Il Pd e la grana Di Maio che ostacola accordi elettorali

Martedì 3 Marzo 2020 di Mario Ajello
Il Pd e la grana Di Maio che ostacola accordi elettorali

Non  parlano che di lui al vertice del Pd. E’ l’ossessione Di Maio quella che nei piani alti del Nazareno sta divampando sempre di più. Zingaretti e i  suoi considerano l’ex capo politico dei 5 stelle - il quale continua a muovere i fili del movimento da dietro le quinte e sempre ai danni dei dem rimpiangendo il periodo giallo verde - il vero fattore destabilizzante del governo. 

E l’ostacolo non solo a una navigazione tranquilla del governo ma soprattutto a una piena condivisione tra dem e grillini dei destini elettorali alle regionali di primavera. Il grosso di M5S a cominciare dai ministri come Patuanelli e dal superattico presidente sella Camera, Fico, è prontissimo a stringere accordi elettorali in Liguria, in Campania e anche nelle Marche, ben sapendo che una vittoria rosso-gialla in queste tre regioni più la Toscana data per certa al Pd sarebbe per il governo in trampolino per durare fino alla fine della legislatura. Ma tramite il reggente Crimi e contando sull’aiuto combat del redivivo   Di Battista, Di Maio si sta mettendo di traverso rispetto alla strategia di convergenza tra il suo partito e quello zingarettiano.

Rientra in questo gioco d’interdizione  anche la Rai. Dove l’ad Salini è bloccato nelle nomine filo-Pd al Tg3 e in altre caselle importanti proprio dall’asse Di Maio-Crimi che lo tengono inchiodato e gli impediscono anche qualsiasi tentazione di cambiare la guida del Tg1 dove i 5 stelle hanno messo Giuseppe Carboni e non vogliono assolutamente rinunciare all’influenza sul telegiornale  ammiraglio. Nel Pd il problema Di Maio sta  insomma lievitando e così anche presso Palazzo Chigi dove Conte ha ormai con il suo ministro degli Esteri un rapporto che dire freddo è dire poco. 

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