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Salvini negli Usa cementa l'asse con Trump e sfida l'Ue: «Italia non è la Grecia, tasse giù»

Lunedì 17 Giugno 2019
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Salvini negli Usa cementa l'asse con Trump e sfida l'Ue: «Italia non è la Grecia, tasse giù»

«L'Italia è il primo, più credibile, più solido interlocutore degli Usa nell'Unione europea». Ed è «il più grande Paese europeo con cui gli Stati Uniti possono e vogliono dialogare». Matteo Salvini nella sua missione lampo a Washington riceve di fatto quell'investitura che andava cercando e si propone come l'uomo attraverso cui cementare l'alleanza con la Casa Bianca di Donald Trump. Un tentativo che scatena la reazione di Giuseppe Conte che da Milano fa sapere, a chi glielo chiede, che lui parla direttamente con Trump e che i rapporti con gli Stati Uniti sono ben saldi. 
 


«Sono qui per aprire un canale che può essere enorme, e di grandissimo interesse per entrambi», è il messaggio che il vicepremier italiano consegna nelle mani prima del segretario di stato Mike Pompeo, poi del vicepresidente Mike Pence. «Noi, a differenza di altri Paesi europei, ci siamo», spiega, tentando di fugare i timori degli alleati per l'incertezza del quadro politico in Italia: «Il nostro governo durerà quattro anni».

Ma la visita negli Usa di Salvini serve anche per rilanciare la sfida alla Ue, cercando e ottenendo la sponda di Washington. E nell'auspicare una «manovra trumpiana» per arrivare all'obiettivo fortemente voluto del taglio delle tasse, dall'altra sponda dell'Oceano manda a dire a Bruxelles che il governo italiano «non si accontenterà più delle briciole», «l'Italia non è la Grecia, che l'Europa ha ammazzato», «il taglio delle tasse si farà».
 

«Li convinceremo sulla flat tax con i numeri e con la cortesia, ma se non si convinceranno porteremo lo stesso a casa il taglio delle tasse e a Bruxelles se ne faranno una ragione». Del resto il vicepremier leghista spiega ai suoi interlocutori americani che «l'ostinazione della Ue sui vincoli, sull'austerità non aiuta. Per questo - assicura - ci apprestiamo a trattare con l'Unione europea da pari a pari, senza timori reverenziali». E per quanto riguarda la lettera del nostro governo attesa nella capitale europea Salvini getta acqua sul fuoco delle polemiche, e assicura che prima dell'invio si vedrà con il presidente del consiglio Giuseppe Conte: «L'ho sentito ieri sera, e sui contenuti siamo d'accordo, il voto degli italiani parla chiaro».
 


«Trump ha ridato un sogno, una speranza, una visione, ed è questo che voglio portare nel nostro Paese». Per quanto riguarda la politica estera Salvini ha quindi parato di «visioni e soluzioni comuni», dalla Libia all'Iran, dal Medio Oriente al Venezuela. Anche per quel che riguarda quella che il vicepremier ha definito «la prepotenza della Cina con l'Europa», affermando di condividere le preoccupazioni di Washington per i piani di Pechino, come quello della Via della Seta a cui l'Italia ha aderito: «Il business non è tutto e di fronte alla sicurezza nazionale non si transige», ha avvertito il leader leghista, sottolineando come il governo italiano in particolare sta lavorando «per verificare le problematiche e gli eventuali rischi concreti che ci possono imporre una riflessione» sul ruolo di Huawei nella realizzazione delle reti di nuova generazione 5G.

Pompeo e Salvini «hanno parlato anche dei rischi alla sicurezza dalla Russia e dell'Iran, e della minaccia posta dagli investimenti predatori della Cina in infrastrutture chiave in Italia e in Europa, e della necessità di rafforzare la cooperazione sulla difesa di Usa e Italia», afferma il Dipartimento di Stato. 

Conte dall'Italia risponde ancora una volta al suo vice in maniera netta: «Non c'è nessuna discrepanza nella nostra politica estera, che è chiara e lineare» anche nei rapporti con la Cina. «Quando abbiamo sottoscritto il memorandum ho chiarito in modo chiaro, puntuale e diretto con il presidente Usa Donald Trump che non c'è nessun equivoco. La nostra fedeltà euro-atlantica è confermata ai massimi livelli». Infine la Russia. «Bisogna recuperare la via del dialogo. Sarebbe un errore strategico sia commerciale sia geopolitico allontanare Mosca dall'occidente per lasciarla nelle braccia dei cinesi. Bisogna fare di tutto per riportarli al tavolo e io preferisco ragionare che tornare all'asse Mosca-Pechino».

Ultimo aggiornamento: 18 Giugno, 11:56 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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