ITALIA VIVA

Renzi lancia "Italia viva" e sfida Salvini in tv. Zingaretti: «Ora pensiamo al futuro»

Mercoledì 18 Settembre 2019 di Fabrizio Nicotra
Renzi lancia

Il nuovo partito di Matteo Renzi si chiamerà Italia viva, i gruppi in Parlamento sono pronti e lui annuncia: «Saremo più di 40, per ora 25 deputati e 15 senatori». Il senatore di Rignano consuma dunque lo strappo con il Partito democratico e la scissione, per quanto attesa e preparata da settimane, si abbatte come uno tsunami sull'intero quadro politico italiano, ma soprattutto cambia gli equilibri nella maggioranza che sostiene il governo di Giuseppe Conte.

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Un cambiamento la cui portata non sfugge all'inquilino di Palazzo Chigi, che non nasconde il suo disappunto e fa sapere: Renzi avrebbe dovuto muoversi prima della nascita del nuovo esecutivo. Timori anche nel Pd e nel Movimento 5Stelle, i due partiti che si ritrovano alleati del nuovo partito.
L'ex segretario dem, ospite di Bruno Vespa a Porta a porta, spiega così la sua scelta: «Io voglio molto bene al popolo del Pd, per 7 anni ho cercato disperatamente, giorno dopo giorno, di dedicare loro la mia esperienza politica. Dopo di che le polemiche, i litigi, le divisioni erano la quotidianità». Per Renzi, convinto che Pier Luigi Bersani e Massimo D'Alema rientreranno nei dem, «il partito novecentesco non funziona più, c'è bisogno di una cosa nuova, allegra e divertente. Noi vogliamo parlare a chi crede nella politica, ma non in politichese». Poi le rassicurazioni: nessuna intenzione di staccare la spina al governo né di creare difficoltà.
 

LE REAZIONI
Di fatto, però, l'ex premier diventa il terzo azionista della maggioranza e questo non può non alterare i pesi e i rapporti di forza all'interno della coalizione rosso-gialla. Palazzo Chigi parla dello strappo di Renzi come di «un operazione non trascurabile che, se portata a compimento prima della formazione del governo, avrebbe assicurato un percorso ben più lineare e trasparente». Perplessità e irritazione condivise dai 5Stelle che ora si troveranno a trattare non solo con il Pd, ma anche con «l'odiato avversario» di sempre. Dubbi e imbarazzo emergono tra la base e anche tra i deputati: «Non ci possiamo fidare dell'ex leader dem». Luigi Di Maio cerca di tranquillizzare i suoi: «Mi ha chiamato Renzi - racconta all'assemblea dei parlamentari M5S - e mi ha informato di questa scissione. Gli ho detto che non tollererò tensioni di alcun tipo, bisogna lavorare solo per gli italiani». Più sferzante Beppe Grillo, che paragona Renzi a Salvini: «I due Mattei - scrive in un post - hanno fatto una minchiata d'impulso. Il Paese è instabile e pieno di rancori, non è il momento dei narcisismi».
La mossa del senatore di Rignano, in ogni caso, fa male soprattutto al Pd. Al Nazareno non si nascondono i problemi che potrebbero presentarsi nelle prossime settimane e tuttavia Nicola Zingaretti predica calma, guarda avanti e commenta gelido: «La scissione è un errore, ci dispiace. Ma ora pensiamo al futuro degli italiani. Lavoro, ambiente, imprese, scuola, investimenti: una nuova agenda e il bisogno di ricostruire una speranza con il buon governo e un nuovo Pd». Dario Franceschini, capodelegazione dem al governo, sembra avere qualche preoccupazione in più e, durante un breve scambio di battute a Milano con la ministra tedesca della Cultura, ammette: «Renzi? Today it's a big problem (oggi è un grande problema, ndr)».
Renzi annuncerà in giornata i nomi di chi lo seguirà in questa nuova avventura. Scontata la presenza delle ministre Teresa Bellanova ed Elena Bonetti, ci saranno (tra gli altri) Ivan Scalfarotto, Ettore Rosato, Maria Elena Boschi e Francesco Bonifazi. Non mancano però defezioni eccellenti: dal ministro Lorenzo Guerini ad Anna Ascani (viceministro all'Istruzione), fino a Luca Lotti e alle due sottosegretarie Alessia Morani e Simona Malpezzi.
 

Ultimo aggiornamento: 12:46 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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