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Milleproroghe, caos in commissione: governo battuto 4 volte. Ecco cosa succede nella maggioranza

Milleproroghe, caos in commissione: governo battuto 4 volte. Ecco cosa succede nella maggioranza
di Mario Ajello
5 Minuti di Lettura
Giovedì 17 Febbraio 2022, 16:26 - Ultimo aggiornamento: 16:29

Nei palazzi romani lo hanno capito tutti, da subito: dopo la mancata elezione di Draghi al Colle - questo il tam tam che cominciò appena fu chiaro che il premier non avrebbe traslocato al Quirinale - a Palazzo Chigi non ci sarà più un SuperMario ma solo un Mario, e i partiti saranno liberi di non ubbidirgli più. Proprio questo sta accadendo. E la notte scorsa, la maggioranza si è spaccata, è andata in ordine sparso, ha stracciato il vincolo comune da governo di unità nazionale e ha regalato una serie di brutte sorprese a Draghi l’ex invincibile.

Limite al contante 2022, la maggioranza si spacca (si torna a 2.000 euro): Lega e Fi votano con Fdi

La misura omnibus del Milleproroghe è diventata lo specchio della nuova fase del tutti contro tutti: e in commissione alla Camera, Lega e Forza Italia hanno votato la modifica del decreto presentata dall’opposizione di destra, cioè da Fratelli d’Italia, e per un voto è passata questa. Ossia si sposta al 2023 l’abbassamento del limite del contante a mille euro che il governo voleva da subito.

 

La votazione

Poi l’esecutivo è andato sotto su altri tre capitoli importanti: sull’Ilva, sulla scuola e sulle sperimentazioni animali. «Vittoria! Grazie ad un emendamento di Fratelli d’Italia - esulta oggi Giorgia Meloni - il tetto all’utilizzo del contante viene riportato da subito a 2000 euro. La maggioranza si è spaccata su un provvedimento importante per famiglie e imprese: siamo riusciti a portare a casa un primo, piccolo, ma significativo risultato per favorire l’economia reale. Questa è la dimostrazione che un’alternativa alla deriva tecnofinanziaria dell’ultimo decennio è possibile, e noi continueremo giorno e notte a lavorare per dare una nuova speranza all’Italia». 

La maggioranza


Il fatto è che di episodi simili - stavolta la Lega e FI hanno fatto maggioranza con l’altro spicchio del centrodestra, la Meloni appunto, rompendo il vincolo di fedeltà a Draghi e il patto di governo con Pd e M5S - ce ne saranno numerosi da qui ai prossimi mesi. Anzitutto perché - si lamentano ai piani alti del Pd - purtroppo il premier non viene percepito forte come lo era prima della battaglia del Colle. Ma soprattutto perché tre campagne elettorali stanno cominciando, e i partiti - a destra come a sinistra - hanno bisogno di visibilità, di puntare su temi identitari, di avere mani libere e di poterle anche usare per alleanze che prescindono quella della maggioranza di governo. Sui balneari per esempio, dossier sul quale la Lega ha accettato estremamente obtorto collo la disciplina draghiana, il Carroccio ha già promesso che darà battaglia in Parlamento e la darà insieme a FdI: ovvero, prescindendo dai partner di governo. Sul fisco, idem: si prevede - nonostante le liti interne - una convergenza tra le destre di governo e di opposizione. Per non dire del tema giustizia: tutti o quasi convinti che si debbano accelerare le  riforme in questo settore, per evitare i referendum, ma il tutti contro tutti sarà il risultato di questa accelerazione.

Il Pd contro la Lega, la Lega contro M5S, Forza Italia con il Carroccio ma non con gli altri due partner. E da fuori FdI che farà imboscate, proverà a stuzzicare i partner di coalizione per  sganciarli qua e là dalla maggioranza e stamane alla Camera non si faceva che prevedere «il peggio del peggio». Cioé: la balcanizzazione dell’agenda politica del governo Draghi. Si diceva delle tre campagne elettorali, come spinta a disunirsi e a creare problemi al premier, e c’è quella appena cominciata per le Comunali, quella per i referendum sulla giustizia (con urne sia amministrative sia referendarie previste tra maggio e giugno: ma prima questa o prima quelle? Le date sono ancora ballerine) e perfino la campagna, che sembra lontana ma è già qui, per le Regionali dell’autunno in Sicilia. Saranno un appuntamento in cui le alleanze e le combinazioni politiche potrebbero riservare sorprese e i partiti concentrati sull’agenda di governo lo sono anche sulle tattiche elettoralistiche e queste sembrano prevalere su quelle. 

Cosa può succedere

Insomma ciò che è appena accaduto - la maggioranza che diventa minoranza e l’opposizione che decide - potrà ripetersi spesso. E il Milleproroghe, con quattro tonfi dell’alleanza che sostiene Draghi, vale solo come antipasto. Le alchimie più varie sono ripetibili. Come quella che ha visto insieme M5S, Fratelli d’Italia e Coraggio Italia nel bocciare un emendamento delle relatrici di governo sulle graduatorie degli insegnanti. «E’ partita la rumba», concordano tutti a Montecitorio. E nella danza pazza si prevede che la litigiosità sarà forte specie tra Carroccio e Pd: sulla giustizia. Ma il fine vita, tema che doveva essere referendario ma bocciato dalla Consulta, sarà terreno di scontro e si prevedono due sub-maggioranze: quella dem più grillini e quella del centrodestra di nuovo unito. «Noi non siamo favorevoli a questa legge, poi se qualche singolo parlamentare si vuole appellare alla propria coscienza, lo può fare, noi siamo un partito liberale. Ma la posizione di FI è contraria»: questo è l’avvertimento di Antonio Tajani per Forza Italia, a poche ore dall’inizio delle votazioni alla Camera - tra poche ore - degli emendamenti. «Io vado avanti comunque», è la linea generale di Draghi sulla sua agenda. Ma girerà la testa anche a lui, o a lui per primo.

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