Salva Stati, verso un altro rinvio. E Conte: «Bene i "responsabili"»

Venerdì 13 Dicembre 2019 di Marco Conti

dal nostro inviato
BRUXELLES
I cambi di casacca, che tanto fanno arrabbiare Luigi Di Maio, non lo preoccupano. A Giuseppe Conte interessava il risultato finale, e quei 165 senatori che mercoledì hanno votato a favore della risoluzione pro-Mes gli permettono di arrivare al Consiglio europeo di fine anno saldo sulla sedia di palazzo Chigi e pronto ad organizzare bilaterali con Merkel e Macron.

Vedere lo stesso presidente del Consiglio italiano per due Natali di seguito, è già una notizia qui a Bruxelles. Quasi al termine della prima giornata di summit, Conte si rilassa in una delle stanzette della delegazione italiana. Sui passaggi di parlamentari dal M5S alla Lega, il presidente del Consiglio prima glissa parlando di «scelte personali», augurando al senatore Grassi che «è anche un collega, di aver maggiore fortuna di me con Salvini sulla cui sensibilità istituzionale mi sono già pronunciato». Ma poi alza il tiro. «Se usciamo dai casi singoli e facciamo una valutazione politica d'insieme, lancio un messaggio non solo alle forze di maggioranza ma a tutti i parlamentari. Anche a chi pensa di non essere riuscito sinora a dare un contributo: noi stiamo lavorando da qui al 2023 per riformare il Paese, riforma della giustizia, Green new deal, riduzione della burocrazia. Quindi tutte le competenze, tutte le professionalità potranno trovare spazio e ampio riscontro».

M5S, Grassi, Urraro e Lucidi passano alla Lega. Di Maio: è mercato delle vacche

IL CONSIGLIO
Ma Salvini ce la sta mettendo tutta per cercare di far cadere il governo? «Gli consiglio di non disperdere energie», è l'invito, sicuramente interessato ma che mostra anche un bel po' di sicumera, del premier che poi la dice chiara: «Chi scommette sulla Lega e su Salvini dovrà aspettare molto, mentre con noi può già lavorare». Porte aperte quindi ai gruppi di responsabili' anche provenienti da Forza Italia, partito che rischia di pagare duramente la deriva sovranista denunciata tante volte da Mara Carfagna.

«Vedremo, quando arriveranno. E soprattutto se saranno responsabili veramente, valuteremo». Sulla possibilità che dentro il M5S si formino gruppi pro-Conte, il premier getta invece acqua sul fuoco e ha gioco facile visto che lo scambio di bordate tra Salvini e Di Maio permette, forse, di considerare chiusa la liaison politica tra i due ex vicepremier. «Non mi auguro che forze della maggioranza si dividano», sostiene. Poi parla del vertice di maggioranza di lunedì nel quale, dice, che non si parlerà del cronoprogramma del 2020, ma di ciò che ancora è rimasto fuori dall'agenda e del maxi emendamento, che non è pronto e rischia di far slittare ancora il voto sulla manovra. La prescrizione è uno degli argomenti che fanno storcere il naso al Pd, ma sul metodo seguito dal governo sulla manovra di bilancio è stato molto critico il capogruppo Graziano Del Rio nell'assemblea di partito, e ora si appresta a chiedere conto al premier dei continui rinvii e ritardi.

Conte dice di essere «concentrato sulla maggioranza», al punto da minimizzare anche alcuni scogli. Di Matteo Renzi dice: «Mi fido di tutti coloro che lavorano con me». Ma non gli piace il finanziamento pubblico ai partiti. La scarsa voglia di quasi tutti i parlamentari di tornare al voto, e il terrore della sinistra di esser accusata di aver consegnato il Paese a Salvini, consente a Conte di guardare un po' tutti da una prospettiva diversa. Ma le insidie non mancano.

A cominciare da quel Mes di cui si discuterà oggi a Bruxelles e che ha animato lo scontro per giorni. Nelle conclusioni del Consiglio Ue ci sarà un passaggio che rimanda alle scelte che faranno i singoli parlamenti. A quello italiano Conte spera di portare un ulteriore slittamento, a giugno, della firma. Altri mesi in più che serviranno non tanto per possibili modifiche, quanto per far progredire l'altro elemento del pacchetto: l'unione bancaria. A Bruxelles ieri si è discusso di clima e bilancio europeo, con la proposta avanzata dalla Finlandia che non piace all'Italia. L'Italia vuole lo scorporo degli investimenti verdi dal patto di stabilità, e si dice contrario a considerare il nucleare come parte del new green deal. Ma è sulla Libia che il premier cerca il successo internazionale quando dice che a suo tempo aveva spiegato che Haftar non sarebbe riuscito a normalizzare il Paese in due settimane, e che ora quel via libera - dato soprattutto dalla Francia - ha peggiorato di molto la situazione.

Ultimo aggiornamento: 12:28 © RIPRODUZIONE RISERVATA
Visita i Musei Vaticani, la Cappella Sistina e San Pietro senza stress. Salta la fila e risparmia

Prenota adesso la tua visita a Roma