Dpcm Natale: dallo shopping al cenone. in quanti saremo a tavola?

Dpcm Natale, dallo shopping al cenone: oggi vertici decisivi. In quanti saremo a tavola?
di Claudia Guasco
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Giovedì 26 Novembre 2020, 13:28 - Ultimo aggiornamento: 18:46

Scordiamoci i cenoni affollati, tutti stretti attorno al tavolo per far festa a Natale e Capodanno. «Bisognerà limitarsi agli affetti più stretti - ha detto il ministro della Salute Roberto Speranza - I numeri li valuteremo, ne ragioneremo nelle prossime ore». Cioè oggi, in un vertice di governo nel quale si discuteranno le regole da seguire per evitare il proliferare del virus sotto il vischio. In quanti saremo a spacchettare il regali? E a brindare al nuovo anno? «In Germania hanno scelto il numero dieci, ma, al netto del singolo numero, il messaggio è quello di ridurre tutte le occasioni non necessarie in cui il contagio si può diffondere», puntualizza Speranza. Un numero massimo di commensali, alla fine, dovrà essere fissato e al momento l’orientamento attuale del governo è di sei, otto persone.

 LINEA DEL RIGORE

Sulle norme allo studio ne discutono oggi i capi delegazione, quindi il governo incontrerà i presidenti delle Regioni. Un confronto che parte su posizioni differenti: se l’esecutivo resta sulla linea del rigore, alcuni governatori premono per un alleggerimento delle misure affinché possano ripartite le attività economiche, già piegate dalla crisi. Il ministero della Salute rileva che il rischio di una terza ondata è molto elevato, la possibilità di un allentamento delle regole per le feste appare improbabile. «Con 600-700 morti al giorno parlare di cenone è fuori luogo, lo dico con grande chiarezza», ha avvertito qualche giorno fa anche il ministro per gli Affari regionali Francesco Boccia. Le indicazioni sui cenoni a casa saranno raccomandazioni e non divieti, alla luce dell’evoluzione della pandemia l’ipotesi è di non superare i sei, otto commensali, dunque solo conviventi e parenti stretti. «Questo Natale - ha confermato il sottosegretario alla Salute Sandra Zampa - dobbiamo sforzarci di essere il meno numerosi possibile» perché «più si allarga la cerchia di persone che non si frequenta abitualmente e maggiore è il rischio». Dunque «immagino si possa dire cinque, sei persone al massimo - abbassa ulteriormente la cifra il sottosegretario - ma è ovvio che non sarà possibile controllarlo».

COME A FERRAGOSTO

Alla base di tutto c’è dunque la responsabilità personale, ciò che è accaduto in estate dovrebbe essere la prova sufficiente che, se si abbassa la guardia, il virus torna ad aggredire. «Ho giurato a me stesso che avrei parlato del Natale solo per fare gli auguri ai parenti, perché credo che sia compito di qualcun altro metterci la faccia da questo punto di vista. Una cosa è certa. Non possiamo aspettarci di far finta che non sia accaduto nulla: dobbiamo evitare di fare a Natale quello che abbiamo fatto a Ferragosto. Mi auguro che la lezione pesante estiva sia stata imparata», sottolinea Massimo Galli, direttore del reparto di malattie infettive dell’ospedale Sacco di Milano. «Dalla fine del lockdown a oggi 12 mila morti sono stati causati dal virus, gran parte di questi decessi poteva essere evitata con comportamenti responsabili - riflette Galli - ma anche con indicazioni responsabili da parte delle autorità. Non ci si possono palleggiare responsabilità. Non cerchiamo sconti. Il Natale responsabile è un Natale che deve evitare di infettare i nostri nonni».

COPRIFUOCO

Le direttive definitive arriveranno con il Dpcm del prossimo 3 dicembre, che sancirà anche gli orari del coprifuoco. All’interno del governo, chi propende per il rigore vorrebbero mantenerlo alle 22 o addirittura anticiparlo alle 21. Tuttavia se si deciderà di prolungare alle dieci di sera l’orario dei negozi per non creare affollamenti di clienti, potrebbe anche essere prorogato alle 23. Unica eccezione la notte di Natale, quando potremo rientrare a casa dopo mezzanotte e si discute se la stessa regola possa essere estesa alla sera del 31 dicembre. Altro tassello è il via libera all’apertura dei negozi, con una fascia oraria più ampia e il conseguente allungamento del coprifuoco per evitare il crollo di migliaia di attività commerciali che dagli acquisti di Natale ricavano un terzo del fatturato annuo. Ma saranno potenziati i controlli: per evitare lunghe code davanti o all’interno dei negozi e per impedire gli assembramenti nelle vie e nelle piazze dello shopping, anche attraverso il contingentamento degli ingressi.

Quello che non cambierà, su questo il governo è compatto, è il sistema delle fasce e della collocazione delle regioni in zona gialla, arancione o rossa in base all’indice di rischio indicato nel monitoraggio. Quello atteso per venerdì dovrebbe consentire alle prime tre regioni entrate in fascia rossa - Lombardia, Piemonte e Valle d’Aosta - di uscirne mentre Puglia e Sicilia, che per prime sono diventate arancioni, potrebbero rimanere in quella fascia. «Per stare tranquilli - dice una fonte di governo - dovremmo avere 5-7 mila casi al giorno in tutta Italia, perché quella è la soglia che consente di tracciare tutti i casi. Fino a che non saremo in quella condizione non si può allentare». E con quasi 26 mila casi ancora oggi, ci vorranno settimane. E in mezzo ci sono Natale e Capodanno.

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