Elezioni regionali, Calenda vuole D'Amato nel Lazio e Moratti in Lombardia. Il Pd discute sulle alleanze e il possibile anticipo del congresso

Zingaretti spinge per mantenere il campo largo, ma trovare un candidato che tenga insieme Pd, Azione-Iv e M5S è quasi impossibile

Elezioni regionali, Calenda vuole D'Amato nel Lazio e Moratti in Lombardia. Il Pd discute sulle alleanze e il possibile anticipo del congresso
di Fausto Caruso
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Martedì 8 Novembre 2022, 12:07 - Ultimo aggiornamento: 14:03

Archiviata un’elezione è già tempo di pensare alle prossime. Non ci sono ancora date segnate in rosso per le regionali di Lazio e Lombardia e questo è uno dei primi nodi che andrà sciolto per avere un quadro più delineato. Nei prossimi giorni il governatore laziale uscente, Nicola Zingaretti, dovrebbe formalizzare le proprie dimissioni, dopo l’elezione a deputato, e a quel punto la possibile data per il voto è il 12 febbraio. In Lombardia, dove invece in primavera si arriverà a scadenza naturale, sembrano orientati al 5 marzo, ma non si esclude che gli uffici elettorali possano optare per un election day unico per le due regioni. La partita delle candidature è già nel vivo.

Lazio

Chi sembra aver già deciso il proprio uomo è il Terzo Polo. Carlo Calenda ha esplicitato il suo sostegno per Alessio D’Amato, assessore alla sanità della giunta uscente. La candidatura presenta però due problematiche. La prima è che il diretto interessato non ha ancora ufficializzato la sua disponibilità a scendere in campo, cosa che però potrebbe fare il 10 novembre all’evento al teatro Brancaccio di Roma sul futuro della regione. Il secondo nodo è che D’Amato è un esponente di centrosinistra e sostenerlo senza un accordo col Pd per Azione-Iv equivarrebbe quasi ad autodeligittimarsi. Proprio il Pd merita un capitolo a parte.

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Il partito di Enrico Letta non ha ancora metabolizzato la sconfitta delle politiche e l’incombere delle regionali si intreccia al percorso “costituente” del congresso che dovrebbe portare a eleggere il nuovo segretario. Il voto attualmente è previsto per il 12 marzo, dopo le elezioni. Troppo tardi per l’ala del partito guidata dal papabile nuovo leader Stefano Bonaccini, che vorrebbe affrettare i tempi e mettersi alle spalle la debacle del 25 settembre. La corrente che fa capo all’ex ministro Andrea Orlando è invece più attendista. Lo stallo fa sì che per i dem tutte le opzioni siano ancora in campo. Non è esclusa l’alleanza col Terzo Polo - anche se l'indicazione di D'Amato è stata vista come un'imposizione esternea - che però chiude ai Cinquestelle. Zingaretti preme invece per mantenere in piedi il campo largo che ha sostenuto la sua giunta, ma tenere tutti dentro richiederebbe la scelta di un candidato civico di altissimo profilo capace di mettere d’accordo Conte, Renzi e Calenda. Ipotesi al momento remota.

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Di gran lunga meno problematica la situazione nel centrodestra. Il nome di un candidato ufficiale non c’è ancora, ma la coalizione che attualmente è al governo del paese ha già messo in chiaro che si presenterà unita all’appuntamento. Fonti dell’AdnKronos davano in pole position il presidente della Croce Rossa Francesco Rocca, che era stato in lizza anche come ministro della Sanità prima che la scelta ricadesse su Schillaci. Non è esclusa però una scelta politica, come il coordinatore regionale di FdI Paolo Trancassini. Difficilissima la discesa in campo di un big come il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida o la deputata Chiara Colisimo.

Lombardia

Anche in Lombardia l’unico che ha già annunciato il proprio candidato è Calenda, che dopo l’uscita di Letizia Moratti dalla giunta Fontana si è affrettato a dichiarare il proprio sostegno per l’ex ministra. Ad accomunarla a D’Amato agli occhi del leader del Terzo Polo sono una gestione della campagna vaccinale e un profilo «europeista e democratico», scrive nella sua newsletter. E poco importa che non provengano dalle fila del suo partito.

A chi invece importa parecchio è il Pd. Calenda ha teso una mano ai dem, propenendo un ticket tra Moratti e una personalità di spicco del centrosinistra: «Siamo aperti a discutere con il Partito Democratico, con Più Europa e con chiunque sia interessato a formare alleanze per le regionali, ma non possiamo più accettare di rimanere sospesi in attesa che il PD decida quale profilo vuole darsi, se quello di costola dei 5S o quello riformista». Letta ha però fatto sapere che per il Pd non è possibile sostenere una candidata che viene da oltre vent’anni di centrodestra ed è stata ministra nei governi Berlusconi (anche se non mancano le voci possibiliste, come quella del governatore Pugliese Emiliano). Meno preoccupati dal fattore M5S, che in Lombardia pesa poco, e di fatto sfumata la candidatura di Carlo Cottarelli, i dem pensano a primarie di coalizione. Ipotesi indigeribile per Moratti che prova comunque a flirtare con il centrosinistra: «Io sono sempre stata un civico. Agli amici del Pd dico solo questo: è cambiato lo scenario. Non c'è più il centrodestra, c'è una destra-destra al governo del Paese e questo obbliga tutti noi a una 'revisione' del nostro posizionamento», ha dichiarato.

Anche qui le divisioni dell’opposizione vanno a tutto vantaggio del centrodestra. Dopo che l’ex vice e rivale interna ha abbandonato la coalizione, il governatore uscente Attilio Fontana ha il sostegno compatto alla sua candidatura di Lega, Fi e FdI. Moratti è potenzialmente un’avversaria temibile, ma se le opposizioni vanno divise potrebbe solo rosicchiare qualche voto al centrodestra senza però mettere in pericolo la vittoria del leghista in carica.

Molise e Friuli

Se tutti gli occhi sono su Lombardia e Lazio, la primavera 2023 vedrà anche il rinnovo delle giunte regionali di Molise e Friuli Venezia-Giulia. In quest’ultima scontata la ricandidatura nel centrodestra del governatore uscente, il leghista Massimiliano Fedriga, che dovrebbe andare verso una comoda riconferma. Più complessa la situazione in Molise. «Saranno i gruppi dirigenti a valutare le situazioni regione per regione», ha dichiarato il segretario Letta in un’intervista ad Avvenire. E chissà che il campo largo non possa ripartire da qui, visto che il consigliere regionale dei Cinquestelle, in riferimento al tema alleanze ha dichiarato: «Un’altra strada è possibile per i molisani», strizzando l’occhio al Pd regionale.

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