MIGRANTI

Migranti, «La linea dura non dà risultati», il pressing di Conte sull'Europa

Lunedì 8 Luglio 2019 di Marco Conti
Volano gli stracci tra ministri e piovono parole grosse tra esponenti dei due partiti della maggioranza e alla fine l'Italia chiede all'Europa di riaprire un tavolo di confronto sui migranti in modo da «assicurare un effettivo governo dei flussi migratori verso l'Europa».
Dopo mesi di annunci e tanta voglia di «cambiare da soli il trattato di Dublino», il governo cambia strategia: prende carta e penna per chiedere di mettere d'urgenza la questione migranti al prossimo consiglio affari esteri dell'Unione europea. Un cambio di passo maturato ieri tra palazzo Chigi e la Farnesina. D'altra parte per Conte la linea dura nei confronti degli alleati europei non paga, la questione continua ad avvitarsi e i continui scontri con le Ong, pur alimentando le opposte tifoserie, non risolvono il problema dei ricollocamenti.

L'AUTARCHIA
Ieri anche la nave Alex, come tutte le altre, alla fine è arrivata a Lampedusa e ha sbarcato i naufraghi. Nel frattempo ne sono arrivati altrettanti, sempre ieri, sulle coste dell'isola siciliana con piccole imbarcazioni e uan decina nella serata. Ottanta sono approdati ieri l'altro in Puglia sull'isola di San Pietro e si sommano ai settanta di venti giorni fa. Svuotare il Mediterraneo delle navi della missione Sophia e delle Ong non ferma l'esodo e l'isolamento nel quale si è cacciata l'Italia rende complicati anche i ricollocamenti mentre i rimpatri sono bloccati malgrado le promesse.
Anche ieri il presidente del Consiglio Giuseppe Conte si è guardato bene dall'intervenire nello scontro in atto tra i suoi ministri. Ha seguito a distanza l'ultimo - ed ennesimo - braccio di ferro del ministro dell'Interno con la ministra Trenta e la pesante rampogna del sottosegretario pentastellato Di Stefano all'indirizzo di Salvini. Ma poiché i decreti sicurezza non spaventano chi fugge da guerre e miseria, palazzo Chigi, insieme al governo maltese, assume un'iniziativa che punta a riaprire il dossier migranti in Europa fragorosamente chiuso un anno fa da Salvini con il no alla bozza di modifica del trattato di Dublino.

Oggi pomeriggio Conte incontrerà a palazzo Chigi i due vicepremier con i quali discuterà di autonomia differenziata, ma è molto probabile che farà il punto con Di Maio e Salvini dell'iniziativa che il ministro degli Esteri Moavero porterà a Bruxelles a fine mese. Un'iniziativa, quella della Farnesina, che per la prima volta punta a non dare a Salvini la gestione esclusiva dell'intera faccenda che era diventata elemento di forte contrapposizione anche nel governo. Una questione, quella dei meccanismi di ricollocamento dell'Italia, impossibile da risolvere visti i continui attacchi del ministro dell'Interno a molti paesi europei, di solito gli stessi che qualche migrante alla fine lo hanno accolto, e non certo ai paesi di Visegrad.

La linea del premier sulla faccenda non è cambiata e contempla la realizzazione di veri e propri canali umanitari, il controllo delle frontiere, la modifica del trattato di Dublino, regole chiare per i ricollocamenti e ma soprattutto, la stabilizzazione della Libia. Punti che difficilmente l'Italia può cercare di rendere concreti se si chiude in un recinto finto securitario al motto «facciamo da soli». Se non si tratta di «una retromarcia», come la definisce il Pd Sandro Gozi, è difficile però anche definire l'iniziativa del governo - come sostiene il sottosegretario grillino Stefano Buffagni - una strategia nazionale», visto che la Farnesina chiede una riunione urgente a Bruxelles.
Scampata la procedura e di fatto chiusa la finestra elettorale di settembre, non è solo il M5S a tentare di rialzare la testa attaccando la politica dei porti chiusi della Lega e sostenendo che «gli sbarchi sono aumentati». Qualche spazio di manovra in più sembra averlo anche il presidente del Consiglio che ieri ha lavorato con il ministro degli Esteri per arrivare alla nota comune con Malta attraverso la quale si cerca di riaprire un confronto a Ventotto. Il percorso di condivisione non sarà facile e neppure breve, ma per Conte e Moavero è l'unico possibile contando - magari - su un maggior peso che l'Italia potrà avere nella nuova Commissione europea.
Marco Conti
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