Manovra, il ministro Savona: «Verifiche ogni 3 mesi sui conti»

Martedì 9 Ottobre 2018 di Andrea Bassi

Gli obiettivi di finanza pubblica indicati dal governo nella Nota di aggiornamento del Def, saranno sottoposti ad un monitoraggio trimestrale. E in caso di scostamenti dal percorso indicato dal Tesoro e da Palazzo Chigi, il governo interverrà con dei correttivi. A spiegarlo ieri è stato il ministro delle Politiche Comunitarie, Paolo Savona, in un lungo confronto a Roma con la Stampa estera. Non solo. La prima verifica, ha spiegato il professore, verrà fatta poco prima della fine dell'anno per «decidere se partire».

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LE STIME
In realtà, secondo Savona, le ipotesi contenute nel programma di governo, ossia una crescita del Pil dell'1,5% nel 2019 con un deficit fissato al 2,4%, sono conservative. «Da un punto di vista di logica economica», ha sostenuto il ministro, «si tratta di un programma moderato e con tutte le cautele necessarie». Quali però siano i correttivi che il governo potrebbe prendere in caso di scostamento dagli obiettivi programmatici non è chiaro. Savona ha spiegato che, sempre secondo le stime dell'esecutivo, nel prossimo triennio l'Italia accumulerà un surplus della bilancia commerciale di parte corrente di 160 miliardi di euro. Un «risparmio inutilizzato» che andrebbe convogliato verso gli investimenti pubblici e privati. Proprio per questo, ha ribadito, il governo ha attivato una task force per sbloccare i piani pubblici e delle imprese. Ma non è chiaro cosa accadrà alle misure di spesa come il Reddito di cittadinanza e la riforma della Fornero. Se, cioè, in caso di scostamenti possano essere congelate. Un'ipotesi che durante la stesura del Def era stata caldeggiata dal ministro dell'Economia Giovanni Tria. Savona comunque è fiducioso. Ritiene che il programma del governo possa spingere la crescita al 2% già il prossimo anno e al 3% nel 2020. Sempre che «gli investimenti partano».

I PARAMETRI
La verifica trimestrale del rispetto dei parametri indicati nel Def, sempre secondo Savona, dovrebbe servire anche a scongiurare il downgrading delle società di rating. Se la decisione può essere cambiata ogni tre mesi», ha spiegato il ministro, non c'è possibilità di previsione per chi emette il giudizio sull'affidabilità italiana. Spread e borse non preoccupano del resto il professore. «Abbiamo superato la prova dei mercati», ha detto. Lo spread, insomma, si è comportato meglio di quanto previsto dal governo. Il tema di fondo, per il governo, è cosa farà l'Europa. «Siamo preoccupati», ha detto Savona, «per lo scontro politico. Che cosa succederà», ha aggiunto, se l'Europa si mette in una situazione conflittuale rispetto a un programma moderato? Io non lo so dire», ha risposto. Aggiungendo poi: «Deciderà il popolo». Ma lo scontro politico in Europa e una crisi finanziaria in Italia, ha argomentato il professore, non sarebbe nell'interesse di nessuno. Tuttavia le regole che sono state disegnate a livello comunitario non possono essere accettate indistintamente alla stregua di un «pilota automatico» sennò il rischio è che l'Ue faccia la fine di una «nave che va contro un iceberg». Non solo. Savona confida anche, nel caso in cui la crisi dovesse avvitarsi su se stessa, su un intervento della Banca centrale europea. «Credo», ha detto il ministro, «che nessuno abbia interesse a che l'Italia entri in una grave crisi e Draghi ci sarà fino al 2019. Sono fiducioso che la Bce preverrà una nuova grave crisi». Savona poi, ha chiesto soprattutto ai giornalisti della stampa estera di non chiamarlo «euroscettico». La costruzione europea, la visione, ha spiegato, «è corretta», ma quello che non funziona è la sua attuazione con «i vincoli e i nodi che dobbiamo snodare». Bisogna «europeizzare il cambiamento», ha detto il professore. I sovranismi hanno caratteristiche diverse da Paese a Paese, quindi, ha sottolineato, «o riusciamo a discutere l'uno con l'altro oppure ognuno prende i propri difetti e se li gestisce autonomamente».

IL PIANO B
Nessun cenno durante il discorso al suo ormai famoso Piano B. Anzi. Savona ha garantito che all'interno della compagine di governo gente che vuole lasciare l'Europa «non ce n'è». Ed in particolare i vice premier Luigi Di Maio e Matteo Salvini «possono essere intemperanti nelle risposte ma una cosa è essere intemperanti, un'altra è essere irresponsabili». Savona ha poi ricordato le proposte che ha avanzato all'Europa nel suo documento, come quella di permettere ai Paesi di fare deficit per un importo pari al Pil nominale e di far acquistare il debito italiano eccedente il 60% dalla Bce a fronte di garanzie costituite anche da beni dello Stato di pari valore.
 

Ultimo aggiornamento: 12:25 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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