Prodi, il nuovo libro e il rapporto con Berlusconi: due carissimi nemici riuniti dalla saggezza

Prodi, il nuovo libro e il rapporto con Berlusconi: due carissimi nemici riuniti dalla saggezza
di Romano Prodi e Marco Ascione
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Mercoledì 15 Settembre 2021, 08:46

Pubblichiamo un estratto del libro Strana vita, la mia, in uscita domani per Solferino. Romano Prodi si racconta per la prima volta in queste pagine scritte con Marco Ascione: la vita intensa di un protagonista della nostra storia. Vicino alla Democrazia cristiana, ma non dentro. Fondatore dell'Ulivo, senza farne un partito. Cattolico osservante, ma «adulto». Atlantista, ma ostinato coltivatore del multilateralismo, impegnato a trarre il meglio anche dal rapporto con i dittatori. Pochi politici in Italia possono vantare la sua carriera: professore universitario a Bologna, negli Stati Uniti e in Cina, due volte a capo dell'Iri e due volte premier, capo della Commissione europea e quasi presidente della Repubblica, affossato da una congiura del suo partito. Il suo racconto, lungo il solco degli aneddoti e delle riflessioni politiche, rimanda l'eco delle riunioni con Beniamino Andreatta e Arturo Parisi nella casa di via Gerusalemme a Bologna, delle lezioni americane, della strana chimica con Putin (ma anche con Gheddafi), degli scambi di battute con Chirac, delle missioni in Africa, dei grandi entusiasmi in piazza Santi Apostoli, dei duelli con Cuccia, delle delusioni dirompenti in Parlamento, del complesso rapporto con D'Alema e con Bertinotti, della profonda distanza con Berlusconi, di cui tratta proprio l'estratto che pubblichiamo. Romano Prodi presenterà il suo libro a Roma, il 21 settembre, alla Feltrinelli di Galleria Alberto Sordi (ore 18) con Enrico Letta e Marco Ascione. Modera Simona Sala.

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L'estratto

C'è chi parla ora del Professore e del Cavaliere, ormai ottuagenari, come «carissimi nemici», accomunati dall'aver vissuto, politicamente parlando, nella stessa cornice, quando ancora non imperavano i sovranismi. Un po' Coppi e Bartali, si è detto. «Con Berlusconi non si è mai creato un vero rapporto, né prima, né durante né dopo la mia esperienza di governo. A parte alcune inevitabili telefonate quando ero a Palazzo Chigi. Lo chiamai per informarlo delle conclusioni della conferenza per il Libano nel 2006. E lui, a proposito della difficoltà di tenere in piedi le rispettive coalizioni, mi disse: Anche tu hai i tuoi matti. Nei rapporti continuativi, che sono indispensabili fra governo e opposizione, ho abitualmente fatto riferimento a Gianni Letta, un canale che si è sempre dimostrato utile per spiegare le diversità e, anche, per preparare i necessari compromessi. Si è detto che recentemente sono state smussate antiche asprezze, come se fossero cambiati i nostri punti di riferimento. Credo che le differenze sul futuro politico e sociale del Paese rimangano, ma questo non mi ha impedito di apprezzare una convergenza su importanti capitoli di politica europea. Che la vecchiaia porti saggezza mi sembra incontrovertibile».

Telekom Serbia

Ma per Prodi una «maggiore convergenza» dovrebbe passare non solo da «un confronto sui fondamentali in politica, ma anche dall'analisi di alcuni eventi che hanno avuto grandi conseguenze sul futuro del nostro Paese». Eccoli, gli eventi. «Non mi è infatti facile dimenticare la comprovata compravendita di parlamentari per far cadere il mio secondo governo. Oppure la campagna alimentata da Forza Italia e dal centrodestra su Telekom Serbia. Contro di me e alcuni miei colleghi è stata allestita addirittura una commissione parlamentare.» Telekom Serbia, ossia la vicenda giudiziaria nata dalle dichiarazioni del faccendiere Igor Marini, secondo il quale, nell'ambito dell'acquisto di azioni dell'azienda telefonica Telekom Serbia, da parte di Telecom Italia, furono pagate tangenti a Prodi, a Dini e a Fassino, agenti sotto i «misteriosi» nomi di mortadella, ranocchio e cicogna. Accuse rivelatesi completamente false, così come i documenti che le sostenevano. Il governo Berlusconi, nel 2008, istituisce, appunto, una commissione d'inchiesta che non porta a nulla. «Chissà quanto e a chi è costato pagare tante persone a Belgrado e a Montecarlo perché costruissero documenti falsi. Quando nel 2004 il magistrato di Torino che indagava su Telekom Serbia mi ascoltò, io arrivavo da Bruxelles come presidente della Commissione Ue. Mi chiese: Lei torna a Bologna? Passi allora dalla Madonna di San Luca, per grazia ricevuta, perché proprio ieri è arrivata da Montecarlo la rogatoria che chiarisce l'origine di quei documenti, provando senza ombra di dubbio la loro totale falsità e quindi la completa estraneità ai fatti da parte sua e di tutti gli altri accusati. Se ci fosse stato un ritardo, la Procura avrebbe dovuto spedire le carte al Tribunale dei ministri. Certo, io sarei stato poi assolto a formula piena ma, intanto, mi sarei dovuto dimettere da presidente della Commissione europea».

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