Crisi di governo, apertura a varo dl Ristori 5: atti su conseguenze Covid sono «affari correnti»

Crisi governo, atti su conseguenze Covid sono «affari correnti». Apertura a varo dl Ristori 5
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Martedì 26 Gennaio 2021, 17:26 - Ultimo aggiornamento: 19:55

Spiraglio di luce per il varo del decreto Ristori 5. Sono da considerarsi 'disbrigo di affari correnti' anche tutti «gli atti urgenti - ivi compresi atti legislativi regolamentari ed amministrativi - necessari per fronteggiare l'emergenza epidemiologica da Covid 19 e ogni relativa conseguenza». È quanto prevede la direttiva della Presidenza del Consiglio inviata ai ministri, vice ministri e sottosegretari di Stato nella quale vengono tratteggiati i limiti dell'azione del governo. Il testo sembra così aprire anche alla possibilità che il governo nel disbrigo degli affari correnti possa varare il decreto Ristori 5 per aiutare le categorie in difficoltà economiche per la pandemia.

La direttiva - che l'agenzia Ansa ha potuto visionare - è firmata dal premier Giuseppe Conte e ricorda agli altri membri del governo la necessità di attenersi alle indicazioni fornite dopo le dimissioni rassegnate dall'esecutivo. Al primo punto è proprio indicata la determinazione a contrastare l'emergenza Covid e le sue conseguenze. «Dovrà in particolare essere assicurata la continuità dell'azione amministrativa», viene anche specificato.

Il governo, poi potrà essere convocato per l'approvazione di atti urgenti, leggi regionali e provinciali, nonché di delibere relative a procedimenti amministrativi con atti perentori «come, ad esempio, in materia di golden power», è scritto nella direttiva. Il consiglio dei ministri, viene spiegato, non esaminerà nuovi disegni di legge, salvo quelli imposti da obblighi internazionali e comunitari. Eventuali nomine e designazioni «potranno essere fatte solo se strettamente necessarie perché vincolate nei tempi da leggi o regolamenti, ovvero derivanti da esigenze funzionali non procrastinabili». Una norma questa che vale anche per le società partecipate, per le quali serve comunque l'assenso del presidente del Consiglio.

È prevista poi la partecipazioni alle riunioni internazionali già programmato a livello tecnico o preparatorie previste in sede Onu, Ue, Nato, Ocse, Osce, Ince, Consiglio Europeo, G7 e G20. Infine dovrà essere assicurata la partecipazione di rappresentanti del governo ai lavori di aula e commissioni parlamentari per la conversione di decreti legge e quando questa viene richiesta dalle Camere. 

Un Consiglio dei ministri nel weekend per dare il disco verde al decreto che proroga lo stop all'invio delle cartelle fiscali - in scadenza il 31 gennaio - poi, a inizio settimana prossima, un altro Cdm per varare il dl Ristori 5. La crisi di governo non ferma i due provvedimenti che il governo Conte ha in canna, due tasselli ritenuti fondamentali per arginare l'emergenza Covid e i contraccolpi sul tessuto economico e sociale del paese. Fonti di governo assicurano all'Adnkronos che la tabella di marcia, su questi due provvedimenti, non subirà alcuna variazione: «sono considerati affari urgenti, quindi anche un governo dimissionario è tenuto a vararli, anzi, sarebbe grave se non lo facesse».

Altra ipotesi planata sul tavolo del governo, in queste ore, è unire i due provvedimenti in un unico decreto - ristori più proroga cartelle - da approvare direttamente la settimana prossima. «Il 14 gennaio abbiamo approvato un ulteriore scostamento di bilancio di ben 32 miliardi - dice un ministro di peso - sono soldi che dobbiamo distribuire senza perdere tempo, tanto più che la crisi morde e la gente li aspetta». Al momento, dunque, la sola certezza è che non ci sarà nessun congelamento. E non è una certezza di poco conto.

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