Meloni boccia il viaggio a Mosca di Salvini: «Rompe il fronte occidentale»

La leader di FdI critica l'idea della missione: niente propaganda con la guerra

Meloni boccia il viaggio a Mosca di Salvini: «Rompe il fronte occidentale»
di Mario Ajello
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Domenica 29 Maggio 2022, 07:25

dal nostro inviato - MANDURIA (Taranto) - Divertita e rilassata per il clima campagnolo, Giorgia Meloni. E per l'atmosfera di festa - con cena di Heinz Beck e torta per il compleanno numero 78 di Bruno Vespa nella sua masseria Li Reni - in cui seduta affianco al giornalista e alla presidente Casellati, la leader di FdI ha motteggiato sulla Roma («La Maggica ha fatto il colpaccio con il trionfo in Conference League») e preso in giro il deputato azzurro Andrea Ruggieri («Quanto state soffrendo voi laziali?») associandolo ad Anna Falchi che è aquilotta ma sbagliando (lui è juventino). E in tarda serata, mentre la figlia e la nipote ormai dormono nella bella stanza del resort, rivolta al presidente pugliese Emiliano: «Ci facciamo una partita a tressette?». E lui, respingendo la proposta: «Ma come fai, Giorgia, ad avare tutta questa energia, io sono distrutto...».

Fin qui, l'aspetto conviviale. Poi però, ieri mattina, c'è stato l'aspetto combat della Meloni. Sulle labbra della Meloni la stroncatura del viaggio di Salvini a Mosca è il segno dell'ennesima divisione in casa centrodestra, e dell'incompatibilità - sul tema della guerra - tra l'atlantismo di FdI e il filo-putinismo dell'alleato e rivale. «Non ne conosco i contorni. Per carità, tutto quello che si fa per arrivare a una soluzione di questo conflitto è buona cosa», spiega la leader di FdI, davanti a una platea piena anche di esponenti locali del suo partito: «L'unica cosa però su cui bisogna fare molta attenzione è questa: non bisogna dare l'impressione, nell'altra metà del campo, che ci si possa infilare nelle crepe del fronte dei Paesi occidentale. Noi abbiamo bisogno in questa fase di una postura solida dell'Occidente. Dobbiamo presentarci coesi». Senza iniziative spot, che possono creare danni enormi nella gestione di questo momento delicatissimo.


E non è un'accusa da poco dire a Salvini che la sua missione diplomatica, su cui lui ora sta frenando, può diventare un assist per le manovre propagandistiche di Putin e per dividere i Paesi europei e l'Europa rispetto agli Usa. Ma guai a banalizzare la posizione severa di Meloni su Salvini alla solita scaramuccia tra i due big del centrodestra. No, il viaggio di Matteo diventa l'occasione per Giorgia per dare ancora più nettezza al suo profilo di leader che sta costruendo la sua credibilità internazionale, senza sbavature, tramite relazioni solide sia Oltreoceano sia nelle cancellerie continentali, e da presidente dei Conservatori Europei (a questo Forum in Masseria c'è anche il capogruppo europeo Raffaele Fitto, che è magna pars di questa identità), che è essenziale nel tragitto che dovrebbe portarla a Palazzo Chigi. Fa parte di questo profilo la richiesta, ieri dal palco pugliese, di creare «un fondo di compensazione, finanziato da tutti e anche dagli Stati Uniti, per affrontare le conseguenze economiche e sociali che la guerra già ha cominciato a provocare sui cittadini». Serve un meccanismo di compensazione, ecco. E Salvini? La Meloni attacca Conte dicendo «guai a fare propaganda sul tema della guerra», aggiunge che «quando ci sono in ballo gli interessi nazionali non deve esserci spazio per i calcoli elettorali dei partiti», e l'intero uditorio capisce che queste parole sono estendibili anche al leader leghista e alla sua trovata di recarsi a Mosca. Molto allineata sulle posizioni di Draghi («Ma no, sono allineata al bene della patria, punto. E non daremo sostegno al governo Draghi. In caso di crisi si deve andare subito a votare»), sull'invio di nuove armi all'Ucraina la Meloni è lontanissima dal capo del Carroccio. «Se lasci gli ucraini da soli non aiuti la pace. Se ti viene un ladro in casa e tu non fai niente, è l'intero quartiere che diventa più insicuro. La sicurezza dell'Europa si gioca in Ucraina».

La chiarezza

E ancora: «Se lasciamo vincere l'invasore, dopo toccherà alla Moldavia, alla Finlandia e ai Paesi Nato come la Lettonia. E guardate, se l'Ucraina capitola il vero vincitore non è la Russia, ma la Cina e gli europei finirebbero sotto l'influenza cinese». L'ambiguità di certo pacifismo, anche salviniano, non è affatto negli orizzonti di FdI. «In questa fase l'Italia - è il messaggio della Meloni - non deve discostarsi dalle scelte che fanno i suoi alleati. Non vorrei uscire da questa vicenda con un altro racconto sull'Italia del tipo spaghetti e mandolino».
Chiarezza e responsabilità: ecco le parole chiave di Giorgia. Su tutto. Anche nel centrodestra. «Si vuole vincere con FdI o si vuole non vincere per andare poi al governo con Pd e M5s? A questo domanda servono risposte molto chiare da parte dei nostri alleati». Che però il patto anti-inciucio caro alla Meloni non intendono sottoscriverlo. In FdI si teme per esempio che, senza una vittoria netta del centrodestra, al posto di Giorgia a Palazzo Chigi in modalità larga alleanza potrebbero andare altri o altre: la Carfagna, come ipotizza più di qualcuno qui alla masseria dopo il passaggio di Mara e soprattutto dopo la doppia presenza importantissima di Mattarella e Draghi alla kermesse di Sorrento promossa dalla ministra del Sud?
 

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