GOVERNO

Manovra, taglio del cuneo ai lavoratori. Casa, cedolare secca al 12,5%

Mercoledì 16 Ottobre 2019 di Andrea Bassi

I conti iniziano a quadrare e un accordo politico, seppure ancora precario, per il momento c'è. I tre miliardi di euro che mancavano al governo per chiudere la manovra da trenta miliardi sono stati trovati in calcio d'angolo spostando al prossimo anno la scadenza per il versamento delle tasse delle Partite Iva. Chiusa la questione finanziaria, l'attenzione è stata completamente dedicata alle partite politiche. I due nodi principali, Quota 100 e cuneo fiscale, sono stati sciolti. La riforma previdenziale che prevede il prepensionamento con 62 anni di età e 38 di contributi resterà in vigore fino alla sua scadenza naturale, il 2021. Non saranno toccate, come chiedeva il Partito democratico, nemmeno le finestre di uscita.

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I Dem avrebbero voluto allungarle di sei mesi per destinare maggiori risorse al taglio del cuneo fiscale. Il Movimento Cinque Stelle dunque, è riuscito a difendere una delle norme bandiera del precedente governo. Ma ha dovuto sacrificare un'altra richiesta: quella di poter destinare una parte delle risorse del taglio del cuneo fiscale alle imprese, in modo da poterle parzialmente indennizzare dall'eventuale introduzione del salario minimo di 9 euro l'ora. Non se ne farà niente. Almeno per il momento. Ilt aglio delle tasse sul lavoro andrà completamente a beneficio dei dipendenti, come chiedeva il Pd. Per il prossimo anno ci saranno a disposizione 3 miliardi di euro, che diventeranno 5 miliardi nel 2021 e altrettanti nel 2022. C'è un impegno politico ad aumentare ulteriormente le risorse con la riforma dell'Irpef che il governo vorrebbe affrontare il prossimo anno. Ma chi beneficerà del taglio del cuneo? Non è ancora stato deciso. I 3 miliardi saranno custoditi in un fondo. Sarà il confronto con le parti sociali a determinare le platee. L'ipotesi più accreditata è che a beneficiarne saranno gli stessi percettori del bonus Renzi da 80 euro, magari alzando la soglia di reddito a 35 mila euro. Il beneficio medio sarebbe di altri 40 euro mensili.

L'ANTICIPAZIONE
Per le imprese ci sarà un anticipo, invece, dell'esenzione totale dell'Imu sui capannoni a partire dal 2022. Il governo ha preso un'altra decisione importante. La cedolare secca sugli affitti a canone concordato in scadenza nel 2019, sarà confermata e resa strutturale. Ma con un'aliquota leggermente superiore. Attualmente è del 10%, salirà al 12,5%. Ci sarà anche una micro-rivalutazione delle pensioni. Quelle tra i 1.500 e i 2.000 euro lordi avranno un recupero totale dell'inflazione, contro il 97% attuale. Il beneficio, secondo i conteggi dei sindacati, sarà di soli sei euro l'anno per pensionato. Per la prima volta, poi, verrà introdotto il principio delle detrazioni legate al reddito. Per adesso si introdurrà un meccanismo di decalage che partirà dai 120 mila euro per azzerarsi a 240 mila euro. Chi è sopra quella soglia di reddito non potrà più scontare le fatture mediche o quelle per le rette universitarie dei figli. Tutte le detrazioni, poi, saranno riconosciute soltanto se il pagamento sarà effettuato con mezzi tracciabili come le carte di credito o i bancomat. Saranno inserite anche nuove categorie di servizi per i quali si potrà avere il beneficio fiscale (probabilmente al 10%). Si tratta delle situazioni a maggiore rischio di evasione, dall'idraulico al ristorante.
Sul fronte fiscale arriveranno una serie di balzelli. A partire dalle sigarette, che potrebbero aumentare di 20 centesimi al pacchetto, mentre non verrebbero colpiti i prodotti innovativi. Ci sarà anche la tassa sulla plastica, venti centesimi di euro al chilogrammo.
Per le famiglie ci sarà un fondo unico nel quale confluiranno tutti i benefici attualmente erogati dallo Stato, con l'obiettivo di arrivare il prossimo anno ad un assegno unico a ciascuna famiglie per ogni figlio fino all'età di 18 anni (240 euro al mese, ma con tetti di reddito per accedere al beneficio).
 

Ultimo aggiornamento: 22:12 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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