornata, la prima di Roberto Gualtieri dentro la cittadella del Comune come neosindaco appena proclamato e l'ultima di Virginia Raggi, dopo 5 anni e 4 mesi (un unicum: causa Covid e slittamento delle elezioni): un altro film, tutto diverso.
Gli altri passaggi di consegne, quelli almeno del recente passato, erano stati decisamente naif. Ignazio Marino, nel 2013, scalò il colle capitolino a bordo della sua bici rossa, zainetto sulle spalle, scortato dai vigili. E Virginia Raggi, tre anni dopo, a giugno del 2016, ci arrivò accompagnata dall'allora fedelissimo Daniele Frongia su una macchina elettrica di un improbabile color celeste. «Chiamatemi Virginia», esordì quel giorno Raggi, tra la commozione e l'idea, forse, di confrontarsi con una mission (quasi) impossibile. Due esordi sui generis, come se il giorno dell'insediamento fosse un grande palcoscenico sul quale esibirsi. Ieri, invece, tutto sembrava per una volta incredibilmente serio, istituzionale, quasi solenne, come si conviene al rango della Capitale del Paese. È mancata solo la fascia tricolore, che Gualtieri non ha ancora indossato: «Lo farà solo nelle occasioni ufficiali», spiegano i suoi.

 


I preparativi - La piazza michelangiolesca del Marc'Aurelio tirata a lucido, arredata per l'occasione con fiori bianchi, l'addetto alle pulizie che dà l'ultima passata di aspirapolvere al tappeto rosso steso sulla scalinata dell'ingresso Sisto V, gli uomini dei rispettivi staff in giacca e cravatta (come Gualtieri del resto), l'ormai ex sindaca in pantaloni scuri e giacca di ciniglia scura. Unico tocco di colore, la mascherina chirurgica lilla. Raggi e Gualtieri, dopo le interlocuzioni dei rispettivi sherpa, hanno voluto che il passaggio di consegne avvenisse così: sorrisi, niente asperità, in bocca al lupo istituzionali. Mancava solo la campanella, che in Campidoglio non si usa, per pensare di essere proiettati, per un giorno, a palazzo Chigi. Lei, Virginia, più commossa. Lui, Roberto, più serioso. All'arrivo, un piccolo applauso della folla di addetti ai lavori (dipendenti comunali, staff, attivisti), in clima un po' da revival. Del resto, per molti del centrosinistra, è una sorta di ritorno a casa, quello che non c'era stato di fatto con il marziano Marino, troppo lontano dalle logiche del Pd romano da finirne prima isolato e poi schiacciato.

E così c'è l'uomo dello staff di Gualtieri che abbraccia il vigile che non vedeva da anni, il neo capo di gabinetto Albino Ruberti che per oltre 15 anni (dal 98 al 2014) ha guidato Zètema, l'agenzia che è il braccio delle iniziative culturali del Comune, i militanti che adesso sono disposti anche a concedere l'onore delle armi a Raggi: «Mi fa dice una quasi tenerezza. Le va dato atto che si è battuta come un leone. Pensava davvero di vincere...». I cronisti, per una volta, sono ammessi nell'Aula Giulio Cesare, dove si svolge il passaggio delle consegne a favore di telecamere. Una novità, anche questa: Marino ed Alemanno fecero a porte chiuse, in altre circostanze (quando vinse Alemanno nel 2008 e anche quando toccò a Raggi) il Comune era retto da un commissario prefettizio. Nella sala del consiglio, mischiata tra gli altri, anche l'ultima assessora alla Cultura, Lorenza Fruci, amica ed ex compagna di scuola della sindaca: «Come mai qui? Curiosità... Ma anche per stare vicino a Virginia». Tra gli scranni, ad aspettare Gualtieri, l'ex capogruppo del Pd Giulio Pelonzi, in pole per un ruolo nella segreteria. Niente big nazionali, niente consiglieri eletti, anche se le manovre per la giunta sono partite. Ago della bilancia determinante, in mezzo alle correnti dem, sarà la lista civica Gualtieri, la creazione di Raffaele Ranucci ed Alessandro Onorato: il suo 5,4% ha un peso specifico determinante. Fosse stato con Calenda, per fare un esempio, al ballottaggio sarebbe andato il leader di Azione.

 


L'incontro - Nell'ufficio del sindaco, Gualtieri e Raggi parlano quasi un'ora: l'Expo, le partecipate, la pulizia della città, i primi dossier da affrontare. Poi si presentano davanti ai microfoni: «È stato un onore guidare Roma per cinque anni, la città più bella del mondo. Ora con grande senso delle istituzioni la consegno a Gualtieri, a cui faccio il mio in bocca al lupo». Lui risponde: «Sono onorato di assumere questo ruolo, cui dedicherò tutto mio il mio impegno e la mia passione. Ringrazio Raggi per il lavoro di questi anni e ora inizia fase per me intensa e appassionante». Saluti, strette di mano. Qualcuno commenta: «Hai visto che, quando sono arrivati in Aula, è uscito un raggio di sole». La giornata, in effetti, minacciava pioggia. Poco prima, Roberto e Virginia si erano affacciati insieme dal balconcino vista Fori con l'ex sindaca a fare ancora gli onori di casa e a spalancare le finestre per far ammirare le meraviglie di Roma antica. Poi lei imbocca le scale, esce da Palazzo Senatorio e va via: tornerà, ad Assemblea Capitolina insediata, da consigliera di opposizione. L'ultimo selfie è con un simpatizzante (di Biella), poi il saluto ai fotografi: forse un minimo di indugio come di chi fa fatica a staccarsi da qualcosa. Gualtieri, invece, si mette al lavoro: vertice con l'ad dell'Ama, incursione a Tor Bella Monaca, incontro con i presidenti dei Municipi. Nel telefonino, il vocale di Falcao, Il Divino campione della Roma di cui il neosindaco è tifoso: «Roberto, mi piaci perché giochi d'attacco. Ma attento alla difesa». Un consiglio del quale, nei prossimi cinque anni, farà tesoro.

 

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