Renzi, inchiesta Open: Nordio ordina l’ispezione sui pm. «Accertamenti rigorosi»

L’ex premier chiede al ministro di verificare l’operato dei pm fiorentini sul caso Open

Inchiesta su Renzi, Nordio ordina l ispezione sui pm. «Accertamenti rigorosi»
di Andrea Bulleri
4 Minuti di Lettura
Venerdì 2 Dicembre 2022, 00:07 - Ultimo aggiornamento: 11:42

Un «rigoroso, e sottolineo rigoroso, accertamento» sulla condotta dei pm fiorentini titolari dell’inchiesta Open. Lo annuncia il ministro della Giustizia Carlo Nordio, che rispondendo a un question time al Senato – su interrogazione di Matteo Renzi – anticipa che il dicastero di via Arenula invierà ispettori negli uffici della procura di Firenze. Obiettivo: accertare eventuali irregolarità commesse dai magistrati che da oltre due anni indagano – per finanziamento illecito ai partiti – sulla fondazione nata per sostenere l’attività politica dell’ex premier. E soprattutto sulla possibilità che alcuni documenti acquisiti nel corso delle indagini, di cui la Cassazione aveva disposto la restituzione, siano finiti invece sul tavolo del Copasir, il comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica. 

Processo Open, Renzi: «Scandalo assoluto, pm hanno violato la Costituzione». E annuncia un libro

È stato proprio Renzi, ieri in Aula, a sollevare il caso rivolgendosi al Guardasigilli. E denunciando quello che ritiene un «atto eversivo, o anarchico, oppure una cialtronaggine» commessa dai pm di Firenze che hanno iscritto sul registro degli indagati – tra gli altri – anche lo stesso leader di Italia viva. «I processi – premette Renzi prendendo la parola a Palazzo Madama – si fanno nelle aule giudiziarie». Ma «l’interrogazione riguarda un punto specifico: c’è una sentenza della Cassazione che ha annullato senza rinvio un sequestro fatto nei confronti di Marco Carrai, uno degli indagati, disponendo la restituzione all’indagato del materiale», tra cui file, messaggi e documenti estrapolati da pc e telefonini. «Invece – continua il senatore fiorentino – il pm ha scelto di mandare il materiale al Copasir», il comitato parlamentare che controlla i servizi segreti. Documenti che, ribadisce Renzi, era stata la stessa Cassazione a definire «non trattenibili»: «Le chiedo – si rivolge a Nordio l’ex premier – se lei sia a conoscenza dei fatti e che provvedimenti intenda prendere. Per noi – conclude – quello dei pm o è un comportamento eversivo, o anarchico oppure è un atto di cialtronaggine. Quest’ultima la escludo, sulle altre due aspetto la sua risposta». 

La replica del ministro non tarda ad arrivare. E va nella direzione auspicata dal leader di Iv: «I fatti enunciati nell’interrogazione saranno oggetto di immediato e rigoroso, e sottolineo rigoroso, accertamento conoscitivo attraverso l’Ispettorato generale», assicura Nordio. «Successivamente, questo dicastero procederà ad una approfondita – e sottolineo approfondita – valutazione di tutti gli elementi acquisiti, al fine di assumere le necessarie iniziative. L’indagine conoscitiva – conclude l’inquilino di via Arenula – avrà assoluta priorità nell’attività ispettiva. Le determinazioni che ne deriveranno saranno adottate con la consequenziale rapidità». Prima gli ispettori in procura, insomma, e poi si valuterà la condotta dei pm. 
«Molto soddisfatto della risposta» si dice Renzi: Nordio «fa parte di un governo che non appoggiamo, ma che ha una riconosciuta autorevolezza». E ancora: alla Giustizia «siamo passati da un promettente dj (il riferimento è all’ex guardasigilli penstastellato, Alfondo Bonafede) a un autorevole magistrato». «Meglio – aggiunge più tardi Renzi – anche di Andrea Orlando», titolare di via Arenula nel suo governo. 

FRONTI COMUNI
 

Ma il fronte giustizia non è l’unico terreno su cui tra Terzo polo e governo si continuano a registrare aperture. A tre giorni dal faccia a faccia tra Carlo Calenda e Giorgia Meloni – e nonostante il leader di Azione continui a ripetere che «non entro in maggioranza» – ieri i centristi hanno offerto una sponda a Palazzo Chigi sul nodo autonomia. Con Pd, M5S e Verdi-sinistra che chiedevano di «stralciare» la discussione sui Lep (i livelli essenziali delle prestazioni) dalla legge di Bilancio, e il Terzo polo che invece ha optato per l’astensione, contribuendo (con il no del governo) ad affossare la mozione. Una prova di dialogo, quella tra riformisti e Palazzo Chigi, che continua a irritare Forza Italia. Tanto più che ieri, dallo studio di Porta a porta, Calenda ha lanciato quella che agli azzurri è apparsa come una nuova provocazione nei loro confronti: «Ci sono amministratori di FI che stanno arrivando» in direzione del Terzo polo, le parole del frontman di Azione. «Se sono validi, li prendiamo». 

© RIPRODUZIONE RISERVATA