Quirinale, primo voto il 24 gennaio, ma sicuramente non basterà: tutte le spine in attesa dell'elezione

Quirinale, primo voto il 24 gennaio, ma sicuramente non basterà: tutte le spine in attesa dell'elezione
di Marco Conti
3 Minuti di Lettura
Martedì 4 Gennaio 2022, 16:13 - Ultimo aggiornamento: 12 Gennaio, 19:18

C’è la data. Il pomeriggio del 24 gennaio alla Camera ci sarà la prima votazione per eleggere il successore di Sergio Mattarella. La prima tra una ventina di giorni, ma potrebbe non bastare e ne potrebbero seguire altre due il giorno seguente, mentre solo dalla quarta la maggioranza richiesta non è più dei due terzi ma basta la maggioranza assoluta, ovvero la metà più uno dei votanti. 

Mancano quasi di tre settimane ma è ancora buio pesto sulle trattative tra i partiti che di fatto non sono ancora iniziate. Le ipotesi iniziano però a restringersi. 

Ufficialmente l’unico candidato è Silvio Berlusconi anche se il diretto interessato non lo ha mai detto esplicitamente ma lascia che siano i suoi a sponsorizzare l’anziano leader insieme al roma esto del centrodestra. 

Nelle bacheche di Arcore manca il “trofeo” del Colle e per il Cavaliere questa è l’ultima chance, ma anche dentro Forza Italia gli entusiasmi iniziali iniziano a lasciar spazio a un più sano realismo.

Per ora il centrodestra resta comunque fermo su Berlusconi. Ciò frena le iniziative di Matteo Salvini che ieri si è sentito rifiutare l’incontro dal Pd proprio perché Lega, FdI e FI non ritirano dalla corsa l’ex premier.

Sul fronte opposto si attende la riunione della direzione del Pd che Enrico Letta ha convocato per giovedì della prossima settimana. Il problema più grande che ha il segretario dem è quello di convincere i suoi parlamentari che non cercherà di andare ad elezioni subito dopo la scelta del successore di Mattarella. Un dubbio che negli ultimi giorni è cresciuto visto che proprio Letta non sembra porre ostacoli al ‘trasloco’ di Draghi al Quirinale.

Ma se nel Pd si ragiona ancora in termini di partito, nel M5S il caos regna sovrano. Ieri, mentre Giuseppe Conte si preparava a rimuovere il suo veto a Draghi, il gruppo del Senato ha chiuso la riunione tornando a chiedere a Mattarella di darsi disponibile ad un nuovo mandato.

L’impressione è che se dipendesse da Movimento 5S, l’elezione del Capo dello Stato sarebbe slittata sine die. Tanta la paura di perdere l’ultimo anno di legislatura che i parlamentari grillini sono pronti ad affossare nel segreto dell’urna chiunque non desse garanzie sufficienti sul prosieguo della legislatura.

 

Il taglio dei parlamentari di un terzo e percentuali che sono anch’esse un terzo del 2018, spiegano la fortissima resistenza soprattutto a votare Draghi la cui eventuale ascesa al Colle porrebbe immediatamente il problema del governo, del possibile presidente del Consiglio e della maggioranza.

Il bis di Mattarella sembra però da escludersi anche per il “no” di Lega e FdI. Non resta quindi, per Conte e Letta, che trovare un candidato e soprattutto argomenti in grado di convincere i rispettivi gruppi parlamentari che condividono l’esigenza di proseguire la legislatura e, qualora dovessero puntare su Draghi, individuare prima premier e maggioranza. 

Il percorso non si annuncia facile, ma è forse l’unico in grado di scongiurare un Vietnam parlamentare fatto di decine di votazioni che da sole distruggerebbero la credibilità che il nostro Paese ha recuperato in questi ultimi mesi.

© RIPRODUZIONE RISERVATA