Governo Meloni, le altre nomine: Deodato resta a palazzo Chigi. Consigli (anche) da Frattini

La nuova maggioranza recluta alti dirigenti per il governo: caccia ai migliori senza alcuna pregiudiziale politica

Governo Meloni, le altre nomine: Deodato resta a palazzo Chigi. Consigli (anche) da Frattini
di Mario Ajello
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Martedì 4 Ottobre 2022, 00:49

Il meloniano «non faremo da soli» vale, e tantissimo, per i ministeri. Ovvero: senza super-burocrati iper-competenti non si governa e non si manda avanti un paese. Quindi? La nuova destra li sta cercando. E ci si informa qua e là su cui, tra i cosiddetti mandarini del potere, che talvolta contano anche più di un ministro, può dare una preziosa mano tecnico-amministrativa all’esecutivo che verrà. E’ un mondo, quello del cosiddetto deep state, in cui Fratelli d’Italia finora ha avuto pochissimi contatti e tantomeno può vantare affiliazioni. E così, si cercano lumi anche presso Franco Frattini, presidente di quel Consiglio di Stato da cui solitamente vengono attinti i capi di gabinetto dei ministeri e altre figure strategiche. 

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Come segretario generale di Palazzo Chigi, ci sarà molto probabilmente Carlo Deodato, finora capo del Dipartimento affari legislativi a Palazzo Chigi dove arrivò portato da Enrico Letta. È un moderato (e cattolico tradizionalista) che ha lavorato già nei ministeri con Brunetta e nella breve stagione di Paolo Savona, è stato alla Consob, è molto apprezzato da Meloni e anche da Crosetto e FdI punta forte su di lui. Qualcuno scommette che al posto di Deodato possa andare il costituzionalista Alfonso Celotto, che ha già lavorato come capo di gabinetto di ministri del centrodestra e del centrosinistra e a cui mancherebbe proprio l’approdo alla Presidenza del consiglio.

E comunque è stata molto apprezzata a destra la sua posizione a favore di una riforma dello Stato in senso presidenziale. A Palazzo Chigi potrebbe restare e contare ancora di più, dicono in FdI, l’attuale capo di gabinetto del sottosegretario Garofoli: Daria Perrotta, magistrata alla Corte dei Conti. Stimata trasversalmente, ha anche lavorato con Giorgetti. Occhi puntati su Gino Scaccia, costituzionalista: è stato capo del legislativo con Gelmini agli Affari Regionali e i talent scout del melonismo hanno buone referenze e aspettative su di lui. 

SCOUTING

Due dirigenti che la leader di FdI stima molto e avranno un ruolo sono Gaetano Caputi, ex Consob e ora capo di gabinetto al Turismo con Garavaglia, e Massimiliano Atelli, stimatissimo consigliere di Stato, capo segreteria e capo del legislativo all’Ambiente con Prestigiacomo, Clini, Orlando. Ora in quel ministero Atelli è presidente della commissione Via, ruolo cruciale perché dalle sue mani passano le autorizzazioni per le grandi opere.
Come segretario generale al Mef, resterà probabilmente Giuseppe Chiné, anche perché i dossier Pnrr ha bisogno di continuità e del resto tra melonismo e draghismo il vero trait d’union sembrerebbe essere proprio quello del mantenere l’apparato tecnico del governo precedente in quello successivo e non interrompere la filiera. Si fa largo tra i papabilissimi per posti pesanti - in gran parte provenienti appunto dal Consiglio di Stato dove è poco presente la destra e molto il mondo di Gianni Letta e quello degli allievi di Sabino Cassese - il napoletano Luigi Carbone che è stato capo di gabinetto al Mef nel primo governo Conte e aveva lo stesso ruolo con Calderoli al ministero delle Riforme. 

Si passano in rassegna figure come Simonetta Saporito, dirigente della Presidenza del Consiglio, oggi all’Agenzia del Demanio; Andrea Venanzoni, giurista ed esperto di digitalizzazione; la costituzionalista Giovanna Pistorio; Marco Rossi, già segretario generale al Lavoro. E ancora: in cima ai desiderata dei FdI c’è Luigi Fiorentino, figura di lunga esperienza e ora capo di gabinetto al ministero dell’Istruzione.
E insomma, nessuna pregiudiziale politica e caccia ai migliori, da parte della nuova destra, in quel campo dei civil servant che non esternano su Twitter, non pontificano sui giornali, non battibeccano nei talk show e si applicano, concretamente, a portare avanti l’Italia.

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