Il premier Mario Draghi incalza Giuseppe Conte: «Le armi? Da lui più soldi. Dal 2018 al 2021 l’aumento è stato di 3,6 miliardi di euro»

Mario Draghi
di Marco Conti
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Mercoledì 30 Marzo 2022, 00:16 - Ultimo aggiornamento: 09:27

«Non possono essere messi in discussione gli impegni assunti, in un momento così delicato alle porte dell’Europa. Se ciò avvenisse verrebbe meno il patto che tiene in piedi la maggioranza». E’ lapidario il commento che esce da Palazzo Chigi dopo l’incontro tra Mario Draghi e Giuseppe Conte. Fresco di conferma alla guida del M5S, l’ex premier rivendica di aver tenuto il punto, ma sul rispetto degli impegni presi dall’Italia sull’aumento delle spese militari sino al 2% del Pil, il presidente del Consiglio è pronto a mettere in gioco anche la tenuta del governo.


CONFRONTO TESO
Il colloquio tra i due, durato più di un’ora e mezza, non è stato dei più sereni. Anche perché la contrarietà del M5S all’aumento delle spese militari si scontra non solo con gli impegni presi dall’Italia in ambito Nato nel 2014 - e confermati da tutti i governi - ma anche con il voto favorevole dato alla Camera anche dai grillini all’ordine del giorno presentato dalla Lega e che al Senato è stato fatto proprio prima da FdI e poi dal governo, scatenando le ira dei senatori pentastellati.


Malgrado Draghi abbia convenuto sulla necessità di un aumento graduale e spiegato che nessuno pensa di inserire nel Documento di Economia e Finanza una spesa pari al 2% già dal prossimo anno, Conte ha tenuto il punto e, anche in vista di una riunione che avrà con i senatori pentastellati prima del voto, ribadisce che gli impegni vanno rispettati ma spalmati negli anni. Un muro contro muro nel quale Draghi ha anche ricordato che le spese militari sono aumentate proprio durante i governi-Conte.

«Il bilancio della difesa nel 2018 era sostanzialmente uguale al 2008 - spiegano da Palazzo Chigi - Nel 2018 si registravano circa 21 mld, nel 2021 24,6 miliardi (un aumento del 17 per cento): questi sono i dati del Ministero della difesa nei governi Conte. Tra il 2021 e il 2022 il bilancio della difesa sale invece a 26 miliardi: un aumento del 5,6 per cento».


Numeri a parte per Draghi il problema è politico anche perché sugli argomenti addotti dal M5S per non rivedere a rialzo le spese militari - caro benzina e caro bollette - il governo si è già impegnato. Pur valutando tempi e disponibilità, ciò che per il premier deve essere fuori discussione è il rispetto degli impegni presi con la Nato anche alla luce di ciò che sta accadendo in Ucraina e alle porte dell’Europa. Non è più tempo per tergiversare come accaduto negli anni precedenti. Soprattutto ora che l’Italia, insieme agli alleati atlantici, deve dimostrare quella compattezza che, dalle sanzioni in poi, ha sorpreso e messo in difficoltà Mosca. Il sospetto di rigurgiti anti-atlantici da parte dei 5S Conte ha provato a scacciarli dicendo che comunque sia il Movimento voterà la fiducia al provvedimento, ma pesa la contrarietà di molti senatori M5S e il rischio di massicce defezioni che, pur non compromettendo la tenuta numerica della maggioranza, segnerebbero una spaccatura complicata da ricucire.


Draghi - che più volte nei giorni scorsi ha ringraziato «il più grande partito di opposizione, FdI, per il sostegno dato al governo nei passaggi della crisi-Ucraina» - considera inaccettabile l’eventuale distinguo del primo partito sulla politica estera e, soprattutto, sull’esigenza di contribuire allo sforzo che la Nato sta facendo nell’est-Europa.

A Conte lo ha detto chiaramente e ha condiviso la riflessione con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, dal quale si è recato subito dopo il faccia a faccia con l’ex presidente del Consiglio, anche per informarlo della conversazione telefonica avuta nel pomeriggio con il presidente degli Stati Uniti e i leader di Francia, Germania e Regno Unito. Con la guerra alle porte dell’Europa tirarsi indietro da un impegno che ha come scadenza finale il 2028, è per Draghi incomprensibile. Ma Conte non considera chiusa la partita anche se domani il M5S dovesse votare il decreto.

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