Mes, rinvio dopo lo scontro: ma il rischio politico resta

Giovedì 5 Dicembre 2019 di Marco Conti

Il rinvio a febbraio della firma della riforma salva-Stati (Mes), e il fatto che il tema potrebbe non essere oggetto della riunione di metà dicembre dell'eurosummit, potrebbe far scendere di molto la tensione nella maggioranza. Anche se il problema viene solo rinviato, il governo di Giuseppe Conte dovrebbe riuscire a superare senza intoppi il voto di mercoledì prossimo. Ore di tensione che hanno costretto il premier a seguire, prima da Londra e poi da Roma, la lunga riunione dei ministri dell'Economia della zona euro iniziata a Bruxelles nel primo pomeriggio e finita con un nulla di fatto, e un rinvio, nella notte.

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LE IPOTESI
E' stato l'esordio della coppia Roberto Gualtieri-Paolo Gentiloni, anche se il ruolo da Commissario agli Affari economici impedisce all'ex presidente del Consiglio di schierarsi. E' toccato al ministro dell'Economia cercare di difendere le posizioni del governo italiano senza mettere in discussione, e perdere ulteriore credibilità, gli accordi raggiunti dal predecessore. La linea resta quella delle riforme «pacchetto» che alla fine dovrà contenere quindi la riforma del meccanismo salva-Stati oltre l'Eurobilancio e l'Unione bancaria, compresi regolamenti e allegati vari.
A Bruxelles si è iniziata la riunione dei ministri dell'Economia partendo dagli allegati. Ovvero dalle clausole di azione collettiva (Cacs ndr) che rendono meno difficile un'eventuale ristrutturazione del debito di uno Stato che chiede l'intervento del Mes. Anche se non ci sono meccanismi automatici nella riforma, nel suo recente intervento alla Camera il premier Conte ha posto l'argomento tra quelli ancora aperti anche per il valore da dare all'allegato rispetto al trattato. Ma l'Italia respinge anche ogni ipotesi di ponderazione del rischio dei titoli sovrani nazionali detenuti dalle banche. L'argomento non è affrontato nella riforma del meccanismo salva-Stati, ma rappresenta il cuore della tanto attesa Unione bancaria e della garanzia unica, europea sui depositi bancari che rischia anch'essa di slittare. Prima dell'inizio dell'Eurogruppo, Gentiloni ha invitato tutti i ministri dei diciannove paesi della zona euro ad iniziare la riunione con «il piede giusto». Un segnale forse al ministro Gualtieri a non porre in discussione intese già raggiunte dopo mesi di confronto, ma anche forse alla Germania di Scholz a non insistere su proposte già bocciate e un po' troppo ritagliate sulle esigenze di un solo Paese.
Il dibattito che si è scatenato in Italia sulla riforma del salva-Stati conclusa dal governo M5S-Lega e ora contestata dagli stessi partiti, ha influito non poco sulla riunione che è andata avanti per ore. Le minacce dei grillini a non votare la riforma del Mes quando il testo arriverà in aula per la ratifica, potrebbe mettere in discussione il lavoro fatto in due anni. «Inutile fissare date se non si fanno modifiche», sosteneva ieri con i suoi il ministro Luigi Di Maio. Ma Gualtieri e lo stesso Conte ritengono che ci siano ancora spazi per ottenere ulteriori garanzie sul fatto che non ci sarà nessuna ristrutturazione obbligatoria del debito per i paesi in difficoltà e che, soprattutto, l'Italia non è tra questi perché ha un debito pubblico alto, ma sostenibile.

Molto della partita si è giocata sulle clausole Cacs senza trovare un'intesa. Ancor più complesso sarà, dopo giugno, la trattativa sulla garanzia unica dei depositi. L'argomento è complicato soprattutto perché, seppure bocciata, si parte dalla proposta tedesca che propone la ponderazione dei titoli pubblici detenuti dalle banche. Un'idea respinta con nettezza anche dal presidente del Consiglio ieri l'altro in Parlamento, ma che contribuisce ad alimentare la polemica in casa nostra.
L'affannosa ricerca di un argomento che possa consentire alla maggioranza di ritrovarsi mercoledì prossimo in un'unica risoluzione parlamentare, è seguita con crescente preoccupazione dal Quirinale. Come è ormai tradizione, Conte e il governo verranno ricevuti da Sergio Mattarella il giorno prima della riunione del Consiglio europeo nella quale il presidente del Consiglio dovrà pronunciare parole chiare sul Mes e sulle parti restanti della riforma. Ma a preoccupare il Presidente della Repubblica sono le continue tensioni che nella maggioranza tagliano tutte le questioni e paralizzano l'azione di governo.

Ultimo aggiornamento: 18:16 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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