Irene Tinagli, Pd: «Nessuna alleanza obbligata, vedremo l’evoluzione 5Stelle»

Irene Tinagli, Pd: «Nessuna alleanza obbligata, vedremo l’evoluzione 5Stelle»
di Barbara Jerkov
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Sabato 3 Luglio 2021, 07:24 - Ultimo aggiornamento: 09:38

«Non esistono alleanze obbligate o a prescindere». Lo dice molto chiaramente Irene Tinagli, vicesegretaria del Pd, ragionando sul futuro del patto tra i dem e i 5Stelle travolti dallo scontro tra Conte e Grillo. Conversando con la europarlamentare appaiono lontani anni luce gli «o Conte o si vota» che hanno caratterizzato la strategia dem della vecchia gestione.


Preoccupata, onorevole Tinagli? La crisi dei 5Stelle rischia di pregiudicare la navigazione del governo?
«Non sono preoccupata», risponde la vicesegretaria del Pd, «perché non credo che ci siano rischi. Mi sembra che sia la delegazione 5Stelle al governo che i gruppi parlamentari stiano continuando a lavorare e sostenere l’azione del governo Draghi, e non vedo motivi per cui dovrebbero ostacolarlo». 


Eppure si sente parlare di nomine, penso alla Rai, e soprattutto di riforme, a partire da quella della giustizia, che ora rischiano di essere rinviate. Non credo che l’Europa aspetti che un partito risolva le sue tensioni interne... Non è che la prima tranche del Recovery è in pericolo?
«A me sembra che stiamo andando spediti. Abbiamo avviato molte riforme, dalla semplificazione alla Pubblica Amministrazione. Il Parlamento sta lavorando celermente alla riforma dell’istruzione tecnica superiore e a quella del fisco. Soprattutto non vedo rischi per la prima tranche del Recovery. Se ci sono dei rallentamenti è perché il governo ha tantissima carne al fuoco». 


Il caos nel Movimento ha già avuto le prime ripercussioni territoriali con quattro consiglieri comunali romani che hanno lasciato la Raggi: prevede ulteriori impatti sulle alleanze a livello locale con il Pd?
«Le alleanze realizzate sono molto mirate, intorno a candidati e programmi condivisi a livello territoriale più che a strategie nazionali. Mi auguro che non ci siano ripercussioni». 


 A proposito di alleanze: che fine fa a questo punto quel “campo largo” con Pd e M5S che avrebbe dovuto essere il futuro dei progressisti in chiave rosso-gialla?
«Non esistono alleanze obbligate o a prescindere. Il Partito Democratico sotto la guida di Enrico Letta si è impegnato a costruire una coalizione di centrosinistra larga e competitiva, capace di allargare la propria base elettorale pur restando aperta a un dialogo con altre forze come il M5S. Questo progetto non cambia. La disponibilità a dialogare con altri soggetti politici che condividono certi valori resta. Le forme che prenderà dipende anche dall’evoluzione degli altri partiti e movimenti. Noi continuiamo sulla nostra strada, lanciando anche strumenti nuovi come le Agorà democratiche».


Ma l’interlocutore privilegiato del Pd chi è, a questo punto: Grillo o Conte?
«L’interlocutore privilegiato del Pd sono i cittadini elettori. Il dibattito italiano è sempre troppo concentrato sui leader e poco sui cittadini. Questo è uno dei motivi dello scollamento della politica italiana rispetto alla società. Se non usciamo dagli schemi che antepongono i destini dei leader alle esigenze dei cittadini la politica non riprenderà mai legittimità».


La Lista Conte, se dovesse nascere, rischia di fare concorrenza proprio al Pd.
«Se penso alla nostra storia, alle radici, al radicamento e al percorso di apertura, dialogo e rilancio dei propri valori, non c’è concorrenza che possa spaventare il Pd». 


 La Lega ha firmato ieri la Carta dei valori Ue con FdI e le destre europee: un nuovo fattore destabilizzante per la maggioranza?
«Come ha detto Letta, non si può stare allo stesso tempo con l’europeismo e con la deriva presa da Orban».

 
 Non sarà che, con il semestre bianco dietro l’angolo, e quindi l’impossibilità di sciogliere le Camere, lo stesso Pd ora avrà la tentazione di alzare le sue bandiere identitarie?
«Il Pd è un partito che non ha bisogno di cambiare faccia a seconda del momento. Il Pd ha la sua linea, che porta avanti in modo unitario e responsabile. Gli obiettivi del Partito democratico sono di rafforzare il sistema dell’istruzione e dell’ingresso nel mondo del lavoro dei giovani; realizzare misure per aiutare le donne e le famiglie in un momento particolarmente difficile; dare gli strumenti alle piccole e medie imprese per rialzarsi e affrontare questo lungo periodo di transizione; riorganizzare un fisco che sia progressivo, equo e abbassi le aliquote al ceto medio e medio-basso, realizzare una Pubblica Amministrazione e una sanità territoriale migliori e più funzionali. Questi sono gli obiettivi e le battaglie del Pd, che sono in linea con gli obiettivi del governo Draghi. Quindi da parte nostra nessuna tentazione se non quella di continuare a lavorare per realizzarli».

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