Draghi, le priorità: «Più investimenti, meno bonus». I temi vaccini e revisione del Recovery

Draghi, le priorità: «Più investimenti, meno bonus». I temi vaccini e revisione del Recovery
di Alberto Gentili
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Venerdì 5 Febbraio 2021, 01:10 - Ultimo aggiornamento: 20:18

Non l’ha detto espressamente. Non è nello stile di Mario Draghi essere tranchant. Nel suo primo giro di consultazioni a Montecitorio, penna Bic in pugno per prendere appunti, il presidente del Consiglio incaricato ha però fatto capire che riscriverà (almeno parzialmente) il Recovery Plan abbozzato dal governo di Giuseppe Conte. «I fondi europei», ha detto Draghi, «dovranno essere spesi con saggezza e intelligenza. Non si può puntare solo sui sussidi, ci dovranno essere soprattutto investimenti. Perché soltanto il debito buono può aiutare a creare posti di lavoro e a spingere l’economia».


Un concetto già illustrato in passato dall’ex presidente della Banca centrale europea. E che ieri, compiendo i primi passi per il «governo di alto profilo» voluto da Sergio Mattarella, Draghi ha voluto ribadire. Il programma del nuovo esecutivo sarà, in ogni caso, al centro di un secondo giro di consultazioni che dovrebbe partire lunedì. E che potrebbe essere preceduto da un confronto con sindacati, industriali, categorie produttive. Del resto il capo dello Stato non ha dato all’ex presidente Bce indicazioni temporali a Draghi, non ha imposto un timing, né un metodo e tantomeno un perimetro politico all’interno del quale muoversi.


In tutti gli incontri il futuro premier (ormai ha dalla sua una maggioranza decisamente ampia, forse troppo a giudizio del Pd e dei 5Stelle che vorrebbero scongiurare il sostegno della Lega), viene descritto dai partecipanti «affabile», «attento», «istituzionale», «leggermente distaccato». E puntualissimo: dopo ben sette incontri, Draghi ha accumulato appena 18 minuti di ritardo chiudendo le consultazioni alle 18.48 invece delle 18.30 previste. In più, le diverse delegazioni ricevute nella sala della Regina di Montecitorio hanno raccontato che «parla poco e ascolta tanto».

 


Quel poco però è indicativo. Nei vari colloqui Draghi ha esordito con una breve relazione citando Mattarella e, partendo dalle tre «emergenze», «sanitaria, sociale ed economica», ha parlato della necessità di rilanciare la scuola e della fine del blocco dei licenziamenti. Ha indicato la necessità di potenziare e creare un welfare in grado di contenere il disagio sociale che la perdita dei posti di lavoro innescherà. E ha espresso la convinzione che per affrontare la crisi economica innescata dalla Pandemia occorra non solo dare ristori alle categorie colpite dalle restrizioni anti-Covid, ma anche pensare a investimenti in settori che diano «opportunità di crescita e quindi anche di lavoro».

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Lo stesso vale per il Recovery Plan, per l’utilizzo dei 209 miliardi che arriveranno da Bruxelles. Draghi, oltre a ribadire la necessità di puntare sugli investimenti e non sui sussidi a pioggia per evitare che il debito accumulato diventi «cattivo e finisca per pesare sui giovani e le future generazioni», ha avvertito che in questa partita l’Italia è osservata speciale dalle Cancellerie europee. Perciò non impiegare al meglio le risorse del Recovery Plan provocherebbe delusione nei partner, con il risultato di rallentare il processo di integrazione economica dell’Unione. Processo che invece ha subìto una decisa accelerazione grazie al Recovery Fund e alla condivisione, per la prima volta nella storia europea, del debito. 


«PIANI AD ALTO RENDIMENTO»


Così per dirla con Bruno Tabacci - uno che conosce il premier incaricato da 40 anni e tra i primi a essere ricevuto ieri - «Draghi riscriverà il Recovery e nessuno potrà dettargli condizioni». E verrà riscritto «con uno sguardo lungo a progetti ad alto rendimento», come spiegava l’ex presidente della Bce nel dicembre scorso in un’intervista al Corsera.


Poi, legando il piano di vaccinazioni alla ripresa economica che «purtroppo si annuncia lenta», Draghi ha spiegato: «Bisogna dare la massima attenzione, centralità e priorità alle vaccinazioni che vanno accelerate. Solo con il vaccino ci sarà fiducia e si avrà la garanzia che scatterà la ripresa e un rilancio dei consumi». Spiegazione: «Se gli imprenditori non hanno una prospettiva e non sono sereni rispetto al Covid, non potranno investire e scommettere sul futuro». Per dirla con Benedetto Della Vedova che, assieme ad Emma Bonino, a Matteo Richetti e a Carlo Calenda ha incontrato il premier incaricato, «senza vaccino non ci sarà la ripresa e sarà a rischio la tenuta sociale». 


Nei suoi colloqui, Draghi non ha fatto alcun accenno al delicato nodo della giustizia: la conferma che la sua mission, prima della possibile (se non probabile) ascesa al Quirinale nel febbraio del prossimo anno, sarà soprattutto la scrittura e l’attuazione del Recovery Plan. Per quella che Mattarella ha definito la «rinascita» e la «ricostruzione» del Paese.
 

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