Giorgia Meloni: «FdI contro ogni nuova tassa. Ballottaggi, partita aperta»

La leader: «La Lega ha fatto bene a non votare in Cdm una delega in bianco»

Giorgia Meloni: «FdI contro ogni nuova tassa. Ballottaggi, partita aperta»
di Mario Ajello
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Mercoledì 6 Ottobre 2021, 00:46 - Ultimo aggiornamento: 9 Ottobre, 13:08

Presidente Meloni, il Carroccio che esce dal Cdm non è la prima conseguenza delle elezioni? Salvini vi raggiunge all’opposizione...
«Ha fatto bene la Lega a non votare una delega in bianco. D’altronde, Letta e il Pd non hanno mai fatto mistero di voler aumentare le tasse sulla casa e colpire chi produce ricchezza. Si sta facendo un gioco delle tre carte che privilegia sempre le idee della sinistra e fa bene il centrodestra a difendersi, dimostrando di essere la coalizione “no tax” che abbiamo sempre detto di essere. E fa bene Salvini a non votare quella delega in bianco anche perché nel Parlamento il centrosinistra è molto più forte nei numeri e tende a prevalere e da parte del governo Draghi mi sembra ci sia una certa inclinazione...».

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Intanto per il ballottaggio, lei scenderà davvero in campo per tirare la volata a Michetti? 
«Continuerò a spendermi in prima persona, come ho fatto finora. Ho chiamato Salvini e Berlusconi e mi hanno confermato la loro presenza significativa e decisa nelle prossime due settimane. E confido che ci vedremo nelle prossime ore. A Roma il centrodestra è avanti in modo significativo, malgrado una campagna elettorale nella quale abbiamo subito un po’ di tutto. Siamo in battaglia e bisogna serrare i ranghi: il confronto si polarizzerà e dobbiamo lavorare per far conoscere ancor di più il nostro programma per la Capitale. FdI sarà in prima linea in questa sfida».

Michetti non ha già fatto il pieno dei consensi?
 «No, e sono convinta che il centrodestra abbia tutte le carte in regola per vincere al ballottaggio. Al primo turno i romani hanno smentito il racconto interessato di certa stampa, che ha denigrato in ogni modo Michetti e lo ha descritto come un candidato debole. Le urne hanno sancito il contrario: Enrico è stato il più votato ed è arrivato davanti due ex ministri e al sindaco uscente. Voglio dire ai cittadini della Capitale che Roma può tornare a contare e a crescere ma bisogna crederci. E i fatti dicono che chi ha creduto di più nel ruolo della Capitale sono FdI e il centrodestra».

 

Governare Roma con tutte le sue difficoltà non rischia di essere un intoppo per la sua corsa a palazzo Chigi nel 2023?
«Sono temi distinti e separati. Oggi è in gioco il futuro della Capitale e a noi interessa parlare solo di questo. Vogliamo discutere di lavoro, sicurezza, sviluppo, poteri e risorse speciali per la città. Sono altri che a sinistra hanno usato il Campidoglio per fini personali e per costruire carriere politiche nazionali».

Tutti a dire - da Berlusconi a Salvini - che il centrodestra ha sbagliato candidati in queste comunali. Lo pensa anche lei?
«Non lo penso e non lo pensano nemmeno Berlusconi e Salvini. La partita dei ballottaggi è apertissima e siamo pronti a giocarla».

Nei commenti post voto non si fa che dire: nessun boom FdI. È così?
«FdI cresce su tutto il territorio nazionale e siamo il primo partito di Roma e del centrodestra anche a Bologna, Trieste, Torino, Pordenone, Grosseto e in molti altri comuni. Abbiamo quintuplicato i voti rispetto alle comunali e li ha raddoppiati rispetto alle europee. Abbiamo confermato i sindaci di FdI in città importanti come Pordenone e Busto Arsizio. Che cosa avremmo dovuto fare di più? Purtroppo, la propaganda ha stabilito che il centrodestra ha perso e che c’è una fantomatica sconfitta di FdI. I numeri sono ben diversi dalla realtà».

Ha influito o no il caso Fidanza nel voto?
«Non credo. I cittadini sono molto più intelligenti di quello che pensa il mainstream e hanno capito bene l’attacco studiato a tavolino, a 48 ore dal voto, nei nostri confronti. Noi non abbiamo nulla da nascondere. Forse lo hanno altri, altrimenti non si spiega perché Fanpage abbia definito oscena la nostra richiesta di avere le 100 ore di girato della loro inchiesta. Perché non vogliono farci vedere tutto? Siamo pronti a prendere provvedimenti esemplari se qualcuno dei nostri avesse sbagliato perché in FdI non c’è spazio per forme di razzismo, antisemitismo, nostalgie folkloristiche o per la disonestà ma vogliamo stabilirlo in base ai fatti e non alle ricostruzione parziali».

Lei, e non Salvini, sembra aver ipotecato la carica di candidata premier della vostra alleanza?
«Il centrodestra rispetta la stessa regola da sempre: il partito della coalizione che riceve più voti nelle elezioni politiche indicherà il Presidente del Consiglio. È accaduto in passato e sarà così anche in futuro».

Draghi al Colle e si vota, è la sua linea. Ma crede che il Pd possa accettare? Ed è sicura che Salvini in crisi di consensi aderisca a questo tragitto?
«Il segretario del Pd ha già declinato la mia proposta, forse perché non così convinto della sua vittoria. Per Letta il governo “migliore” è quello che gli può mantenere la poltrona e gli consente di non misurarsi col voto popolare. Salvini vuole andare ad elezioni quanto me, per dare all’Italia un governo di centrodestra che porti avanti un programma chiaro e coraggioso di centrodestra».

Le arrivano nuovi inviti a fare il partito unico del centrodestra. Ora non le converrebbe visto che FdI è in una posizione di forza?
«No, perché ho sempre creduto che l’identità e le specificità di ogni singolo partito del centrodestra siano un punto di forza per la coalizione. Un partito unico non converrebbe a FdI ma neanche al centrodestra». 

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