Meloni, il piano migranti: rimpatri gestiti dalla Ue e aiuti all'Africa. Tensione con la Francia

Il premier: superare il meccanismo delle redistribuzioni

Meloni, il piano migranti: rimpatri gestiti dalla Ue e aiuti all'Africa. Tensione con la Francia
di Alberto Gentili, inviato ad Alicante
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Venerdì 9 Dicembre 2022, 06:43 - Ultimo aggiornamento: 10:10

Superare il meccanismo della redistribuzione dei migranti che «non funziona e non ha mai funzionato». Varare un sistema per i rimpatri gestito direttamente dall'Unione europea. Lanciare un grande piano per lo sviluppo dell'Africa. E trasformare il Mediterraneo, grazie ai suoi gasdotti, «nel grande hub di approvvigionamento energetico dell'Unione». Sono questi punti che oggi Giorgia Meloni, ad Alicante, porterà al tavolo del vertice EuroMed-9 cui partecipano oltre all'Italia, Spagna, Francia, Portogallo, Grecia, Malta, Cipro, Slovenia, Croazia.
La premier italiana si muoverà, fanno sapere dall'Eliseo, su una linea non distante da quella di Emmanuel Macron. Ma è escluso un incontro bilaterale tra i due leader. E se Parigi fa filtrare che «continua il lavoro sui migranti assieme all'Italia», indicando un obiettivo comune («tutti gli Stati europei sentano la propria responsabilità e si impegnino in modo costruttivo»), la tensione tra l'Eliseo e Roma resta alta.

Fonti vicine a Macron affermano che tra i due Paesi restano «divisioni sul tema della responsabilità dei salvataggi in mare: i nodi non sono stati sciolti» dopo il caso Ocean Viking. E aggiungono di «attendere ancora l'indicazione di una data» per una visita ufficiale della premier italiana all'Eliseo. Piccata la risposta di palazzo Chigi: «Non ci risulta alcun impegno assunto per una visita a Parigi. Né al presidente è giunto alcun invito ufficiale, immaginando che determinati inviti non si facciano a mezzo stampa». Commento lapidario di un ministro che segue il dossier: «Parigi provoca».

Schermaglie con la Francia a parte, Meloni vuole far valere la «responsabilità» dei migranti a livello europeo. Tant'è, che ribadirà quanto detto l'altro ieri a Tirana: «Serve più Europa sul fronte Sud, da soli i Paesi del Mediterraneo non ce la fanno a gestire i flussi migratori».

La traduzione pratica di questa richiesta è, appunto, la gestione «centralizzata, da parte dell'Ue dei rimpatri». Per ottenerla «sono fondamentali», spiegano a palazzo Chigi, «gli accordi unici europei con gli Stati di provenienza dei migranti»: «Adesso quando un Paese Ue va a trattare con gli Stati africani, si trova in una posizione di grande debolezza. Se invece la trattativa sarà svolta dall'Ue si avrà maggiore forza contrattuale». In cambio, è la richiesta di Meloni, l'Ue dovrà concedere aiuti ai Paesi africani che collaborano per i rimpatri. E non solo a loro: la premier italiana rilancerà l'idea di un grande piano (l'ha chiamato piano Mattei) per sostenere lo sviluppo dell'Africa. E si dichiarerà disposta, d'intesa con gli Stati che accetteranno i rimpatri, a stabilire di anno in anno una quota di ingressi regolari in base alle richieste di manodopera dei nostri settori produttivi.
Resta da sciogliere il nodo della redistribuzione di chi sbarca sulle coste italiane ed europee. Meloni, si diceva, vuole archiviarla. Perché, spiegano a palazzo Chigi, «non si può accettare l'idea che l'Italia faccia entrare tutti e poi chieda all'Europa di redistribuirli. Non ha funzionato e non funzionerà...».

Sul fronte energetico, che è poi il piatto forte del vertice, Meloni chiederà di «spostare il baricentro delle forniture» di gas e petrolio «verso il Mediterraneo». E questo perché, dopo aver rinunciato al metano russo, «le fonti e i canali di approvvigionamento mediterranei sono fondamentali». Non a caso la premier saluta come un «evento storico» lo stanziamento di 307 milioni, deciso ieri dall'Ue, per la costruzione di un elettrodotto tra Italia e Tunisia.

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