Da una parte il Cavaliere, che definisce l’alleata «supponente e arrogante». E medita – anche se i suoi smentiscono – di andare da solo alle consultazioni al Quirinale. Dall’altra, Giorgia Meloni, che valuta di cancellare i nomi dei senatori di Forza Italia dalla lista dei papabili ministri (con l’eccezione di Elisabetta Casellati) e risponde a Berlusconi per le rime: «Ha dimenticato un aggettivo, non ricattabile». In mezzo, Matteo Salvini. Costretto dagli eventi a vestire i panni per lui inediti del paciere. Il mediatore.
Salvini e la lite Berlusconi-Meloni
«Sono sicuro che anche fra Giorgia e Silvio tornerà quell'armonia che sarà fondamentale per governare, bene e insieme, per i prossimi cinque anni», tranquillizza oggi il leader del Carroccio.
LA TELA DEL CARROCCIO
Perché se fino a qualche giorno fa le cronache descrivevano il Capitano leghista come pronto a fare “comunella” con Berlusconi, rinsaldando l’asse col Cavaliere per pesare di più nelle trattative con la premier in pectore, la situazione sembra essersi rovesciata. Con Salvini che quasi non riconosce più l’amico Silvio. E ora, gli domandano i suoi, che succede? Lui continua a tessere la sua tela. A vestire i panni del pompiere, fiducioso – come molti, sia in FI che in FdI – che le nuvole che agitano il centrodestra molto presto lasceranno spazio al sereno. Ma le ipotesi si rincorrono. Davvero il gruppo di Forza Italia potrebbe andare da sola alle consultazioni con il Capo dello Stato? La risposta è sì, in teoria. Perché nulla impone ai singoli partiti di recarsi al Quirinale con i partner di coalizione con cui si sono presentati alle urne. Il segnale, in questo caso, sarebbe tutto politico. E c’è anche chi si spinge a ipotizzare che in questo caso il Cavaliere potrebbe non fare il nome di Giorgia Meloni per la premiership.
Sarebbe lo scenario dell’armageddon, per il centrodestra. E sono in pochi a ritenere questa opzione davvero percorribile. Perché il primo a uscirne danneggiato, ragionano a voce bassa i colonnelli di FI, sarebbe lo stesso Berlusconi e il suo partito. Che nulla avrebbe da guadagnare da un mancato accordo per un governo di coalizione con gli alleati, obiettivo sempre rivendicato da tutti i forzisti. Dunque, scommettono gli azzurri, alla fine tutto si risolverà, Ronzulli o no al governo. Forse anche grazie a Salvini.
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