Meloni apre alla elezione di Draghi al Quirinale ma il voto anticipato non dipende dal premier

Per la leader di Fratelli d'Italia non è la possibile elezione di Draghi al Colle a motivare la fine della legislatura, ma è la sola elezione di un nuovo Capo dello Stato

Meloni apre alla elezione di Draghi al Quirinale ma il voto anticipato non dipende dal premier
di Marco Conti
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Domenica 12 Dicembre 2021, 16:53 - Ultimo aggiornamento: 16:58

«Berlusconi è un patriota, Draghi non lo so». Giorgia Meloni chiude la festa di Atreju dicendo a margine ciò che ha evitato di dire dal palco. Più di un’ora di intervento sotto la struttura issata in piazza Risorgimento dove nei giorni scorsi hanno sfilato tutti i big di partito. E il tema più gettonato non poteva non essere la corsa a succedere a Sergio Mattarella.

La leader di FdI parla dal palco e rivendica i valori della destra usando più spesso il termine “conservatori”. Dal leader dei conservatori europei attacca la sinistra,  critica il governo citando i ministri Lamorgese e Speranza, ma non attacca direttamente Draghi anche quando critica la manovra di bilancio che considera sbagliata e per che per scriverla «non serviva Draghi». 

Nel tratteggiare l’europeismo dei conservatori, la Meloni attacca Palazzo Chigi che «è di fatto l'ufficio stampa dell'Eliseo e Letta è il Rocco Casalino di Macron». Solo che a Palazzo Chigi ora c’è Draghi e la Meloni non chiude la porta, anzi, ad una possibile elezione al Quirinale dell’ex banchiere centrale. «Vedremo - spiega - come difenderà l'italianità in dossier caldi, come quelli sulle telecomunicazioni, sulla Borsa italiana», aggiungerà poi in tv.

Dal palco non accenna neppure alla richiesta del voto anticipato, argomento che riprende rispondendo a precisa domanda di Lucia Annunziata: «Noi continuiamo a volere (il voto anticipato ndr) visto che il mandato di Draghi era legato a quello del presidente Mattarella». Come dire che non è l’elezione di Draghi a motivare e a provocare la fine della legislatura, ma la sola elezione di un nuovo Capo dello Stato. 

Incassato nell'ultimo giorno di Atreju il plauso degli alleati europei, da ultimo quello dello spagnolo di Vox Jorge Buxadè e del tories britannico James Wharton, («Giorgia Meloni è la protagonista principale di questo dibattito sul conservatorismo internazionale che ci porterà ad intraprendere la nostra comune direzione futura») la leader italiana non si nasconde: «Il nostro obiettivo è ora dare casa politica a chi vuole battersi con noi contro il pensiero unico, ci hanno affidato la guida dei conservatori europei, serve ora di unire di più le forze, aprire di più la nostra casa». Un messaggio chiaro che non passa inosservato, come non passa inosservato la (quasi) excusatio non petita che «non sto però parlando di un altro partito o di un simbolo diverso, parlo della legittima aspirazione a guidare il campo dei conservatori» perché «abbiamo in testa un progetto visionario». «Vogliamo costruire il nostro progetto tra la gente, nelle fabbriche, nelle scuole», dice Meloni tra gli applausi più forti ricevuti questa mattina in piazza Risorgimento.

 

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