DONNE

Meno donne in pensione: così si riduce la spesa con la riforma Fornero

Venerdì 18 Gennaio 2019 di Michele di Branco
L'effetto donna fa crollare le uscite verso la pensione. Proprio nelle ore in cui il governo comincia a modificare la legge Fornero introducendo Quota 100, la riforma messa a punto nel 2011 dall'esecutivo Monti, su esplicita richiesta dell'Europa, per ragioni di contenimento della spesa previdenziale, fa nuovamente sentire i suoi effetti. Secondo quanto emerge dal monitoraggio, realizzato dall'Inps, sui flussi di pensionamento, l'incremento dei requisiti per la vecchiaia a 66 anni e sette mesi (lo stesso livello degli uomini) ha costituito un vero e proprio tappo facendo calare del 64,7% gli esodi femminili nel 2018, con appena 8.792 donne che nel corso dell'anno hanno potuto accedere a questo trattamento. Questo fenomeno, ovviamente, ha determinato un impatto complessivo sul sistema, in quanto sono stati liquidati 483 mila trattamenti con un calo del 20,4% rispetto al 2017. Sono diminuite soprattutto le pensioni di vecchiaia (-39,4%) che con 125 mila unità risultano largamente inferiori a quelle anticipate (140 mila).

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LA FLESSIONE
Hanno subito un vero e proprio crollo invece gli assegni sociali che con il passaggio del requisito da 65 anni e sette mesi a 66 anni e sette mesi sono scesi a 16.621 con un calo del 79%. In parole povere, nel 2018 il canale per l'uscita dal lavoro è stato soprattutto quello dei contributi versati (42 anni e 10 mesi per gli uomini, 41 e 10 mesi per le donne) con oltre 140 mila casi mentre è diventato minoritario quello della vecchiaia. Per il primo trimestre del 2019 il crollo potrebbe essere ancora più consistente con l'ulteriore incremento di cinque mesi per tutti, sia per la vecchiaia (a 67 anni) sia per le anticipate (a 43 anni e tre mesi gli uomini, a 42 anni e tre mesi le donne). Il regime triennale sperimentale di Quota 100, infatti, avrà effetti solo a partire dal secondo trimestre, grazie al sistema di finestre che farà sì che le prime uscite saranno possibili solo ad aprile (ad agosto per i dipendenti pubblici). Il calo delle pensioni di vecchiaia e degli assegni sociali (in genere più bassi in media delle pensioni anticipate) ha reso possibile un cambiamento del peso delle prestazioni con un aumento dell'importo medio degli assegni passato da 989 euro a 1.103 euro al mese.

Per la vecchiaia, in particolare, l'importo medio degli assegni è passato da 641 euro del 2017 a 788 euro mentre quello delle pensioni anticipate è passato da 1.963 a 2.019 euro. Questi dati sono legati chiaramente al numero dei contributi versati. L'età media alla decorrenza per i dipendenti sale per la vecchiaia a 66,3 anni mentre scende per le anticipate a 60,7 anni. Nell'anno comunque ci sono state 38 mila persone che sono state collocate a riposo tra i 55 e i 59 anni (su 89 mila dipendenti andati in pensione anticipata). Con il crollo della vecchiaia infine è cambiata la composizione delle uscite all'interno del Paese con 54 pensioni a residenti nel Nord ogni 100 pensioni (erano 50 nel 2017). Ogni 100 pensioni sociali 29 sono liquidate al Nord (erano 24 nel 2017). Occorre ricordare che nel report 2017 della Ragioneria dello Stato, sulle tendenze di medio-lungo periodo del sistema pensionistico e socio-sanitario, si legge che la riforma Fornero realizza una riduzione della spesa in rapporto al Pil che si protrae per circa 30 anni, a partire dal 2012, con un effetto di contenimento che passa da da 0,1 punti percentuali del 2012 a circa 1,4 punti percentuali del 2020, mentre poi decresce a 0,8 punti percentuali intorno al 2030 per poi annullarsi sostanzialmente attorno al 2045. Nel complesso, calcolano gli economisti del Tesoro, l'effetto di contenimento del rapporto spesa-Pil, cumulato al 2060, vale circa 21 punti percentuali. La legge consente dunque un risparmio medio annuo di circa 20 miliardi di euro.
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