Meloni vede Xi: accordo per 200 aerei alla Cina. Pechino autorizza i velivoli prodotti da Airbus-Leonardo

La premier chiede un riequilibrio degli scambi commerciali. Presto andrà in Cina

Meloni vede Xi: accordo per 200 aerei alla Cina. Pechino autorizza i velivoli prodotti da Airbus-Leonardo
di Francesco Malfetano, nostro inviato a Bali
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Giovedì 17 Novembre 2022, 00:22 - Ultimo aggiornamento: 18 Novembre, 10:11

«Sono felice di aver avuto l’occasione di conoscere una donna che guida un governo politico». A Nusa Dua sono passate da poco le 19.45. Il G20 che ha portato in Indonesia gli uomini più potenti della Terra si è concluso da una manciata di ore. La concisa conferenza stampa di Giorgia Meloni, invece, solo da pochi minuti. Il premier italiano lascia in fretta e furia il centro congressi per raggiungere il leader cinese Xi Jinping nel suo albergo. È l’ultimo atto di una due giorni lunghissima. Al bilaterale Meloni, debitamente istruita dal presidente americano Joe Biden il giorno precedente, si presenta con un mandato di massima: abbassare la tensione. Per gli Stati Uniti ora l’esigenza è quella di scongiurare il rischio di nuovi conflitti. evitare il confronto nucleare, e anche di non frenare i rapporti commerciali con il Paese asiatico. Il dialogo non può e non deve interrompersi, per il bene di tutti. 

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Così, dopo aver incassato i complimenti di Xi e l’invito a viaggiare in Cina prima possibile per ricambiare la splendida accoglienza ricevuta nel 2019 («Amo l’Italia e ho grande stima di Mattarella, quello è stato tra i viaggi più belli della mia vita» ha spiegato il cinese, incassando subito il «sì» italiano alla visita), Meloni ha insistito sulla necessità di riequilibrare i rapporti commerciali tra i due Paesi. Ad oggi infatti, dati italiani alla mano, la Penisola vende alla Cina meno della metà di ciò che loro esportano in Italia (quasi 13 miliardi di euro all’anno nel primo caso, circa 30 nel secondo). Una situazione che, in virtù di quanto articolato da Meloni in conferenza stampa sulla crescita esponenziale del mercato asiatico, non è sostenibile. In altri termini a palazzo Chigi si punta al cosiddetto “level playing field” e cioè ad una parità di trattamento per le rispettive aziende. E del resto un primo passo in questa direzione è anche già stato compiuto. Il presidente del Consiglio ha infatti ringraziato calorosamente Xi perché il 15 novembre - a 5 anni dalla richiesta iniziale - il consorzio italo-francese Atr (composto da Leonardo e Airbus) ha ottenuto la certificazione per la vendita in Cina del velivolo a turboelica 42-600 prodotto negli stabilimenti di Pomigliano d’Arco. Un risultato che i fedelissimi di Meloni non faticano a definire «una pietra miliare dell’accesso al mercato cinese». E che, rivela una fonte vicina al dossier, è destinato a sbloccare la futura vendita al Paese asiatico di 200-250 aerei entro il 2035. Si tratta di un’intesa di massima a lungo raggio che, di fatto, manda in secondo piano il silenzio attorno al memorandum sulla Via della Seta in scadenza nel 2024. Tant’è che lo stesso Xi, dopo tre anni di gelo iniziati con gli ultimi atti del governo Conte e culminati con i pochi minuti di confronto concessi da Mario Draghi, ha accolto con grande favore l’iniziativa, portandola come «esempio» di come la collaborazione dovrebbe svolgersi.

 

SANZIONI E DIRITTI UMANI

D’altro canto la Cina (che ha chiesto all’Italia una collaborazione sugli sport e attrezzature invernali in vista delle Olimpiadi di Milano-Cortina 2026) era già pronta ad un accordo commerciale con l’intera Unione Europea mesi fa, un patto poi naufragato a causa delle contro-sanzioni imposte per la repressione degli Uiguri nello Xinjiang. Proprio i diritti umani sono stati un altro dei temi affrontati dal premier, con una certa accortezza. Su input a stelle e strisce la richiesta, avanzata senza mai nominare Taiwan, è stata appunto quella di abbassare la tensione. Un punto di vista che Xi non ha potuto rigettare, e pur ricordando che il Paese perseguirà la One China policy (la dottrina che prevede l’esistenza di un solo governo sovrano per Pechino e Taiwan), il leader ha sostanzialmente accolto l’invito a spendersi perché non vi siano conflitti. 
Buone intenzioni sottolineate anche quando si è parlato di Ucraina e della prospettiva di una guerra nucleare. Con una sottolineatura sulla Russia che appare anche come un tentativo cinese di smarcarsi dall’ombra del Cremlino: «Non ho più di tanto la capacità di influenzare Putin». Un colloquio denso, marcato dall’entusiasmo di un leader, quello di Pechino appunto, con cui restano delle inevitabili distanze. Nulla di non risanabile però hanno concordato ieri i due, arrivando a sostenere di lavorare in maniera sempre più serrata sulle «relazioni virtuose» anziché su possibili motivi di scontro.

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