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Matteo Renzi sfida il premier: «Verifica chiusa? Sbaglia, vediamo se ha i numeri in Aula»

Matteo Renzi sfida il premier: «Verifica chiusa? Sbaglia, vediamo se ha i numeri in Aula»
di Barbara Jerkov
8 Minuti di Lettura
Sabato 2 Gennaio 2021, 00:12 - Ultimo aggiornamento: 18:32

Presidente Renzi, che giudizio dà del messaggio di fine anno del presidente Mattarella?
«L’ho apprezzato molto. Sono felice che al Quirinale ci sia un galantuomo che interpreta al meglio il ruolo di garante delle regole che la Costituzione gli impone. Il passaggio su Europa e vaccini, poi, è stato semplicemente magistrale». 

Mattarella ha rivolto un invito forte alla coesione, dicendo “è l’ora dei costruttori” e “non vanno sprecate energie e opportunità per inseguire illusori vantaggi di parte”. Secondo lei parlava a un certo “rottamatore” di sua conoscenza?
«Credo si riferisse a tutti, ma in ogni caso è un passaggio che condivido totalmente. Abbiamo la più grande chance della storia degli ultimi trent’anni: una mole di risorse mai vista per ricostruire l’Italia. Non possiamo sprecarla. Ora o mai più».

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Lo sa vero che l’Italia politica inizia l’anno appesa alla sua decisione sul governo? E allora vogliamo dirlo subito: per quanto la riguarda il governo Conte è finito?
«Dipende da Conte prima e dal Parlamento poi, non da me. Noi abbiamo messo per iscritto in due documenti le cose che non ci convincono. Sono argomenti di merito, tanti. Se avessimo preso i soldi del Mes a primavera oggi avremmo più risorse per velocizzare la vaccinazione. Se avessimo sbloccato i cantieri, oggi avremmo meno soldi da spendere per la cassa integrazione. Se però le nostre idee danno fastidio, andiamo all’opposizione. Abbiamo la schiena dritta, non cediamo sui contenuti in cambio di tre poltrone».

Dapprima ha contestato la cabina di regia sul Recovery, ma ora i suoi altolà a palazzo Chigi vanno dall’utilizzo dei fondi Ue al Mes. Cosa chiede in concreto al premier?
«Nessun altolà, ma lei ha visto che cosa è successo? Hanno cercato di approvare nottetempo un documento decisivo per il futuro del nostro Paese senza averlo letto. Non dico senza averlo fatto vedere a noi, ma nemmeno senza averlo letto loro. Quando il premier dice che quello non era un emendamento alla legge di Bilancio e viene smentito dai suoi ministri provo dispiacere per lui: un tempo ci si domandava chi scrivesse i testi di Palazzo Chigi, adesso la domanda è se c’è qualcuno che li legga. Io chiedo solo serietà. Qui c’è un Paese da ricostruire, abbiamo una piccola finestra temporale in cui possiamo spendere trecento miliardi. Posso discuterne o devo solo dire Sì a documenti impresentabili? Perché se servono gli schiaccia-tasti facciano senza di noi. Se serve gente che studia i contenuti, invece, ci siamo. Questa è la differenza tra populismo e politica».


Sulla delega ai Servizi si sta consumando un altro braccio di ferro: in conferenza stampa di fine anno Conte ha detto che è lei che deve spiegare perché voi chiedete che sia indicata un’autorità delegata.
«Io devo spiegare a lui? Io devo spiegare al premier perché i suoi predecessori avevano uno stile che lui non rispetta? Berlusconi indicava Letta, Monti indicava De Gennaro, io indicavo Minniti. E ancora prima Prodi indicava Micheli, D’Alema indicava Mattarella. In tutto il mondo è così, peraltro: Bush, Obama e Trump hanno avuto il loro National Security Advisor. E domani lo avrà Biden. Solo Conte fa eccezione. Perché Conte evidentemente si ritiene più capace di Berlusconi, Monti, Prodi, D’Alema, Obama, Trump messi insieme. E tuttavia visto che il premier ha comunicato che verrà in Aula gli spiegheremo la nostra posizione anche sulle regole dell’intelligence: sono i servizi segreti, meritano rispetto».

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Ecco, appunto. Conte le rilancia la sfida in Parlamento. Non teme che la paura di tornare a votare spinga una pattuglia di responsabili a salvare questo governo, vanificando l’azione di Italia Viva?
«Conte ha detto che verrà in Parlamento. A mio giudizio ha sbagliato a chiudere così la verifica di governo. Ma se ha scelto di andare a contarsi in aula accettiamo la sfida. Peraltro lo ha fatto dal pulpito di una conferenza stampa mentre il Senato votava per la prima volta una legge di bilancio il 30 dicembre senza possibilità di cambiarla. Uno scandalo istituzionale. Se si fosse preso la briga di venire in Parlamento anche ad ascoltare i Senatori avrebbe potuto imparare qualcosa dal bellissimo discorso di Luigi Zanda. Come sa con Zanda ho litigato spesso e su molte cose non condivido il suo pensiero: ma nell’intervento che ha fatto ha dato una lezione a tutti sul rispetto delle istituzioni. Peccato che Conte abbia preferito evitare l’Aula per inseguire l’ennesima diretta tv». 

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Però non mi ha risposto. Conte ha annunciato di voler sfidarla in Parlamento. Lei non ha paura della creazione di una pattuglia di responsabili o di eventuali divisioni tra i senatori di Italia Viva?
«Non ho paura della libertà delle persone. Se qualche parlamentare vorrà appoggiare il governo Conte perché convinto dalle parole del premier, bene. Mi fa sorridere che chi è entrato in Parlamento per aprirlo come una scatoletta di tonno finisca col dipendere dalle mosse di Clemente Mastella. E lo dico con rispetto per Mastella, sia chiaro. Ma si chiama democrazia parlamentare e va bene così. Penso che il premier sia sicuro dei suoi conti, altrimenti avrebbe scelto la strada del confronto politico prima di andare in aula. Invece ho letto come lei le sue parole sulla sfida in Parlamento e quindi adesso aspetto rispettosamente la convocazione del Senato».

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In tanti le attribuiscono disegni diversi per il dopo: lavorare per un premier Pd o per un esecutivo tecnico-istituzionale con Draghi premier. Quale soluzione immagina dopo Conte?
«In Italia c’è solo un premier alla volta. Oggi si chiama Conte. E lui mi sembra molto fiducioso sui numeri, altrimenti avrebbe usato un tono diverso in queste settimane. Se invece andrà sotto, abbiamo varie soluzioni diverse che potranno essere valutate dal Parlamento e dal Capo dello Stato. Anticipare adesso la posizione di Italia Viva sarebbe mancare di rispetto al Quirinale. La Costituzione dice che la legislatura va avanti finchè ci sono i numeri in Parlamento, non finchè lo dice Conte».

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Finora però Iv nei sondaggi non viene premiata. Sicuro che gli elettori condividano questo suo tenere costantemente sulla corda il governo che, pure, ha determinato a formare?
«Per me la politica è progetto e visione, non sondaggi. Non so cosa penseranno gli elettori quando andremo a votare. So che non posso lasciare ai miei figli e ai miei nipoti che verranno un debito pubblico al 160% senza che quei soldi siano utilizzati per qualcosa di utile. Serve quello che Draghi chiama “debito buono”: infrastrutture, non navigator. Soldi per chi assume, non per restare sul divano. Su di me hanno detto tante bugie, dall’aereo di stato agli sms sul terremoto. La nuova bugia è che io sono un irresponsabile perché in tempi di pandemia non si può parlare di politica. Ma se la Germania ha duecentomila vaccinati e noi trentamila posso dire che si può fare meglio? Se siamo spariti dal Mediterraneo posso dire che si può fare meglio? Irresponsabile non è chi fa proposte, irresponsabile è chi fa spallucce davanti a proposte serie. Quanto a IV crescerà ma quello che mi importa adesso è che cresca l’Italia: il numero degli occupati, il numero dei vaccinati, il numero degli studenti che tornano in classe».

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E’ vero che in queste settimane ha avuto colloqui con Berlusconi e Salvini, trovando una disponibilità a un esecutivo ponte fino al voto?
«No. Non li ho sentiti nemmeno per gli auguri di Natale. Mi fa ridere che queste voci siano messe dai grillini che con Salvini hanno governato a lungo, facendo leggi assurde come Quota 100, il Reddito di Cittadinanza, i decreti Sicurezza». 
Nei giorni di Natale è vero che è stato a trovare in carcere Denis Verdini? Non ha avuto paura di, come dire, “compromettersi”?
«Visitare il carcere è uno dei compiti istituzionali dei parlamentari: peraltro io ci andavo anche quando ero in Provincia e Comune. Mettere in discussione questo diritto/dovere è segno di barbarie giuridica. Quanto a Verdini, rispetto la sentenza della Cassazione: tuttavia a Natale sono stato felice di salutarlo perché è un amico e io non abbandono le persone come fanno altri perché “potrei offuscare la mia immagine”. Per me i valori valgono più dei sondaggi, l’amicizia vale più dell’immagine: sono fatto così e ne vado fiero. E dopo la visita voglio ringraziare la direttrice del carcere, gli agenti della penitenziaria e tutti i lavoratori di Rebibbia per il lavoro che fanno perché la Costituzione sia applicata anche nelle prigioni. La Costituzione: quella cosa che i giustizialisti populisti evidentemente non hanno mai letto».
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