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Prescrizione, guerra tra Matteo Renzi e Bonafede ma M5S e Dem trattano

Mercoledì 5 Febbraio 2020
Prescrizione, guerra tra Matteo Renzi e Bonafede ma M5S e Dem trattano

Si irrigidiscono le posizioni, si alza il livello dello scontro nella maggioranza sulla prescrizione. Luigi Di Maio chiama la piazza contro il tentativo di Matteo Renzi di bloccare la riforma Bonafede. E il ministro della Giustizia boccia la proposta di Italia viva di rinviare e prendere altro tempo con parole assai dure: «Sembra che i testi glieli scrivano Salvini o Berlusconi». Il Pd, sempre più insofferente a un braccio di ferro che tiene in scacco l'intera agenda del governo, chiede al ministro di farsi carico di una mediazione sulla base del «lodo Conte bis»: la prescrizione si blocca del tutto solo per chi venga condannato in due gradi di giudizio. Una intesa di massima c'è anche con Leu.

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Ma per ora Iv non molla: Renzi chiede di rinviare un anno la riforma Bonafede o darà battaglia in Senato, dove i suoi voti sono decisivi. Il premier Giuseppe Conte, che nel pomeriggio vede a Palazzo Chigi il vicesegretario Pd Andrea Orlando («per parlare di temi ambientali»), starebbe cercando in prima persona una mediazione che consenta di uscire dall'impasse. Un vertice di maggioranza, ipotizzato in serata, viene sconvocato: ci si riunirà solo se ci sarà una base d'intesa.

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Contatti «bilaterali» tra Bonafede e gli altri capi delegazione potrebbero esserci a ore, magari a margine del Consiglio dei ministri di giovedì pomeriggio, per preparare il terreno. Tra i parlamentari c'è chi guarda anche al Colle sperando in un aiuto del presidente Sergio Mattarella per uscire dall'incartamento. Nessun suggerimento, spiegano dal Quirinale, verrà dal capo dello Stato ma l'auspicio è certamente che si arrivi a una soluzione condivisa. Il vicepresidente del Csm David Ermini, sottolineando i difetti della riforma Bonafede, ha auspicato una mediazione anche con l'opposizione. Ma per ora lo stallo non fa che alzare la tensione tra i partiti di governo. Bonafede annuncia che entro dieci giorni porterà in Consiglio dei ministri la riforma del processo penale (che conterrebbe il «lodo Conte bis» sulla prescrizione) e lì, avverte, «ciascuno si assumerà le sue responsabilità». Il riferimento è a Renzi che «strilla da mattina a sera».

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«Decida se stare o no in maggioranza», intima il ministro M5s Federico D'Incà. «Se non stiamo più in maggioranza, tu non sei più ministro», ribatte Ettore Rosato. Anche tra i Dem cresce il pressing per il rinvio di un anno sulla prescrizione proposto da Iv (il «lodo Annibali»), lo chiede Andrea Marcucci e lo stesso Orlando dice che fin dall'inizio era la soluzione indicata dal Pd. Ma Bonafede dice no e anche i Dem, assai irritati con i renziani per aver alzato i toni dello scontro, spingono per una mediazione, non per un rinvio che Renzi è pronto a intestarsi. Si lavora sul lodo Conte bis, per bloccare i termini della prescrizione in caso di condanna in primo grado ma di farli di nuovo correre se arrivasse invece un'assoluzione in appello. I più spazientiti invocano un «blitz» in Cdm per approvare la riforma senza il via libera di Iv. Ma il problema non sarebbe risolto.

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Non solo Renzi è pronto a dar battaglia fin da subito sugli emendamenti al decreto Milleproroghe che chiedono di rinviare o abrogare del tutto la riforma Bonafede, ma già si prepara a spostare la questione a Palazzo Madama, dove i voti dei suoi 17 senatori sono decisivi. Iv voterà di sicuro, il 24 febbraio, in Aula alla Camera la legge di Costa (FI) per fermare la riforma Bonafede. Se venisse bocciata, è disposto a presentare a sua firma un testo identico al Senato. Se Bonafede restasse sulle sue posizioni, dopo le regionali, secondo fonti di Iv, potrebbe anche essere presentata una mozione di sfiducia individuale contro il Guardasigilli. Per ora nessuno scommette che si arrivi fino alla crisi di governo ma la situazione è assai delicata, anche perché se il Pd facesse asse con Iv per far passare lo stop alla riforma Bonafede, il capo delegazione M5s potrebbe anche dimettersi. Senza una soluzione, resta bloccato il decreto Milleproroghe, che contiene gli emendamenti per il rinvio. Entro venerdì si deve decidere.

Ultimo aggiornamento: 6 Febbraio, 08:05 © RIPRODUZIONE RISERVATA