Conte-Zingaretti, asse tra Palazzo Chigi e dem: unica alternativa il voto

Domenica 20 Ottobre 2019 di Simone Canettieri
dal nostro inviato
PERUGIA L'affondo arriva dalla festa del cioccolato, ma è poco dolce e molto salato per il M5S. Al termine del suo tour tra stand, selfie, autografi sulla Costituzione per gli studenti («la nostra bibbia laica»), foto situazioniste (una con Pulcinella), il premier si toglie il grembiule da pasticcere e tira fuori quello da fabbro. «Non mi faccio cannoneggiare così: ora basta», è il ragionamento affidato ai consiglieri di Palazzo Chigi. Con una postilla che viene quasi naturale: se continuano gli ultimatum c'è solo il voto.

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Attenzione. Il premier ce l'ha con Luigi Di Maio, ma anche con Matteo Renzi. La prova di forza però è già in atto. Esposta come la sindone. E' dunque siamo già al cadavere dell'esecutivo? «Chi non fa squadra è fuori».Ma dietro a questa uscita, violenta e prematura per un governo giovanissimo, c'è una consapevolezza che rimbalza dalle parti di Conte e arriva fino al Nazareno: «Nel M5S i parlamentari non vogliono andare al voto e Italia Viva non può permetterselo». E tra l'altro salterebbe il taglio dei parlamentari. Dunque Conte questa volta, forte di un rapporto che dal Pd definiscono solidissimo con Nicola Zingaretti e Dario Franceschini, lancia il guanto di sfida ai guastatori, a coloro che fanno il gioco della bandierina. Luigi e Matteo.

Quando escono le dichiarazioni del premier sulle agenzie di stampa, Di Maio si trova a Matera in compagnia della fidanzata Virginia Saba e dello staff. «Appena le abbiamo lette: siamo saltati dalla sedia», ammettono dagli ambienti del titolare della Farnesina. Inizia dunque una trattativa tra la comunicazione del premier e quella di Di Maio, vasi una volta molto comunicanti, ora molto meno.
La versione fatta filtrare, che si scioglie come la cioccolata fondente ad agosto, è che «il presidente ce l'aveva con Renzi, non con noi», dicono dalle parti del capo politico grillino. Ma non ci credono nemmeno loro. Sono ricostruzioni montate per placare la pancia del Movimento. Carla Ruocco, presidente della Commissione finanze, dice che «sulla lotta all'evasione Di Maio parla a titolo personale».
 


DISTINGUO
Nelle chat i distinguo dei deputati e dei senatori pentastellati sono tantissimi. C'è chi contesta il merito dell'assalto partito l'altro giorno sul blog e chi invece raddoppia con il metodo usato: «Non possiamo minacciare il nostro presidente. Siamo diventati come Salvini?». Il fatto è che Conte è consapevole della debolezza tra i gruppi di Di Maio. Non vuole farsi un partito, ma sa benissimo che se lo scontro dovesse arrivare all'esplosione molti deputati e senatori grillini lascerebbero Luigi al suo destino. Idem pezzi di moderati che non vogliono e non possono permettersi la crisi e dunque il voto. Non è fantascienza ma dal partito del non voto potrebbe nascere il gruppo «dei responsabili per Conte». Scenario lontano, ma che nessuno si sente di escludere a questo punto.
«Io sono stato nominato con un mandato chiaro: il programma è noto o si fa così o niente, se vi sta bene è quello», dice il premier a chi lo ferma in Corso Vannucci. Ci sono le signore che lo bloccano per Quota 100. «Non si tocca», risponde Giuseppi. Oppure le partite Iva: «Ho firmato io la flat tax fino ai 65mila euro con il precedente governo e dopo il provvedimento ho chiuso la mia partita Iva, so di quello che si parla». I malumori sono tanti nel M5S. A Perugia spunta Fabio Massimo Castaldo, vicepresidente del parlamento europeo, che ammette: «L'uscita sul blog contro Conte? Non l'ho capita. Poi in questo momento».
A metà di questo tour in centro con il premier che offre cioccolatini a chi lo ferma compare anche Vincenzo Bianconi, il civico che qui unisce Pd e M5S contro l'avanzata della Lega. «Vedo un buon clima intorno a te», gli dice il presidente, che domani tornerà in Umbria, a Salomeo, nel borgo di Bruno Cucinelli, re del cachemire. Per la prima volta Palazzo Chigi ci mette la faccia su queste elezioni, ma anche le mani in avanti. «Comunque vada non ci saranno riflessi per l'esecutivo». E dal Pd intanto insinuano: «Perché Renzi non si fa vedere a Perugia? Tifa per il ko». Prima di sganciare le due bordate contro Di Maio e Italia Viva, il premier era entrato in un negozio di cioccolata dove gli avevano fatto trovare tavolette personalizzate con i nomi dei ministri. «Le porterò a Roma al prossimo Cdm. C'è da capire a chi darò quella fondente e quella al latte». E il governo si scioglie? «No».
  Ultimo aggiornamento: 09:12 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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