Mattarella in fila per il vaccino, una lezione a furbetti e no vax

Mattarella in fila per il vaccino, una lezione a furbetti e no vax
di Mario Ajello
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Martedì 9 Marzo 2021, 12:25 - Ultimo aggiornamento: 10 Marzo, 01:26

Non si poteva immaginare uno spot migliore di questo per la campagna vaccinale. E non sono serviti chissà quali creativi o geni della comunicazione. E’ bastato Sergio Mattarella e la sua foto allo Spallanzani. Il Presidente è entrato insieme a quelli della sua classe (1940-1941) nel salone delle vaccinazioni, gli hanno fatto l’iniezione ed è uscito. Si è seduto su una poltroncina come tutti, per i 15 minuti di osservazione dopo l’assunzione del siero anti-Covid, ed è scattato il flash. La foto di Mattarella, italiano tra gli italiani, con la mascherina FFP2 sul volto, le gambe accavallate, la cravatta, il gilet e la giacca indossate di nuovo dopo aver fatto la siringa non va idealizzata né ricoperta della retorica che quell’immagine non contiene. Ma occorre segnalarla per quel che vale. 

E’ anzitutto un’iniezione di fiducia nella scienza. Con in più, in controluce, un messaggio rivolto alla classe politica, a chi si sente un «padreterno» (copyright Luigi Einaudi), a tutti coloro del genere «lei non sa chi sono Io» che cercano di scavalcare le liste di precedenza nelle vaccinazioni, di avere subito la propria dose, di pretendere un trattamento di favore cercando scorciatoie e facendo i furbetti. Mattarella l’avrebbe potuto avere prima e meglio di chiunque altro il vaccino e nel suo caso non ci sarebbe stato niente di male. Ma non ha voluto. Avrebbe almeno potuto farsi vaccinare al Quirinale, o in una caserma, o in un luogo comunque particolare, invece eccolo allo Spallanzani. Ha aspettato il suo turno, ha firmato, ha denudato il braccio. Tutto con semplicità. Con normalità. 

Il motivatore

Traspare da questa immagine uno stile istituzionale che è quello più adatto a parlare in un momento così grave ai cittadini. I quali hanno bisogno di riconoscersi in una guida, in un motivatore - motivatevi a farvi il vaccino tutti, appena arriva il vostro turno - capace di essere un anziano tra gli anziani e perciò più vicino, più credibile, normale pur essendo il Capo dello Stato. La scena di Mattarella allo Spallanzani rappresenta un contro-manifesto rispetto alle pretese della politica politicante che vive nel mito autoreferenziale e insieme improduttivo della propria diversità e della propria superiorità rispetto alla gente. E anche per questo non riscuote fiducia, non gode di quella credibilità che non deriva dagli appannaggi e dai pennacchi ma dal sapersi vivere come classe dirigente in grado di assumere l’interesse generale e di affrontare con competenza e onore le questioni - la difesa della salute è la prima di queste - che stanno a cuore alla popolazione. 

E ancora. Mattarella ha evitato di farsi immortalare con il braccio nudo mentre gli veniva iniettato il vaccino e ha sfuggito l’esibizionismo tipico di tanti personaggi pubblici. Chissà se al suo posto ci fosse stato, per dire, un suo predecessore quale Sandro Pertini: la scena si sarebbe risolta in show. Invece, no: in questo caso, la normalità del cittadino presidente - lo stesso che durante il lockdown disse al portavoce Grasso in un fuori onda prima del discorso agli italiani: «Ho il ciuffo fuori posto? Giovanni, anche io non posso andare dal barbiere» - ha prodotto senza il bisogno di parole un messaggio di dignità della politica che è quella che serve per andare avanti. 

Lo sguardo di questo signore canuto e discreto di 79 anni nell’ospedale - che i presenti hanno faticato a riconoscere: ma è Mattarella? Possibile? Così, senza i corazzieri? - sembra fatto apposta, ma non è fatto apposta, per infondere coraggio e speranza. Emana un’energia positiva. Sembra dire Mattarella, senza salire in cattedra ma restando nella sua sedia come gli altri e insieme agli altri: io credo nella forza dell’Illuminismo che l’Europa e l’Italia devono ringraziare perché ci ha insegnato che esistono verità scientifiche che sono reali e alle quali dobbiamo attenerci. Non ha mai nascosto le sue critiche ai No Vax, del resto, il Capo dello Stato. 

Nel caso di Mattarella «uno di noi» - come ha detto chi lo ha riconosciuto nella sala - non si avverte l’odore del populismo perché il populismo ha bisogno dell’esibizione, non sa parlare con il silenzio, vive di eccitazione e non trasmette mai serenità come quella incarnata, pur nella consapevolezza del dramma in corso, dal Presidente in questa istantanea da Paese che, a cominciare da chi lo presiede, sente il pericolo e lo affronta con le armi che ha a disposizione. La scienza in primis, ma anche la compostezza e la serietà che danno il tono a una nazione e la rafforzano nella sua battaglia. Nella quale questa icona del Presidente appena vaccinato è eloquente e lo è così: solo dopo questo sforzo massiccio e concentrato di vaccinazioni, cari concittadini, potremo poi pensare al resto in sicurezza e verso un futuro tutto da costruire. 
 

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