Reddito cittadianza, M5S esultano: «Il ministro tedesco Roth è favorevole». Ma arriva la smentita

Giovedì 4 Ottobre 2018
Il ministro per gli Affari Regionali e le Autonomie Erika Stefani con il vice presidente del Consiglio Luigi Di 
Maio

Piccolo incidente diplomatico tra 5stelle e Berlino. Tutto comincia con una nota dei deputati grllini della commissione politiche europee di Montecitorio: «Oggi in audizione il ministro tedesco per gli Affari Ue, Michael Roth, ha sottolineato come il reddito di cittadinanza possa risultare una misura importante per dare una spinta decisiva alla nostra economia». E ancora: «L'apertura di un importante membro del governo tedesco,  dove del resto una misura del tutto simile al reddito di cittadinanza è attiva da anni, dimostra come in certe cancellerie europee l'idea che esistano ampi spazi e margini per una manovra economica espansiva non sia poi così peregrina o eretica come vogliono far sembrare alcuni commissari europei. In attesa che anche a Bruxelles venga assimilato questo cambio di paradigma, che mette in soffitta le vecchie politiche di austerità, auspichiamo che la manovra proceda celermente in parlamento, per dare uno stimolo chiaro e tempestivo alla crescita economica del nostro Paese».

Poco più tardi il presidente della stessa commissione, il grillino Sergio Battelli, mette a verbale: «Oggi il nostro reddito di cittadinanza ha ricevuto anche l'apprezzamento del ministro per gli Affari europei tedesco Michael Roth. Davanti alle Commissioni Politiche Ue si è detto assolutamente a favore di una manovra espansiva come il reddito di cittadinanza, consapevole del fatto che le manovre di austerità siano state fallimentari».

Peccato che in serata è arrivata la secca smentita del ministro tedesco: «Nell'incontro con i parlamentari italiani non abbiamo parlato di reddito di cittadinanza ma del fatto che sia naturale che gli Stati dell'Ue abbiano un sistema funzionante di protezione sociale. Come questo sistema possa essere attuato, è una decisione sovrana di ogni singolo Stato. Non mi voglio immischiare in una discussione politica interna».

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