Prescrizione, Renzi minaccia Bonafede. Ira di Conte: vado fino in fondo. Ma l'emendamento è rinviato

Martedì 11 Febbraio 2020 di Alberto Gentili
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Prescrizione, Renzi minaccia Bonafede. Ira di Conte: vado fino in fondo. Ma l'emendamento è rinviato

ROMA «Siamo al paradosso, qui parliamo di rilancio di fase 2 del governo, di agenda per il 2023 e Renzi che fa? Minaccia la crisi! A questo punto è meglio affrontare le cose a viso aperto e andare fino in fondo». Giuseppe Conte è diventato una furia quando ha saputo della nuova offensiva di Matteo Renzi precipitata su palazzo Chigi, mentre il premier era impegnato al primo tavolo tematico su occupazione e welfare.

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Conte non voleva crederci quando l'hanno informato che il leader di Italia Viva si è detto pronto a sfiduciare il Guardasigilli Alfonso Bonafede, se il governo avrebbe posto la fiducia sull'emendamento al decreto Milleproroghe volto a tradurre in legge l'accordo tra Pd, 5Stelle e Leu sul Lodo Conte bis. Quello con la nuova prescrizione. E c'è addirittura chi racconta del premier pronto a verificare l'esistenza di una maggioranza diversa, senza Italia Viva, perché in questa situazione è impossibile governate. Minaccia che da palazzo Chigi hanno smentito seccamente.
Di certo, c'è chi è subito andato a verificare il numero di responsabili provenienti dalle fila di Forza Italia e del Misto per rendere «irrilevanti e ininfluenti» i 17 senatori di Italia Viva. «Ma ne possono bastare anche di meno, visto che senza i renziani siamo già a 158», dice un ministro dem, «e se Renzi andasse davvero allo scontro lo seguirebbero sì e no in cinque...».

Con Conte, mentre il Quirinale viene descritto preoccupato dallo stallo e dalle continue fibrillazioni, si è schierato il Pd. Il ministro Dario Franceschini, capo delegazione dem, ha chiamato il segretario Nicola Zingaretti e assieme hanno concordato la linea: «Nessun arretramento, andiamo avanti. Sarà l'occasione per fare chiarezza una volta per tutte. Se indietreggiassimo adesso, dovremmo farlo su tutto nei prossimi mesi. Diventeremmo ostaggio di Renzi. Perciò andiamo a vedere le carte...». Traduzione: avanti con l'emendamento sulla nuova prescrizione contestato dall'ex premier. «E se quello di Renzi non è un bluff e vorrà davvero la crisi, si andrà a elezioni in primavera».
Il Pd e il premier, insomma, sembravano decisi ad andare alla prova di forza contro l'ex premier. E più o meno sulla stessa linea si erano attestati i 5Stelle, decisamente più preoccupati però dall'ipotesi del voto anticipato.

IL COLPO DI SCENA
Tant'è, che in serata, è arrivato il colpo di scena. Come d'incanto l'emendamento al Milleproroghe, dato per scritto a metà pomeriggio, è quasi evaporato. Fonti dem e dei 5Stelle hanno fatto sapere che «a causa di alcuni problemi tecnici che comportavano il rischio di inammissibilità, l'emendamento è stato accantonato». Ed è stata anche indicata la strada di riserva: «Il 24 febbraio andrà in Aula il disegno di legge Costa, quello potrà diventare il veicolo per tradurre in legge l'intesa sulla prescrizione». Decisamente più prudenti palazzo Chigi e Bonafede: «L'ipotesi dell'emendamento al Milleproroghe è ancora in campo, non è stata abbandonata. Ci sono solo meri problemi tecnici».
 


Si vedrà. Nel frattempo Conte ha rinviato a giovedì il Consiglio dei ministri (previsto inizialmente per ieri e poi per oggi) chiamato a varare la riforma del processo penale. E Franceschini, il reggente grillino Vito Crimi e Roberto Speranza (Leu) hanno stabilito di spingere allo scoperto Renzi per «capire fino a dove si vuole spingersi». Come? Bocciando domani alla Camera il Lodo Annibali che rinvia di un anno la riforma delle prescrizione. «E poi vediamo cosa farà Italia Viva...».

In questa giornata paradossale, il Pd si è poi schierato a fianco di chi era il nemico giurato fino alla settimana scorsa: Bonafede. «Se un partito di maggioranza minaccia di sfiduciare un ministro, sta minacciando di sfiduciare l'intero governo», ha messo a verbale davanti ai cronisti Franceschini, di solito estremamente silenzioso. E Zingaretti: «Come volevasi dimostrare i renziani dicevano di voler allargare il campo ai moderati per sconfiggere Salvini. Sono diventati estremisti che frammentano il nostro campo e fanno un favore a Salvini. Della sconfitta della destra, del lavoro, della crescita non si parla più. Solo polemiche create ad arte per nascondere la loro crisi. Salvini, Meloni e Berlusconi brindano. Complimenti». Osservazione di un deputato molto vicino a Franceschini: «Renzi forse vuole andare a votare con il Rosatellum che ha una soglia di sbarramento al 3% e non con il Germanicum che ce l'ha al 5%. Della serie: muoia Sansone e tutti i Filistei?».

IL PARADOSSO
«E tutto questo è ancora di più surreale», ha annotato il dem Michele Bordo, «perché accade nelle ore in cui la ministra Bellanova dice che si parla troppo di prescrizione e poco di lavoro». Sulla stessa linea Conte che, al termine del tavolo sulla Fase 2, ha annunciato il Family act per aiutare le famiglie meno abbienti elaborato dalle ministre Catalfo e Bonetti, renziana doc. Come dire: Renzi fa il teatrino, ma con me lavorano gli esponenti di Italia Viva. Un modo, secondo alcuni, per dimostrare che i gruppi parlamentari di Renzi sono scalabili.

Ultimo aggiornamento: 13:49 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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