Ermini, il vicepresidente del Csm: «No alla prescrizione breve senza ridurre i tempi dei processi»

Domenica 13 Ottobre 2019 di Alberto Gentili

Vicepresidente Ermini, il plenum del Csm è stato integrato con l'elezione dei giudici Di Matteo e D'Amato. Ritiene rimarginata la profonda ferita inferta dallo scandalo Palamara e dall'inchiesta di Perugia sul tentativo di pilotare le nomine di alcuni procuratori?
«No, ancora no, c'è da lavorare ancora parecchio. E il passato non si può e non si deve dimenticare. Ciò che è accaduto deve essere un monito. E poi, sotto l'aspetto numerico, dobbiamo integrare il giudice di merito e provvedere alla nomina, spero prima di dicembre, del nuovo procuratore generale presso la Cassazione».

Dunque la questione morale non è ancora alle spalle.
«Va affrontata quotidianamente. La questione morale si supera con una tensione etica e morale continua, di pari passo al nostro lavoro».

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Lei ha detto: «Il Csm non va normalizzato». Cosa intende?
«Il Csm e la magistratura sono apparsi deboli all'opinione pubblica a causa delle note vicende. Ma non ritenevo e non ritengo giusto che gli altri poteri dello Stato, in particolare il potere legislativo, possano approvare delle norme che potrebbero diminuire la funzione che la Costituzione assegna e prevede per il Consiglio superiore».

Ha chiesto «un cambio di passo» al Csm. In concreto?
«Ho chiesto che le correnti si limitino a svolgere un lavoro di valorizzazione degli ideali e delle posizioni tecnico-giuridico-scientifiche-valoriali, interpretando i diversi modi di concepire il lavoro dei magistrati. Ma se le correnti agiscono per proporre esclusivamente i loro candidati, al di là delle valutazioni di merito, ciò è inaccettabile. E' un metodo che non deve più esistere e che va cambiato».

Insomma, i magistrati una volta eletti si devono spogliare delle rispettive casacche?
«Esattamente. Del resto lo dice anche la Costituzione: nel momento in cui un giudice entra nel Csm non deve rispondere a chi lo ha eletto. Non esiste alcun rapporto fiduciario. Chi viene eletto nel Csm deve rispondere solo alla legge e alla Costituzione: non si deve scegliere in base alle appartenenze, si deve scegliere il migliore. E se qualcuno questa idea non ce l'ha ancora in testa, farò tutto ciò che è nelle mie possibilità per renderla chiara e indiscutibile. Tanto più che, non essendoci la rielezione, chi entra nel Csm è un uomo libero che non deve cercare consenso. Per la stessa ragione nelle varie votazioni non devono esistere maggioranze precostituire in base all'appartenenza correntizia o politica».

Però il sostegno delle correnti è decisivo per entrare nel Csm, non è perciò semplice spezzare il cordone ombelicale...
«In questo Paese bisogna mettersi in testa che esistono le istituzioni e che tutti facciamo parte delle istituzioni. Ci deve essere un senso civico e valoriale che deve prescindere dall'appartenenza a una corrente o a un partito».

Queste sono belle parole e belle intenzioni, ma ha individuato un modo per debellare e sterilizzare l'influenza delle correnti?
«Ci sto provando. E devo dire che finora ho trovato nei consiglieri una buona rispondenza. Bisogna però che i consiglieri non si sentano pressati dalle correnti e che le correnti evitino di fare pressioni».

Per la riforma del Csm, il Guardasigilli Bonafede propone il sorteggio. Cosa ne pensa?
«E' fortemente dubbia la sua costituzionalità, in quanto negherebbe l'elettività e la rappresentatività previste dalla Carta. Sarebbe una sorta di normalizzazione. Cambiamo piuttosto il sistema della rappresentatività: passiamo dal collegio unico nazionale, in cui inevitabilmente le correnti hanno un peso, a piccoli collegi per valorizzare il rapporto tra magistrati e territorio. Così facendo emergerebbero i giudici più bravi e stimati, indipendentemente dall'appartenenza».

Dopo lo scandalo Palamara, è stata interrotta la procedura di nomina del procuratore capo di Roma. Quando pensa che verrà scelto il successore di Pignatone?
«Il 22 e il 24 ottobre ci saranno le audizioni dei candidati, cosa che avevo chiesto nel maggio scorso ma mi venne negata. Dopo di che avvieremo le discussioni per la nomina che avverrà in tempi brevi, spero entro la fine di gennaio».

Quali garanzie si sente di offrire che questa nomina, come quelle dei procuratori di Torino e Perugia, avvenga in modo limpido ed esclusivamente in base al merito?
«Rispetteremo l'istruttoria in modo chiaro, limpido e trasparente, esaminando i profili dei singoli candidati con grande attenzione. Ciò che è accaduto in passato, non accadrà più. Il Csm deve essere una casa di vetro».

Dal primo gennaio verrà cancellata la prescrizione dopo il primo grado di giudizio. Il Pd chiede che prima vengano fissati tempi certi per la durata dei processi. E' d'accordo?
«L'approvazione delle leggi appartiene al Parlamento, dunque non ho titolo per intervenire in questa discussione. Il Csm aveva già espresso il proprio parere, a titolo personale affermo che abolire la prescrizione, senza che prima siano stati introdotti strumenti per rendere rapida e certa la durata dei processi, sarebbe sbagliato. A farne le spese sarebbero i cittadini: non solo gli imputati, ma anche le parti offese che non possono attendere anni e anni prima di avere una sentenza. Del resto è la Costituzione a parlare di durata ragionevole dei processi. I processi infiniti sono una negazione del diritto».

Se i processi durano tanto la responsabilità è anche dei magistrati. O no?
«Il problema è che non ci sono strutture e risorse. Oltre alle buone leggi bisogna dare ai magistrati gli strumenti, il personale, le aule, per svolgere i processi e smaltire gli arretrati».

Bonafede nelle sue linee guida ha fissato in 4 anni la durata dei processi civili e penali nei tre gradi di giudizio. E' un proposito velleitario?
«No, è giusto. Bisogna però, come dicevo, potenziare Procure e Tribunali, decidersi una volta per tutte a stanziare le risorse necessarie».

Cosa ne pensa dell'uso del Trojan per le intercettazioni?
«Le intercettazioni come strumento investigativo non vanno ridotte: servono a smascherare chi compie i reati. Il problema è la loro diffusione: chi gestisce le intercettazioni, a chi vanno in mano, cosa va a finire nel fascicolo del dibattimento, ciò che può essere diffuso e come si tutela la privacy delle persone che nulla hanno a che fare con il processo ma che finiscono ugualmente per essere distrutte».

Lei in questi mesi ha spesso ha ringraziato Mattarella per il sostegno. Il capo dello Stato svolge in modo effettivo, e non solo formale, il ruolo di presidente del Csm?
«Il capo dello Stato segue con grande attenzione, quasi quotidiana, il lavoro del Consiglio. E nei momenti di grande difficoltà a me e ai consiglieri, che ringrazio, Mattarella ha dato una grande spinta e una grande fiducia. E' stato un faro e, direi, anche uno scudo».

Ultimo aggiornamento: 13:39 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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