Manovra, altro rinvio: voto stasera alle 20. Al Senato è rivolta

Sabato 22 Dicembre 2018 di Simone Canettieri

ROMA La giornata passa nell'attesa e tutto viene rimandato oggi. «Problemi tecnici». Alla Ragioneria serve più tempo. E' questo il motivo - ufficiale - dell'ennesimo ritardo dell'arrivo nell'Aula del Senato del maxi emendamento alla manovra, che il governo deve presentare e sul quale porrà la questione di fiducia.
Uno slittamento che ha scatenato la reazione della minoranza e ha costretto il presidente del Senato Elisabetta Casellati a invitare la Lega, il Movimento 5 stelle e il governo «ad avere un percorso legislativo più regolare e rispettoso dell'assemblea». Il testo, che l'esecutivo avrebbe dovuto depositare ieri pomeriggio alle 16, arriverà dunque domani alle 14 per essere votato dopo quattro ore di discussione dalle 20,30. Forza Italia con Anna Maria Bernini attacca l'atteggiamento di Palazzo Chigi in quanto «sconcio nei confronti del popolo italiano. Prendere in giro il Parlamento per venti giorni è uno sfregio ai loro elettori. E' la loro Caporetto politica, il fallimento politico di questo governo».

Il Partito democratico ha occupato l'emiciclo al termine della seduta «contro il comportamento scandaloso del governo nei confronti del Senato», mentre Leu chiede (ma sembra davvero senza successo) di inviare il maxi non in Aula ma in commissione Bilancio per analizzarlo fino all'ultimo dettaglio. Praticamento impossibile.
La Lega fa mea culpa ma ributta la palla nel campo della minoranza: «Chiediamo scusa dice il capogruppo Massimiliano Romeo ma è la prima volta negli ultimi anni che la manovra la scrive il governo. Ci vuole quindi più tempo rispetto al copia e incolla' del fax di Bruxelles a cui ci eravamo abituati. La Ragioneria aggiunge non era abituata». In mattina il senatore a vita ed ex premier Mario Monti aveva denunciato come la manovra sia stata «scritta sotto dettatura: un inedito». Al supertecnico risponde Matteo Salvini: «Da lui solo falsità, noi siamo stati coraggiosi dopo anni mutismo e rassegnazione all'Ue».

LA DIFESA
Anche il Movimento 5 stelle replica alle accuse. Il capogruppo pentastellato Stefano Patuanelli ricorda che anche in anni passati la manovra arrivò in Aula senza un voto in commissione.
Il premier Giuseppe Conte spiega: «Mi sarebbe piaciuto lasciare al Parlamento un più ampio margine di discussione», spiega, ma «non mi devo giustificare se la trattativa ha impiegato tutto questo tempo». Il presidente del Consiglio parla di un intervento in «zona Cesarini». Il vicepremier Luigi Di Maio di prima mattina ringrazia il presidente Mattarella perché «è stato fondamentale, come garante della Costituzione, è stato un po' l'angelo custode del governo, ha sempre seguito con attenzione e in modo imparziale la Legge di bilancio e abbiamo evitato la procedura d'infrazione, ce l'abbiamo fatta». A fine maggio il leader del M5S ne aveva chiesto l'impeachment, invitando parlamentari e attivisti in piazza per il 2 giugno.

LE POLEMICHE
L'ala dissidente dei grillini bolle e ribolle rabbia. Elena Fattori: «Voterò la fiducia, ma è l'ultima volta». Poi c'è Paola Nugnes: «Questa manovra finanziaria è molto attesa e molto voluta dagli italiani. Ed è per questo che credo sia giusto appoggiarla nelle sedi istituzionali. Purtroppo però c'è anche molto che non va». Il centrista Pier Ferdinando Casini: ««Salvini e Di Maio stanno realizzando la riforma Renzi tardivamente: hanno abolito il Senato...». Il ministro per il rapporti con il Parlamento Riccardo Fraccaro si giustifica: «Consegniamo alle Camere la manovra del popolo e non la solita letterina dell'Ue, ora è nostro dovere lavorare tutto il tempo necessario per approvarla. Abbiamo difeso le nostre riforme in Europa evitando anche la procedura di infrazione, un percorso meno facile del solito ma - conclude Fraccaro - questo ci ha consentito di non tradire i cittadini». Ma il presidente di Fdi, Giorgia Meloni sembra gli rispondergli con una versione diametralmente opposta: «Basta non ne possiamo più di questo continuo rinviare sulla manovra in Senato. Chiediamo risposte. Moscovici venga in Parlamento a riferire sulla legge di Bilancio». Oggi è il giorno del voto a Palazzo Madama. Avverte Marcucci: «Chi umilia, chi offende il Senato della Repubblica non può avere ospitalità e noi ce ne faremo carico». Un avvertimento a Conte che ha fatto subito scattare la reazione - non proprio convintissima - della maggioranza.
 

Ultimo aggiornamento: 11:17 © RIPRODUZIONE RISERVATA