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Meloni, prova di forza nel centrodestra: «Senza accordo in Sicilia salta anche la Lombardia»

La leader di FdI insiste sulla candidatura di Musumeci. Salvini: lavoro per comporre

Meloni, prova di forza nel centrodestra: «Senza accordo in Sicilia salta anche la Lombardia»
di Mario Ajello
4 Minuti di Lettura
Lunedì 2 Maggio 2022, 21:50 - Ultimo aggiornamento: 3 Maggio, 13:34

Continuano a volare gli stracci nel centrodestra. Io ballo da sola - celebre film di Bernardo Bertolucci, in realtà non riuscitissimo - è il nuovo mood di Giorgia Meloni che ha lanciato la doppia sfida agli alleati: «FdI potrebbe andare da sola nei collegi uninominali nelle elezioni politiche del 2023 e intanto alle comunali di giugno se gli alleati continuano nei loro veti abbiamo ottimi candidati di partito che possiamo presentare per i fatti nostri in varie città».

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«Questa è una doppia minaccia», dicono nella Lega e in Forza Italia dopo la prova muscolare che Giorgia ha offerto il primo maggio a Milano in chiusura della sua kermesse di partito. Salvini è offeso: «Io volevo andare a fare un saluto alla conferenza programmatica di FdI e avrei offerto il caffè, ma niente: mi hanno detto che sarei stato un imbucato, e io non vado da imbucato da nessuna parte, il caffè me lo sono preso da solo, quando avranno voglia ci vedremo...». Dunque si vedranno i tre leader - Meloni, Salvini e Berlusconi - nei prossimi giorni? Si vedranno probabilmente verso la fine della settimana ma niente è ancora deciso. La data sostengono di volerla trovare, ma perché non la trovano subito? Perché i litigi su tutto sono tanti, e troppi, ancora. Anche se Salvini assicura: «Lavoro per ricomporre». 

Ma il piano nazionale è legato, eccome, a quello locale. La Sicilia è il vero primo scoglio su cui tutto ruota attorno. Se non si fa pace laggiù intorno alla candidatura bis di Nello Musumeci a presidente della Regione nel voto in autunno, su cui la Meloni non transige («Ha governato bene. I nostri alleati non lo vogliono soltanto perché è vicino a FdI? E’ una cosa inammissibile»), tutto il resto rimane per aria. Compresa l’alleanza in cinque città cruciali che vanno al voto il 12 giugno: Palermo, Verona, Parma, Catanzaro, Viterbo. Salvini dà la colpa alla Meloni delle divisioni e parlando della Sicilia dice: «Noi siamo impegnati per ricomporre, su Musumeci i tre quarti della coalizione dicono no, evidentemente c’è un problema, io dico che saremo compatti, io cerco l’unità. Ma qualcun altro, un giorno sì e un giorno no, dice “potremo andare da soli”». «Per salvaguardare l’unita della coalizione non possiamo - incalza Salvini - fare passi indietro solo noi. Devono farli anche altri». Cioè la Meloni che nel Carroccio viene accusata di solipsismo, di impuntarsi, di essersi montata la testa. 

MANOVRE E PAURE
Proprio per batterla i leghisti vorrebbero quel partito unico o lista unitaria con Forza Italia - già registrato il marchio Prima l’Italia - per arrivare primi nel centrodestra come voti alle politiche nel 2023 e così sbarrare la strada a Giorgia verso Palazzo Chigi. Ma tra gli azzurri la lista unitaria è osteggiatissima. «Finiremmo nelle mani di Salvini che se ci concede una ventina di collegi uninominali è pure troppo». 
Sicilia-Italia per ora è il cuore del problema. Se Lega e Forza Italia non cedono su Musumeci, FdI potrebbe non appoggiare il bis di Attilio Fontana in Lombardia, rilanciato proprio ieri da Salvini. E in queste ore s’è svolto il summit della coalizione a Palermo. Dove per ora tre sono i candidati a sindaco per il centrodestra: l’autonomista Totò Lentini e soprattutto Francesco Cascio (con Miccichè, la Lega e gran parte di Forza Italia) e il centrista Roberto Lagalla: con lui Dell’Utri, Italia Viva e FdI che ha appena deciso di appoggiarlo ritirando la propria candidata Carolina Varchi in segno di distensione. Ma in cambio vuole il tutti con Musumeci sennò la guerra locale e nazionale non finirà.
 

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