Da Paola Turci alla Boldrini, on line il Manifesto delle donne: «Domenica votate per i nostri diritti»

Venerdì 24 Gennaio 2020
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Da Paola Turci alla Boldrini, on line il Manifesto delle donne: «Domenica votate per i nostri diritti»
«Un voto per i diritti e le libertà delle donne». É il senso di un manifesto sottoscritto da molte esponenti della politica, dello spettacolo, della cultura, in vista delle elezioni di domenica prossima, che invita a non sostenere quei candidati e quei partiti che in questi mesi hanno attaccato le donne o proposto politiche restrittive sui diritti e la famiglia. Tra le firmatarie, Paola Turci e Ornella Vanoni, ma anche Matilde Bernabei e la psicanalista Marisa Fiumanò, politiche come le dem Valeria Valente e Laura Boldrini.

«Questo è un appello alle donne, alle cittadine, alle associazioni femminili e femministe di Emilia Romagna e Calabria a pochi giorni da un importantissimo appuntamento elettorale», recita dunque il documento, che si può sottoscrivere all’indirizzo http://chng.it/SJ7DMjpJgG.

«È fresco e amaro il ricordo di quello che l’Italia stava diventando quando le forze di destra e sovraniste erano al governo del Paese, non solo per la riduzione di diritti fondamentali, ma anche per il restringimento degli spazi di libertà che riguardano soprattutto le donne - si legge nel Manifesto - Quella stagione è stata una delle più difficili e pericolose per le donne italiane e dunque per tutta la società, dal dopoguerra ad oggi. Mai si era tentato un attacco così forte ai diritti, alla libertà e all’autonomia femminili. Una cultura oscurantista, retrograda, di fronte alla quale abbiamo avuto la capacità e la tenacia di fare sentire la nostra voce. Lo abbiamo fatto, nelle piazze e nelle istituzioni, come donne dei movimenti e delle reti della società civile: dalla contestazione al “Congresso della famiglia” di Verona alle mobilitazioni nei consigli comunali in difesa della legge 194, dalla battaglia contro l’idea che la denatalità si potesse combattere regalando un pezzo di terreno per il terzo figlio, fino alla dura opposizione condotta contro l'aberrante disegno di legge Pillon, principale simbolo di quella stagione».

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«Ma la battaglia non è finita. Essa si rinnova ogni giorno nella società e nelle istituzioni perché il pericolo di regressione è ancora attuale.
Non possiamo sottovalutare chi, come il candidato in Calabria della Lega Alfio Baffa, scherza sui social salutando gli “amici della chat revenge porn”, né possiamo accettare che il suo leader ed ex ministro dell'Interno, che nulla ha fatto per il Paese se non diffondere odio e rancore, consideri questo reato, che è stato finalmente introdotto nell'ordinamento, una “scelta sessuale”, mentre rovina la vita di tante ragazze e donne ricattate da uomini di cui si sono fidate».



«Non possiamo ignorare - continua l'appello - gli effetti delle politiche migratorie e dei decreti sicurezza e la loro ricaduta sui destini di tanti donne richiedenti asilo e rifugiate.
Né possiamo dimenticare il sindaco leghista Camiciottoli che augurava lo stupro a Laura Boldrini, il consigliere di Bolzano che lo augurava ad una dj, o sottovalutare il pregiudizio inaccettabile per cui la violenza contro le donne esista solo in base al colore della pelle dello stupratore.
Dobbiamo evitare in tutti i modi il rischio di tornare a una stagione che vede le donne solo nel ruolo di madri e mogli e svalorizza il lavoro, che ci nega autonomia e libertà, che prova a riaffermare un obsoleto modello patriarcale, rifiutando così per le donne percorsi di progresso ed emancipazione, lavoro e autonomia, spazi di libertà e di autodeterminazione, ma che soprattutto nega all’Italia una delle risorse più preziose per affermare un’altra idea di società, di convivenza, di crescita e sviluppo.
Dobbiamo mobilitarci e mobilitare affinché il potere del voto venga utilizzato per arrestare forze che nel Paese riaffermerebbero questi modelli, approvando il disegno di legge proposto da Pillon e da altri, che lavorerebbero per rinchiuderci in casa, secondo ruoli e stereotipi capaci di mettere in discussione i nostri diritti e le nostre libertà, a partire da quelle tutelate dalla 194, forze che diffonderebbero una cultura pericolosa per le nostre figlie e per il futuro del Paese.
Chiediamo il coraggio e la coerenza di difendere sempre i diritti, la libertà e i luoghi delle donne.
Oggi, come altre volte nella nostra storia civile, dipende anche da noi, da ciascuna di noi. Facciamolo in prima persona, rivendicando la costruzione di un processo democratico in cui le donne siano riconosciute come forza fondamentale in ogni ambito, da quello privato e familiare a quello pubblico e lavorativo. Facciamo la differenza».

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