M5S, base in fermento chiede di rivotare su Draghi (ma in Senato si fa strada il sì alla fiducia)

M5S, base in fermento chiede di rivotare su Draghi (ma in Senato si fa strada il sì alla fiducia)
di Stefania Piras
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Martedì 16 Febbraio 2021, 11:26 - Ultimo aggiornamento: 13:57

Vogliono votare di nuovo su Rousseau per bocciare il governo Draghi. C'è una petizione online che gira da stamattina a firma di alcuni esponenti (nazionali, regionali e comunali) del M5s che chiede di votare una seconda volta approfittando del fatto che oggi su Rousseau la base è chiamata a esprimersi sulle modifiche allo statuto del Movimento 5 stelle. La sottoscrivono senatori come Barbara Lezzi e Bianca Laura Granato, che in questi giorni hanno  comunicato più volte il loro dissenso. 

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Si tratta di un appello «al Capo Politico pro tempore o in sua vece al Garante» per chiedere l'immediata apertura di una discussione su Rousseau per poter valutare nelle prossime ore, tra l'altro, sull' «immediata nuova consultazione, che ponga gli iscritti nella possibilità di esprimersi sulla base di un quesito onesto, sincero, veritiero e reale sul ruolo del Movimento 5 Stelle nel Governo Draghi, e quindi una chiara espressione di voto degli iscritti, tale da consentire ai Portavoce nazionali di non avere dubbi sull'indirizzo politico dell'Assemblea al quale uniformarsi» . quanto si chiede in una petizione che gira on-line tra la base e che porta la firma di una settantina di iscritti al M5s, parlamentari come Barbara Lezzi,Luisa Angrusani, e Bianca Laura Granato e portavoce locali come Francesca De Vito e Marì Muscarà.

Votare su Rousseau anche contro Vito Crimi, sulle «responsabilità personali dell'attuale Capo Politico pro tempore e del Comitato di Garanzia per l'avallo di una consultazione ingannevole, che rischia di incidere in modo importante sulla nostra azione politica e sulla nostra compattezza». Così un gruppo di attivisti M5s in un'altra petizione on line in cui si chiede di votare anche sul loro «immediato sollevamento dagli incarichi» e la sospensione preventiva, in attesa degli esiti delle procedure disciplinari a loro carico, per tutte le gravi conseguenze causate dal loro comportamento e contrarie allo Statuto.

Il dissenso rientra e si fa strada la responsabilità: «Non votare la fiducia potrebbe pregiudicare anche la conferma di nostri viceministri come Pierpaolo Sileri e altri»

Altri senatori intenzionati a non votare la fiducia invece ci stanno ripensando. È il caso del senatore emiliano Gabriele Lanzi, segretario del gruppo M5S al Senato che racconta di una riunione con i colleghi in cui è emersa in modo prevalente «anche in Senato la volontà di rispettare l'esito della votazione interna». Il ragionamento è questo: «Ci siamo riuniti come gruppo Senato e ho sperato che almeno l'astensione mi togliesse dall'imbarazzo. Prevale anche in Senato la volontà di rispettare l'esito della votazione interna. Se si aprisse e si sdoganasse la via dell'astensione credo che sarebbe la scelta di tutti». Con un post su Facebook Lanzi annuncia che rispetterà dunque l'esito della prima votazione online pur non essendo conforme alla sua volontà: «Io volevo stare fuori ma ci avete detto di stare dentro. Vediamo di starci al meglio».

«Disattendere l'esito significherebbe non riconoscere lo strumento con il quale ci siamo riempiti la bocca di democrazia diretta e sarebbe un precedente pericoloso», scrive. E poi: «Non dare però la fiducia ad un esecutivo dove ci sono anche dei nostri aprirebbe scenari inesplorati rendendo il MoVimento una scheggia impazzita nel panorama politico»

E poi, in fondo al post, fa un ragionamento più pragmatico: ora la battaglia si sposta sulla riconferma dei posti di sottogoverno per i Cinquestelle. Lanzi spera esplicitamente che la fiducia da parte del M5S a Draghi sia anche un viatico per la riconferma del senatore Pierpaolo Sileri come viceministro della Sanità. 

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