Referendum Tav, scontro frontale Lega-M5S

Venerdì 11 Gennaio 2019 di Claudia Guasco

Niente di meglio, per scaldare la piazza, della bozza su costi e benefici dell'alta velocità consegnata dagli esperti. Il progetto non ha superato l'esame e i sì Tav, che domani torneranno a manifestare a Torino, hanno un nuovo obiettivo: il referendum. Lo chiede il ministro dell'Interno Matteo Salvini, lo vogliono i governatori del nord, mentre i grillini fanno muro. «Parlare oggi di un referendum mi sembra un'iniziativa da campagna elettorale», storce il naso la sindaca Chiara Appendino. «Se lo studio darà esito negativo credo sia giusto bloccare l'opera».

GOVERNATORI COALIZZATI
La frattura nel governo, sulla questione, è insanabile. Per il M5S sono soldi buttati, la vecchia linea del Frejus riammodernata fa benissimo il suo lavoro, per il Carroccio è indispensabile allo sviluppo del Paese. «Io continuo a tifare per l'Italia che cresce. Sono a favore della Tav, è un'infrastruttura che, più che le merci, riguarda il 90% del trasporto di persone e ci permetterebbe di tornare centrali nel sistema europeo. Se l'analisi dei tecnici fosse negativa, nessuno di noi vorrebbe né potrebbe fermare una richiesta di referendum», mette in chiaro il ministro dell'Interno Matteo Salvini. Domani la Lega sarà in piazza Castello per ribadire il concetto, anche se per gli alleati grillini è una proposta del tutto prematura. «A proposito del referendum. È uno strumento splendido, anche se andava fatto quando si discuteva dell'opera quindici o vent'anni fa. Ma il dibattito referendario deve essere avveduto e informato: inutile parlarne prima di aver conosciuto e studiato per bene i numeri dell'analisi», replica il ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli. Sulla Torino-Lione, spiega, ci sarà un confronto all'interno della maggioranza, «è scritto nel contratto di governo: non siamo contro le grandi opere, ma contro i grandi sprechi di denaro pubblico». Come la Tav, ribadisce il vicepremier Luigi Di Maio: «Non ho letto la bozza, è uno studio preliminare. Il movimento è contro l'opera, le risorse potrebbero essere utilizzate per migliorare la mobilità cittadina». Perciò ora le Madamin, gli imprenditori, le associazioni di categoria e i governatori del nord si coalizzano verso un unico risultato, quello della consultazione popolare. «Il governo non ha più alibi: i dati tecnici ci sono, li completi e decida. Se dirà no alla Tav, chiederò al consiglio regionale di indire con apposita legge un referendum consultivo al quale, se lo riterranno, potranno unirsi i colleghi di Veneto, Lombardia, Valle d'Aosta e Liguria», annuncia il presidente della Regione Piemonte Sergio Chiamparino. All'appello rispondono il governatore ligure Giovanni Toti, convinto che «fermare l'opera sarebbe un imperdonabile atto di autolesionismo», il lombardo Attilio Fontana - «se per raggiungere lo scopo è necessario un referendum, faremo anche questo», promette - e il veneto Luca Zaia. «Non ho problemi ad andare al referendum - fa sapere - Se si fosse seguita questa strada nel passato, non si sarebbe fatta l'Autostrada del Sole».

«SCHIAFFO AL M5S»
La Lega scenderà in piazza «senza accettare lezioni e strumentalizzazioni pre-elettorali», dice il capogruppo alla Camera Riccardo Molinari lanciando un altro sasso nello stagno avvelenato dalle polemiche. «Il Carroccio alla manifestazione pro Tav? Una vergogna», sbotta il senatore grillino Alberto Airola. Che si dice «allibito dalla violazione del contratto di governo, è uno schiaffo in faccia al M5S». Intanto si cerca una mediazione sulle trivelle. «Se ne sta discutendo, c'è una proposta di emendamento, si sta trovando un equilibrio giusto perché credo le posizioni siano abbastanza chiare», spiega il viceministro allo Sviluppo economico Dario Galli. Il messaggio di Salvini: «Trivellare vicino alla costa no, ma dire di no a ricerche in mezzo al mare per partito preso rimettendo in discussione contratti già fatti non mi sembra molto intelligente».
 

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