CRISI DI GOVERNO

Crisi di governo, timori, veti e sospetti incrociati: frena la trattativa 5Stelle-dem

Martedì 20 Agosto 2019 di Alberto Gentili
Timori, veti e sospetti incrociati: frena la trattativa 5Stelle-dem

Nulla è mai sicuro nella crisi giallo-verde. La giornata di domenica si era chiusa con Beppe Grillo che aveva ucciso Matteo Salvini, chiedendo a Nicola Zingaretti di fare la prima mossa per un governo di legislatura tra 5Stelle, Pd, Leu, +Europa etc. E con il leader della Lega che passava di minuto in minuto dalla minaccia di schierare la piazza contro «i ladri di democrazia guidati da Renzi e Boschi», al disperato tentativo di rilanciare l'esecutivo con i grillini: «Il mio telefono per Conte è sempre acceso, lui è ancora il mio premier».

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Ebbene, in questa crisi più pazza, più grottesca e nauseante del mondo, alla vigilia del dibattito di oggi in Senato è ancora tutto in alto mare. Non si sa neppure e perfino se il premier, come aveva promesso, oggi si dimetterà aprendo la crisi. Oppure no. Nel frattempo, e forse questa è la causa della frenata, i primi passi della trattativa tra 5Stelle e Pd sono pieni di capitomboli. Frenate. Diffidenze. Veti.

Accade che Matteo Renzi, il primo a fermare la corsa sfrenata di Salvini verso le elezioni d'ottobre, diventa la pietra d'inciampo. Da Luigi Di Maio ad Alfonso Bonafede, da Stefano Buffagni a Riccardo Fraccaro, tutti a dire che «mai e poi mai faremo un governo con l'ex premier e la Boschi». Due Belzebù per i grillini. E non solo perché Salvini usa il necessario dialogo con Renzi (controlla la maggioranza dei gruppi parlamentari dem) per «svergognare» e indebolire gli ormai ex alleati. Ma anche perché per il Movimento, Renzi rappresenta «una vera minaccia». «Di fatto siamo nelle mani di Renzi», dice uno dei leader 5Stelle che domenica era al vertice con Grillo, «e chi può dirci che tra cinque mesi, una volta fatto il suo partito e dopo averci succhiato la vita, quello non stacchi la spina al governo e ci porti alle elezioni a giugno? Salvini vincerebbe a mani basse e noi passeremmo dal suicidio elettorale di adesso, al suicidio elettorale differito...».

Renzi, che ha rilanciato negli ultimi giorni il rapporto con Dario Franceschini, fa subito sapere di voler «mandare segnali rassicuranti». Segnali che suonano più o meno così: I 5Stelle sbagliano ad avere paura che io apra la crisi tra qualche mese. Non ne avrei alcun interesse: nel 2020 si elegge il nuovo capo dello Stato e voglio giocare la partita da protagonista. E la potrò giocare con sicurezza se vado avanti con questa legislatura, dove controllo la stragrande maggioranza dei gruppi parlamentari dem. Se invece vado a votare prima del 2020, chi mi garantirebbe di avere la stessa forza che ho adesso?.

Discorso che non fa una piega. In aggiunta, i vari sherpa dem sono corsi a far sapere ai 5Stelle di essere pronti a lavorare insieme a una riforma costituzionale complessiva, incluso il taglio dei parlamentari in un ridisegno del parlamentarismo perfetto. Riforma che, come quella attuale, tra quattro letture, successivo referendum, calibratura dei nuovi collegi, «ci farebbe arrivare a fine legislatura». Al 2023. «E allora Salvini sarà morto e sepolto».

IL NODO PALAZZO CHIGI
Ma non c'è solo il nodo-Renzi. La trattativa si arena anche sulla questione del premier. I 5Stelle, con Di Maio ancora tentato di ricucire con la Lega perché con i dem teme di essere relegato in seconda fila, vogliono Giuseppe Conte a palazzo Chigi, anche perché con ogni probabilità sarà il loro front man alle elezioni. Il Pd invece rifiuta. La spiegazione: «Perderemmo la faccia, sarebbe come un cambio in corsa dei ministri leghisti con i nostri. La gente non capirebbe, passeremmo per portatori d'acqua dei grillini». Anche se in casa Pd in molti non escludono di dover accettare alla fine un Conte bis, o un governo di legislatura in due tappe, partendo dall'avvocato e poi virando su un'altra personalità come Raffaele Cantone o Enrico Giovannini.

In questo caos c'è Zingaretti che ancora spinge per le elezioni con l'obiettivo di spazzare via i renziani dai suoi gruppi parlamentari. E tuona: «Attendiamo le parole di Conte in Senato. Ma se non nasce un esecutivo forte e di rinnovamento è meglio il voto».

Eppure tra gli esponenti vicino al segretario, a riprova dell'avvitamento della trattativa appena iniziata, c'è chi pensa che possa essere proprio Zingaretti a guidare il governo rosso-giallo: «Questa opzione piace anche a qualche grillino», dice un zingarettiano doc, «perché così toglierebbero a Nicola la voglia di andare alle elezioni, il governo nascerebbe più forte e Renzi potrebbe essere disinnescato: neppure a lui sarebbe facile sfiduciare un esecutivo guidato dal segretario del Pd».
 

Ultimo aggiornamento: 14:25 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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