La Russa e i franchi tiratori, Renzi: «Bravo Franceschini»

Ieri mattina c'era stato un incontro tra il fondatore di Iv, il ministro della cultura dem e Stefano Patuanelli del M5S

La Russa e quei franchi tiratori al contrario, Renzi: «In queste cose è bravo Franceschini»
di Francesco Bechis
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Venerdì 14 Ottobre 2022, 08:51 - Ultimo aggiornamento: 12:48

Renzi e Franceschini - «Ragazzi, mi conoscete o no?». Matteo Renzi è euforia pura. Stargli dietro è un'impresa, mentre attraversa a grandi falcate il Transatlantico del Senato. Trattiene a stento un sorriso sornione, trentadue denti. O almeno ci prova.
Il leader di Italia Viva è in sollucchero per il centrodestra di governo che traballa di fronte al primo banco di prova: l'elezione di Ignazio La Russa per il più alto scranno di Palazzo Madama e l'ira funesta di Forza Italia, tagliata fuori.

«Presidente, dica la verità: lo avete votato voi». «Noi? Adesso le spiego una cosa - Renzi afferra un braccio e riparte il peripatetico - se io orchestrassi un'operazione del genere, la rivendicherei. Di più: andrei all'incasso». Magari ci va, all'incasso. «No, io non c'entro nulla, questa è una resa dei conti tutta interna al centrodestra». Sarà, ma tutti puntano il dito contro una sola persona. «Può essere stato chiunque. Non scherziamo: non ci si cappotta per sbaglio. Io, Letta e Gentiloni siamo durati per cinque anni di legislatura. E poi io non sono uno bravo a fare questo tipo di calcoli. Non sono, per dire, un Franceschini».


Il nome dell'ex ministro della Cultura, plenipotenzario Pd, irrompe a sorpresa. Ci sarà lui dietro il blitz che ha blindato con il favore delle tenebre (dei catafalchi) il candidato di FdI? Indaghiamo. «Diciamo solo che Dario è un ragazzo intelligente», si schermisce Renzi. Riecco il sorriso, beffardo.


Eppure con Dario ci ha parlato e scherzato in mattinata. In conclave con Stefano Patuanelli, ex ministro e prima fila del M5S. «Con loro abbiamo discusso delle vicepresidenze di Camera e Senato - spiega l'ex premier - che, per la cronaca, non c'entrano nulla con questo voto. Perché, anche volendo una contropartita - e non è questo il caso, abbiamo votato tutti scheda bianca - non avrebbe avuto senso. Sulle vicepresidenze sono le opposizioni a decidere». E che avete deciso? «Sono sei posti. Io ho avuto l'impressione che volessero dividerli in tre e tre, Pd e Cinque Stelle. E ho detto no, non ci stiamo. Una dovete darla a noi. La vera partita, qui, si giocherà per la guida del Copasir». Sarà, ma il giallo della carica dei venti franchi tiratori, al Senato, non ha ancora una soluzione. E tutti, o quasi, sospettano la pattuglia di Renzi e Calenda. Compreso il patron di FI Silvio Berlusconi, che con Matteo - «intelligente e simpatico» - si è scambiato grandi sorrisi nell'emiciclo. «Si sbagliano, è il più classico dei regolamenti dei conti nel centrodestra - riprende il leader di Iv - è un modo come un altro per decidere gli equilibri interni, noi abbiamo le primarie, loro fanno così. In ogni caso, non ne farei un dramma». Perché? «La Meloni avrà l'incarico intorno al 21, 22 e il governo partirà. Hanno cinque anni davanti».


Cinque sono tanti, a giudicare dall'esordio. Non sarà un po' troppo ottimista? «Ma no, dureranno e possono ringraziare San Enrico Letta», sogghigna Renzi. È il suo punching ball preferito, il segretario uscente del Pd. Poteva mancare una stoccata? Certo che no. «Ha scelto di tagliare fuori me e Calenda e adesso si vede il risultato».


Renzi inizia a contare, un dito alla volta. «Prato, Roma, Livorno, basta fare i conti. Se avesse fatto un accordo con noi avrebbe vinto altri 7,8 collegi uninominali, forse di più. E oggi La Russa non sarebbe presidente del Senato». Senatore, non sarà sempre colpa di Letta? «Lo so che non mi credete, ma la sua folle strategia sulle alleanze è una delle cause. E poi, ripeto, fate i conti. I nostri voti - che non abbiamo dato - non sarebbero comunque bastati. Un sì è arrivato anche da Pd e M5S. Ma non lo sapremo mai».


Passa Calenda, sembra provato, abbraccia l'alleato. «Mi aspettavo la Curia Hostilia, e invece...». Il Renzi show riparte, è il più cercato tra i corridoi di Palazzo Madama. Alla buvette si dà di gomito con due colleghi ripensando ad Andrea Crisanti, «il virologo a cui è stata appesa una nazione», che ha faticato a «trovare la fessura» nel catafalco. Con Licia Ronzulli, gran protagonista del terremoto nel centrodestra, batti-cinque e risate. «A proposito, non vedo il tuo capo da sette anni. Quando me lo fai incontrare?».

 

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