Hai scelto di rifiutare i cookie

La pubblicità personalizzata è un modo per supportare il lavoro della nostra redazione, che si impegna a fornirti ogni giorno informazioni di qualità. Accettando i cookie, ci aiuterai a fornire una informazione aggiornata ed autorevole.

In ogni momento puoi modificare le tue scelte tramite il link "preferenze cookie" in fondo alla pagina.
ACCETTA COOKIE oppure ABBONATI a partire da 1€

Migranti, il piano europeo per le redistribuzioni: dopo l'appello di Draghi ad Ankara ecco cosa cambia

Migranti, il piano europeo per le redistribuzioni: dopo l'appello di Draghi ad Ankara ecco cosa cambia
di Gabriele Rosana
3 Minuti di Lettura
Mercoledì 6 Luglio 2022, 13:05 - Ultimo aggiornamento: 13:07

BRUXELLES L’Italia «cerca di salvare vite umane. Siamo il Paese che meno discrimina e che più è aperto, ma anche noi abbiamo dei limiti e ora ci siamo arrivati». Parlando da Ankara al termine del bilaterale con il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan, il premier Mario Draghi ha rilanciato un tema, quello della redistribuzione dei migranti in arrivo sulle coste del Mediterraneo, «che la ministra dell’Interno Luciana Lamorgese ha posto in Europa». E che torna adesso sul tavolo del Consiglio informale Affari interni che si riunisce lunedì prossimo 11 luglio a Praga, primo appuntamento in trasferta del fitto calendario del semestre di presidenza della Repubblica Ceca alla testa dell’istituzione che mette insieme i governi dei Ventisette. Il dossier ha preso forma meno di un mese fa, in una delle ultime riunioni presiedute dai francesi, e riguarda la creazione di un meccanismo temporaneo, della durata (per ora) di un anno, di redistribuzione su base volontaria dei migranti in arrivo nel Mediterraneo: uno schema, che sarà gestito dall’esecutivo Ue di Bruxelles, che punta ad alleviare la pressione in particolare su Italia, Spagna, Malta e Grecia.

Vertice Italia-Turchia, siglati 9 accordi

Ricollocamenti volontari per 10mila migranti

Aperto anche alla partecipazione di Paesi non Ue ma membri dell’area Schengen come Svizzera e Norvegia - che hanno portato il numero totale degli Stati aderenti alla piattaforma di solidarietà per la redistribuzione a oltre una ventina, comprese Francia e Germania -, il meccanismo dei ricollocamenti volontari dovrebbe riguardare circa 10mila persone. Per chi non volesse accogliere i richiedenti asilo, l’alternativa è pagare un contributo finanziario agli Stati di primo ingresso. 
Nella dichiarazione sul futuro del Patto sulla Migrazione e l’asilo firmata a fine giugno da vari Paesi membri, il governo italiano ha ottenuto tra i criteri prioritari per procedere ai ricollocamenti una menzione ad hoc per «gli Stati membri che devono far fronte agli sbarchi in seguito a operazioni di ricerca e soccorso», cioè i salvataggi in mare, per i quali sarebbe creata una categoria apposita nel sistema delle identificazioni. La quadra sulle quote volontarie, che rivitalizza il dossier immigrazione finito per anni su un binario morto con la riforma del regolamento di Dublino, potrebbe diventare operativa già in estate. Ma porta con sé però un corollario destinato a pesare sui Paesi di primo sbarco. Cioè il via libera ai due regolamenti sullo screening e su Eurodac, la banca dati Ue sulle impronte digitali. È sugli Stati del Mediterraneo che ricade infatti la responsabilità di identificare chi arriva; ma così si pongono anche le condizioni per un’importante stretta sui movimenti secondari, quelli cioè di chi, dopo l’approdo, si dirige altrove, in particolare nel Nord Europa.

© RIPRODUZIONE RISERVATA