MIGRANTI

Migranti, Farnesina: «Uffici Ue in Africa». Ed è scontro con l'Ungheria

Martedì 17 Settembre 2019 di Cristiana Mangani

Le parole d'ordine sono ricollocamento e automatismo. L'Italia pressa sull'Europa nella speranza di ottenere un impegno concreto sulla questione migranti, che non sia «caso per caso». E al mini-summit tra ministri dell'Interno, che si svolgerà lunedì prossimo a Malta, si presenterà con una lunga serie di richieste: dalle sanzioni per gli Stati che non accolgono, alla ridistribuzione dei migranti economici e non solo dei richiedenti asilo, fino alla rotazione dei porti. Richieste che il governo rosso-giallo sa già che avranno risposte parziali, ma sa anche che è necessario alzare il tiro per riuscire a ottenere qualcosa che non ci faccia perdere la faccia.

Migranti, Macron: «Serve più fermezza, in Francia ne arrivano troppi»
 

NESSUNA COLLABORAZIONE
Che si tratti di un percorso in salita lo dimostrano le discussioni e i muri sollevati negli ultimi giorni, a cominciare dall'Ungheria che ieri ha scatenato la reazione del ministro degli Esteri Luigi Di Maio. «È deplorevole e pericoloso che il nuovo governo italiano abbia consentito a navi con migranti di attraccare», ha attaccato il ministro degli Esteri ungherese, Peter Szijjarto. E ha ribadito che Budapest non intende partecipare a una ripartizione, anche se rischia sanzioni economiche. Un commento al quale il capo della Farnesina ha replicato: «Il giudizio espresso dal governo ungherese è del tutto strumentale. L'Italia da anni vive un'emergenza causata anche e soprattutto dall'indifferenza di alcuni partner europei come l'Ungheria. È facile fare i sovranisti con le frontiere degli altri. Chi non accetta le quote deve essere sanzionato duramente».

Di Maio ritiene anche che, per agevolare la procedura della richiesta di asilo, debbano essere istituiti degli uffici europei nei Paesi di transito, quindi in Africa, dove sarà possibile per i migranti presentare la domanda in modo da poter essere poi trasferiti in Europa e non solo in Italia attraverso un corridoio umanitario. «In questo modo - ha concluso - si metterà fine all'inferno dei trafficanti di uomini e dei barconi e ognuno si assumerà le sue responsabilità». L'ipotesi già circolata in passato risolverebbe principalmente il problema dei profughi, ma non quello dei migranti economici.

LA FRANCIA
Ma se dall'Ungheria e da tutti i paesi che aderiscono al patto di Visegrad non ci si aspettava alcuna collaborazione, rispetto alla posizione della Francia e della Germania, le aspettative sono sempre state diverse. Anche se ieri sera il presidente Macron - che sarà a Roma domani per incontrare il premier Conte - ha indurito i toni sull'immigrazione. In un discorso pronunciato davanti a 200 deputati e senatori della République en Marche, il leader francese ha invitato la maggioranza presidenziale e il governo alla fermezza sulla questione migratoria, per evitare di diventare un «partito borghese», che non tiene conto dell'opinione delle classi popolari sedotte dal Rassemblement National di Marine Le Pen. «Credo nel nostro diritto d'asilo, ma è sviato dalla sua finalità dalle reti, da gente che manipola. Se non lo guardiamo in faccia, lo subiremo. Risultato? Dei quartieri in cui esplode il numero di minori non accompagnati». Parole riferite da un partecipante alla riunione citato ieri sera da giornali e tv d'Oltralpe. Il leader francese e fondatore di En Marche ha sottolineato che oggi «la questione è sapere se vogliamo essere un partito borghese o meno. I borghesi non hanno problemi con questo: non li incrociano...». Mentre «le classi popolari vivono insieme ad esso». «Per decenni - ha poi deplorato Macron - la sinistra non ha voluto guardare questo problema. Le classi popolari hanno migrato verso l'estrema destra. Siamo come le tre scimmiette: non vogliamo guardare».
Il governo di Angela Merkel lancia segnali più disponibili. E proprio domani il ministro dell'Interno Luciana Lamorgese si recherà a Berlino dal suo omologo Horst Lorenz Seehofer, in vista del vertice di Malta.
 

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