GIUSEPPE CONTE

Prescrizione, emendamento e fiducia. Renzi: sì a una sospensione “congrua"

Domenica 9 Febbraio 2020 di Alberto Gentili
Nicola Zingaretti e Giuseppe Conte

Tramonta il decreto per mettere nero su bianco l'accordo tra Pd, 5Stelle e Leu. A meno di sorprese dell'ultimo minuto, domani il Consiglio dei ministri si limiterà a varare la riforma del processo penale, rinviando a un emendamento parlamentare al Milleproroghe il compito di rendere operativa l'intesa che ha spinto Matteo Renzi sulle barricate.
E' l'Associazione nazionale dei magistrati a dare una mano al premier Giuseppe Conte e a chi, come Dario Franceschini, Roberto Speranza e (dopo molti tentennamenti) il grillino Alfonso Bonafede, ha lavorato con il premier per chiudere la lunga querelle sulla prescrizione. «Una diversa modulazione, con un trattamento differenziato per chi dopo una sentenza di condanna in primo grado viene assolto in appello, non ci sembra una soluzione irragionevole. Sugli eventuali profili di legittimità costituzionale sarà la Consulta a pronunciarsi. Ma deve subito riprendere il percorso di riforma del processo penale», ha detto il segretario dell'Anm, Giuliano Caputo. Una palla che Walter Verini, responsabile Giustizia del Pd, si affretta a schiacciare: «Ora si lavori alla riforma del processo penale per garantire ai cittadini una durata ragionevole e certa. Con i cambiamenti introdotti alla riforma Bonafede gli effetti deleteri sulla prescrizione vengono fortemente ridimensionati».

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Nella maggioranza sono ore frenetiche. Bonafede, assieme ai tecnici del ministero di via Arenula e della Camera, sta cercando una soluzione per far dichiarare ammissibile l'emendamento al Milleproroghe che conterrà l'intesa Pd-5Stelle-Leu che sposta lo stop della prescrizione dopo il secondo grado di giudizio per chi è giudicato colpevole. L'ipotesi che sta prendendo corpo è quella di inserire una sospensione riforma Bonafede, in modo da rendere «omogenea» la norma. «Sarà solo una proroga tecnica, il minimo indispensabile affinché l'emendamento venga ammesso», spiega chi lavora al dossier, «probabilmente sarà di 45 giorni o al massimo di due mesi. E non lo facciamo di certo per fare un favore a Renzi».
IL NODO-RENZI
Già, Italia Viva. Il nodo resta l'opposizione dei renziani, che hanno rigettato l'intesa Pd-5Stelle-Leu. Da ciò che filtra dall'entourage di Matteo Renzi, l'ex premier avrebbe però intenzione di sotterrare l'ascia di guerra. Se la sospensione «sarà congrua», Italia Viva potrebbe votarla e dire: ci hanno dato ragione, di fatto passa il lodo Annibali (che però prevede una sospensione della prescrizione di un anno).
SÌ ALLA FIDUCIA
Se invece lo stop alla riforma Bonafede sarà giudicato insufficiente, Italia Viva mercoledì in commissione Giustizia potrebbe non partecipare al voto. Ma poi, in Aula, voterebbe la fiducia al maxi-emendamento che conterrà l'intesa a tre. E darebbe il via libera anche in occasione del voto finale al Milleproroghe. Stesso schema al Senato. Insomma, come ha detto e ripetuto, Renzi non è intenzionato a innescare la crisi e a decretare la fine del governo Conte. Perché ha bisogno di tempo per radicare e organizzare il suo nuovo partito. E perché non vuole correre il rischio di precipitare verso le elezioni. Anche se il giudizio sul premier e sul suo esecutivo resta pessimo: «Conte è un incapace e il governo è del tutto immobile», dice un renziano di alto rango.
Di certo, c'è che il segretario dem Nicola Zingaretti è stufo della lunga querelle: «Da domani si apre il confronto per una fase nuova nel Governo. La priorità assoluta è riaccendere i motori dell'economia: scuola e conoscenza, investimenti verdi, digitale, semplificazione e lotta alla burocrazia per creare lavoro e benessere. Il Pd dice basta polemiche e picconi, è il tempo di costruire e dare certezze».
 

Ultimo aggiornamento: 18:29 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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