Reddito di cittadinanza, Bonomi (Confindustria): «Misura che non funziona, vedo nubi all'orizzonte»

Il presidente di Confindustria: «La misura è diventata un disincentivo a cercare lavoro»

Reddito di cittadinanza, Bonomi (Confindustria): «Misura che non funziona, vedo nubi all'orizzonte»
di Francesco Bisozzi e Giusy Franzese
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Sabato 13 Novembre 2021, 00:15 - Ultimo aggiornamento: 10:26

La manovra di Bilancio non piace in larga parte a Confindustria. Non va bene il rifinanziamento del reddito di cittadinanza, guarda poco ai giovani e alle donne, dovrebbe dirottare più risorse su università e formazione, sbaglia a «smontare il patent box». Critiche dure che Carlo Bonomi, presidente della più grande associazione degli imprenditori italiani, ha lanciato in più riprese ieri, mostrandosi anche abbastanza preoccupato per la ripresa. Perché è vero che l’economia sta galoppando per cercare di recuperare il terreno perduto con la crisi pandemica, ma non bisogna abbassare la guardia. «Ci sono molte nubi all’orizzonte» avverte Bonomi. L’elenco è lungo: «Colli di bottiglia negli scambi commerciali mondiali; Cina, la fabbrica del mondo, che si ricentra su se stessa; Stati Uniti che registrano un rapido rallentamento; la Germania che da due trimestri rivede al ribasso le sue capacità di crescita; prezzi delle commodities, energetici che stanno salendo e le transizioni, che sono state accelerate dall’Europa sui tagli alla Co2 che rischiano di disintermediare intere filiere». 

Reddito di cittadinanza, Bonomi: «Un disincentivo a cercare lavoro al Sud»

IL DISINCENTIVO
È dal palco dell’assemblea di Federmanager che Bonomi rinnova il suo attacco al reddito di cittadinanza. «Così come è strutturato il reddito di cittadinanza non contrasta la povertà. È diventato un disincentivo a cercare lavoro» dice. Bonomi cita alcuni dati sull’occupazione dei beneficiari del reddito: «Dal 2019 al 2021 sono stati stanziati per l’occupazione 516 milioni euro a fronte di 423 assunzioni, che a conti fatti sono costate 400mila euro l’anno». Un report approfondito sui risultati occupazionali ottenuti dal reddito di cittadinanza, sarà pronto entro la fine del mese, fanno sapere dall’Anpal. È noto però che su circa tre milioni di beneficiari, quelli occupabili sono poco più di un milione. Ma a luglio solo un terzo di questi aveva sottoscritto i patti per il lavoro, che danno il via alla ricerca di un impiego. Di fatto, se oggi la misura costa attorno ai 700 milioni al mese (ha eroso fin qui 18 miliardi di euro di soldi pubblici) è anche perché gli inserimenti lavorativi dei percettori non sono mai decollati. Quelli che hanno trovato un’occupazione sono una minoranza. «I centri per l’impiego sono un grande fallimento, intermediano in Italia circa il 3% dell’outplacement e non è più lì che si ha l’incrocio tra domanda e offerta nel mondo del lavoro. E noi cosa facciamo? Ci mettiamo altri 4 miliardi in più così rendiamo oltremodo costoso questo fallimento» sottolinea il leader di Confindustria. In legge di Bilancio il governo ha previsto uno stop al sussidio già alla seconda offerta di lavoro respinta (oggi invece la decadenza scatta dopo il terzo rifiuto). Ma potrebbe non bastare. 

GIOVANI DIMENTICATI
Per Bonomi la legge di Bilancio non dà le giuste risposte ai giovani e alle donne. E non è una novità: sono anni che i giovani restano ai margini delle misure. Al convegno organizzato della Crui, Bonomi mette a confronto due numeri: «Questo Paese ha speso negli ultimi 10 anni 7,5 miliardi per i baby pensionati e 7,5 miliardi per l’Università, si tratta della stessa cifra in un caso per 400mila persone e nell’altro per 1 milione e 800mila giovani». Dal Piano di ripresa e resilienza potrebbe venire una svolta, ma occorre «fare delle scelte», avverte.
Come quella sul nucleare. «Nel 1987 si è scelto di non andare avanti sul nucleare ma le tecnologie oggi sono cambiate. Adesso credo che in modo molto laico si debba verificare se ci sono tecnologie capaci di avere tecnologia nucleare pulita e sicura. Se sì allora si potrebbe aprire una riflessione», sollecita.
Tornando alla manovra, c’è un altro passaggio che a Bonomi proprio non va giù: «Dobbiamo investire in ricerca, e cosa si fa in questa legge di Bilancio? Si uccide il Patent box, quel provvedimento arrivato tardi che incentivava la ricerca, di cui l’Italia aveva grande carenza, e che ora viene praticamente smontato». Anche gli 8 miliardi stanziati per il fisco preoccupano gli industriali che chiedono di destinarli tutti alla riduzione del cuneo fiscale. La conclusione del leader di Confindustria è amara: «Questa legge di bilancio purtroppo mi conferma che è ripartita la battaglia delle bandierine».
 

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