MATTEO SALVINI

Open Arms, Salvini si difende: non toccava all'Italia offrire un porto sicuro

Lunedì 17 Febbraio 2020
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Non toccava all'Italia, ma alla Spagna e a Malta indicare un porto sicuro alla Open Arms. Il nostro Paese non aveva alcuna competenza, alcun obbligo. È stato il Comandante della nave ad aver prima rifiutato l'offerta del governo di Madrid e poi, deliberatamente, aver scelto l'Italia quale luogo di attracco e sbarco. Sono questi, in estrema sintesi, i punti salienti della memoria difensiva depositata oggi a mezzogiorno dal segretario leghista Matteo Salvini alla Giunta per le Immunità del Senato sulla vicenda della nave dell'ong spagnola.

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Palazzo Madama, quindi, pochi giorni dopo aver concesso l'autorizzazione a procedere sempre a carico di Salvini per la Gregoretti, è chiamata a dire la sua su un'altro fascicolo giudiziario pressoché analogo. Già domani alle 13.00 è in programma la prima riunione della Giunta e in quella seduta il relatore della vicenda, il Presidente Maurizio Gasparri, farà la sua proposta, su cui si aprirà il dibattito in vista poi delle successive decisioni. Il 27 il voto. Durante i suoi lavori non è quindi prevista l'audizione dello stesso Salvini, alla luce della sua decisione di presentare alla Giunta appunto la memoria. 
 


​Nel caso della Open Arms, la richiesta di mandare a giudizio Salvini viene dal tribunale dei ministri di Palermo, che all'ex ministro dell'Interno contesta le accuse di sequestro di persona aggravato e rifiuto di atti d'ufficio, per aver bloccato per alcuni giorni lo sbarco dei migranti dalla nave nell'agosto 2019. Stavolta però la strategia difensiva dell'ex ministro dell'Interno sarà molto diversa. Nel caso della Gregoretti, Salvini ha fatto in modo di andare a processo, per «farla finita» e poter dimostrare «davanti agli italiani e ai suoi figli di essere stato un ministro che ha difeso i confini e non un sequestratore di bambini». Ora invece la sua linea è diametralmente opposta.

«Conto che il Parlamento riconosca che il ministro ha fatto il suo dovere. Un processo mi basta. Con la Gregoretti - spiega il leader leghista - si trattava di una nave italiana, stavolta era spagnola... Non è che se sbarcano gli alieni - ironizza - è sempre colpa di Salvini...». Nella sua memoria difensiva, un corposo fascicolo di venti cartelle fitte fitte, piene di date, scambio di mail e riferimenti a documenti ufficiali, l'ex titolare del Viminale ricorda che l'imbarcazione era omologata per sole 19 persone. Il comandante, dopo il primo salvataggio effettuato in zona sar libica il primo agosto con 55 persone portate a bordo, ne ha prese altre 69 il 2 agosto: doveva immediatamente dirigersi verso Spagna, Malta o Tunisia. Invece, scrive Salvini, «il comandante ha deliberatamente scelto l'Italia quale luogo di attracco e sbarco».

Infatti, recita la memoria, sempre il comandante della Open Arms ha rifiutato il Pos, acronimo che sta per 'place of safety', cioè porto sicuro, concesso dalla Spagna il 18 agosto. E ha addirittura rifiutato l'assistenza offerta dalla Capitaneria di Porto italiana che si era detta disponibile ad accompagnare la nave verso la Spagna, prendendo a bordo alcuni immigrati. È quindi paradossale - è la tesi della difesa - affermare che, per il solo fatto di essere entrata in acque italiane senza aver ottenuto il Pos, possa configurarsi il reato di sequestro di persona.

Ultimo aggiornamento: 18 Febbraio, 00:16 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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